Il vescovado, ossia della podestà di governare la Chiesa, 1789.

Economia della fede cristiana. Brescia 1790.

Se i Giansenisti sieno Giacobini, 1794.

Il possesso, principio fondamentale per decidere i casi morali. Brescia 1796 e Cremona 1816.

[488.] Questo fatto merita particolar menzione, atteso gli odierni incidenti. Avendo i Francesi repubblicani invaso nel 1798 lo Stato pontifizio, v'imposero il giuramento «di odiar la monarchia e l'anarchia». Il papa proibì di giurare se non di «non prender parte a qualsiasi congiura o sedizione pel ristabilimento della monarchia e contro la repubblica; odio all'anarchia; fedeltà alla costituzione, salva la religione cattolica». Prima che l'esplicita decisione arrivasse, alcuni, come avviene in tempi di persecuzione, aveano tentato conciliare colle esigenze del Governo la coscienza cattolica, e il Bolgeni pubblicò Sentimenti sul giuramento prescritto agli instruttori e funzionarj pubblici; dalla cui autorità indotto, monsignor Boni vicegerente pubblicò che ciascuno potesse in ciò seguire la particolare opinione, senza tacciare l'altrui. Se n'autorizzarono i professori della Sapienza e del Collegio Romano a prestare il giuramento, fin quando il papa fe pubblicare la sua decisione.

Eguali sevizie partorirono eguali disturbi di coscienza nella rivoluzione odierna.

[489.] Contro il Mamachi, Del diritto della Chiesa di acquistare e di possedere beni temporali, Salvatore Spiriti di Cosenza scrisse il Dialogo de' morti, ossia Trimerone ecclesiastico-politico in dimostrazione dei diritti del principato e del sacerdozio, e la Mamachiana per chi vuol divertirsi (1770), beffa continua, della quale altri fa autore Carlo Pecchio, continuatore della storia del Giannone.

Avendo il Mamachi tacciato d'irreligioso il filosofo Genovesi, questi fu difeso violentemente da un amico.

[490.] T. I, pag. XLIII la prima parte è polemica, la seconda è storica, narrando il primato del papa nei primi otto secoli.

[491.] Del Rucellaj sono le migliori fra le tante memorie che allora uscirono intorno alla giurisdizione ecclesiastica e regia. Una secreta, spedita a Vienna il 1745, fra le altre cose dice: «La storia delle dispute di giurisdizione fra la Corte romana e il poter civile può ridursi a questo punto: che essa non cessò mai di pretendere suoi i diritti degli altri, per poter poi accordarli per grazia a quelli che devono possederli per giustizia: e che, nojati di quell'eterno conflitto, si contentarono di goderne a qual prezzo si fosse, senza riflettere che questo cambiamento di titolo permetteva al sacerdozio, come non lasciava mai di fare, di rivendicar finalmente per conto proprio quello, su cui pareva aver acquistato un diritto col cederlo».