[620.] Tra le persecuzioni fanciullesche è questa. Accorreasi, nel giugno 1867, da ogni parte del mondo a Roma, a celebrare il XVIII centenario del martirio di san Pietro. Tutta Italia era invasa dal cholera: Roma quasi immune. Un deputato denunziò in parlamento la sanità pubblica esser minacciata da questo concorso a Roma: e si stabilì che quei che ne tornavano venissero sottoposti a suffumigi e disinfettazioni. Si faceano quasi solo a preti: e un sindaco del Veneto tenne in quarantena il vescovo reduce. Aggiungete l'asserir continuamente che il papa è moribondo: che arresta e condanna ecc. Ire che si manifestano con tali mezzi, come qualificarle?
[621.] Il ministro del culto nel 1861 disse che «il tempio del Signore fu convertito in conventicola di macchinamenti contro l'ordine pubblico». Scoppiata la rivoluzione di Palermo del 1866, fu imputato di essa l'arcivescovo, pio ottagenario, e non si pubblicò nella gazzetta ufficiale la sua nobilissima protesta. Di quel fatto si preso occasione per disperdere tutte le corporazioni religiose di Sicilia, e proibire che si porti l'abito monastico. Così avendo l'incendio distrutto preziosi capi d'arte in San Giovanni e Paolo a Venezia, dell'accidente s'accusarono i Protestanti, che hanno una cappella attigua; mentre d'altra parte se ne imputava la negligenza de' Cattolici, e si propose di levar tutti i quadri dalle chiese per unirli in una galleria.
[622.] È un fatto abbastanza notevole che, nel 1867, bucinandosi che la famosa casa Rothschild faceva un grosso prestito al regno d'Italia, ipotecandolo sui beni ecclesiastici che allora appunto si confiscavano, l'altro ebreo e rinomatissimo banchiere Mirés scrisse una lettera pubblica per dissuaderne il barone, capo di quella casa. Oltre accennare ai modi generosi con cui i papi hanno sempre trattato gli Ebrei, proteggendoli nel medioevo quando erano dapertutto respinti e perseguitati, poi aprendo con Pio IX le porte del ghetto in Roma, mostrava come, col metter la mano sui beni ecclesiastici senza consenso del pontefice, attirerebbe alla sua nazione l'odio di tutti i Cattolici, e ridesterebbe così quelle antipatie, che hanno causato sì lunghe molestie alla nazione ebrea.
Di rimpatto in quell'occasione avendo un deputato riflesso che, come rapivansi alla congregazione cattolica le sue proprietà, avesse a farsi lo stesso colle israelitiche e le valdesi, parve indegno l'accomunare ad altri un'intolleranza, che si dee gravar solo sulla religione di tutta la nazione. Perocchè nel tempo stesso domandavasi che «le concessioni fatte alla Chiesa cattolica si estendessero contemporaneamente non solo a tutti i culti e a tutte le credenze, ma a tutti i privati cittadini» (Atti, pag. 1287). Anche il protestante Guizot vedeva che «la libertà religiosa è in Italia nel più grande scompiglio; poichè, mentre è accordata al protestantesimo, è negata ai Cattolici. Il nuovo Governo d'Italia violentemente attacca la libertà della Chiesa cattolica non solo ne' suoi rapporti con lo Stato, ma anche nel suo organismo proprio e interno: le nuove sètte divengono libere, e la libertà della Chiesa vi è conculcata». L'Eglise et la société chrétienne, ch. 18.
[623.] «Il vero Dio è molto diverso dal Dio teologico. È un Dio, il quale non fa dipendere la salvezza delle anime umane dall'affermazione di certi dogmi, ma dal puro amore della verità, congiunta alla pratica della giustizia e della beneficenza. È un Dio, del quale non tanto importa accertare l'esistenza, quanto avere un giusto concetto della sua natura, conciossiachè egli si compiaccia tanto in chi afferma, quanto in chi nega la sua esistenza, quando l'uno e l'altro sia convinto di rendere con ciò omaggio alla verità». Lettera al padre Passaglia, nel Mediatore 31 gennajo 1863.
[624.] A Parigi un tal Leballeur-Villiers, leggendo un cartello dove il Berezowski, che tentò uccidere il czar nel 1867, era qualificato d'assassino, disse: «No, è piuttosto un giustiziere». Tanto bastò perchè il tribunale lo condannasse.
[625.] Le monde, sans revenir à la crédulité, et tout en persistant dans sa voie de philosophie positive, retrouvera-t-il la joie, l'ardeur, l'espérance, les longues pensées? Renan.
[626.] In tal senso il tentativo più insigne fu l'Eirenicon del Pusey; bell'anima che fra gli Anglicani ridestò il sentimento religioso, rinnovò i riti del battesimo, conseguì che anche l'Inghilterra tollerasse i frati (e primi ad assumervi l'abito furono i Rosminiani); dissipò molte prevenzioni contro la Chiesa cattolica, e v'incamminò molti eletti spiriti, sebben egli non siavi per anco arrivato: onde Pio IX paragona quella scuola alle campane, che chiamano gli altri alla chiesa, esse non v'entrano. Pusey vorrebbe considerar la Chiesa greca, la latina, l'anglicana come tre rami d'uno stesso tronco, tre figlie d'una stessa madre, separate per dissensi non fondamentali, e che per iscambievole vantaggio dovrebbero riunirsi. È memorabile la risposta che vi fece il cardinal Patrizj nel 1865, di cui parlammo nel vol. I pag. 426. Vedi pure qui sopra, a pag. 448 e 489.
Fra i molti libri intorno all'Eirenicon è a raccomandare La pace nella verità del Harper.
Il 25 novembre 1865 fu tenuto un sinodo degli Unionisti inglesi con rappresentanti della Chiesa russa, per divisare come togliere lo scisma colla Chiesa romana. Gli Unionisti vorrebbero si mettesse da banda il dogma, e tutti si accordassero nella preghiera. Ma vi si risponde con sant'Agostino, Lex orandi, lex credendi: poter noi pregare pei, non coi fratelli separati; e l'unità non poter essere generata che dalla verità.