Ciò valga di giudizio intorno al libro della principessa Cristina di Belgiojoso Formazione del dogma cattolico. Pio IX scriveva ai vescovi dell'impero austriaco il 17 marzo 1856: «È falso che non v'abbia progresso di religione nella Chiesa di Cristo. Progresso v'è, e grandissimo: ma è il vero progresso della fede, non il cambiamento: bisogna che l'intelletto, la scienza, la saviezza di tutti, come di ciascuno in particolare, delle età, dei secoli, di tutte le Chiese, come degli individui, cresca e faccia grandissimi progressi, affinchè più chiaramente si comprenda ciò che prima credevasi oscuramente; affinchè la posterità abbia il vantaggio d'intendere ciò che l'antichità venerava senza intenderlo; affinchè le pietre preziose del dogma divino siano lavorate, adattate esattamente, artisticamente ornate, e arricchiscansi di grazia, di splendore, di bellezza, nel medesimo senso, nella sostanza medesima; di modo che, servendosi di parole nuove, non però si dicano cose nuove».
[636.] Hæc locutus sum vobis apud vos manens. Paraclitus autem, quem mittet Pater in nomine meo, ille vos docebit omnia quæcumque dixero vobis... Ego rogabo Patrem, et alium Paracletum dabit vobis, ut maneat vobiscum in æternum, Spiritum veritatis, quem mundus non potest accipere... vos autem cognoscetis eum, quia apud vos manebit, et in vobis erit... Docebit vos omnem veritatem... Testimonium perhibebit de me. Non enim loquetur a semetipso, sed quæcumque audiet loquetur... Ille me glorificabit, quia de meo accipiet, et annuntiabit vobis. Omnia quæcumque habet Pater, mea sunt: propterea dixi: quia de meo accipiet et annuntiabit vobis. San Giovanni XIV e XVI.
[637.] Mentes nostras, quæsumus Domine, Paraclitus qui a te procedit illuminet, et inducat in omnem, sicut tuus promisit Filius, veritatem. Orazione nella feria 4 dell'ottava di Pentecoste.
[638.] In questo momento l'instancabile vescovo di Mondovì, G. T. Ghilardi, pubblica L'episcopato e la rivoluzione in Italia, ossia Atti collettivi dei vescovi italiani in difesa dei diritti della Chiesa intaccati dal cesarismo.
[639.] Fra gli esegeti levò qualche rumore per le originali interpretazioni l'abate Michelangelo Lanci, i cui Paralipomeni alla illustrazione della Sacra Scrittura per monumenti fenico-assiri ed egiziani (Parigi 1846) vennero proibiti. Erano un seguito alla Sacra Scrittura illustrata coi monumenti fenico-assiri ed egiziani, che, a dir suo, fu compra e soffocata dal governo papale. Si difonde principalmente sul libro di Giobbe, e tratta dell'origine della parola e della scrittura. Sul libro di Giobbe pubblicò un saggio l'abate Maglia, cappellano all'ospedale di Ginevra. Il papa gli facea scrivere: Cristo disse, scrutate le scritture, e il papa vede con gioja che voi fate uno studio serio e continuo di questo libro. Egli pensa che studiar le profezie, ricercar il secreto de' proverbj, e compiacersi nel senso misterioso delle parabole è occupazione da ecclesiastico. Non gli fa meraviglia che negli oracoli sacri voi notiate cose nuove, o non abbastanza rischiarate, perocchè contengono una tale profondità di sentenze, una tale sublimità d'insegnamento, una tale multiplicità di misteri, che si può trarne ricchezze sempre nuove, come da una miniera inesauribile.
[640.] È noto che il Condillac fu dal duca di Parma chiamato a educare il principe Ferdinando. Barruel scrive fosse mandato apposta dagli Enciclopedisti per qui innestare le loro idee. Voltaire diceva: «Se il duca non è convertito dall'abate Condillac, nessuno vi riesce». Il Corso di studj da lui pubblicato, oltre insinuare una filosofia affatto sensista, mostravasi sempre ostile al potere ecclesiastico, massime nella storia; e il vescovo di Parma non volle mai dargli l'approvazione.
[641.] Decreto 10 agosto 1834. E vedi nota 8 del nostro discorso XXXI. Il Gioberti (Della riforma cattolica) disapprova la congregazione dell'Indice come di nessun effetto: e vorrebbe sostituirgliene una di opposizione alle false dottrine; una specie di congregazione polemica. Eccola.
[642.] Ventura, Liberatore, De Giovanni, Pestalozza, Mancino, Mazzini, D'Acquisto, Melillo, Toscano, Romano, Sciolla, Corte, Buscarini, Milone, Maugeri, Fornari, Prisco, Salvoni....
[643.] A chi lo rimproverava d'avere, nelle Speranze d'Italia, blandito al papa, perchè era allora venuto di moda, rispondeva che «un Manzoni, un Pellico, un Rosmini, un Cantù, un Gioberti, gli scritti de' quali palesano almeno un lungo e indigeno studio delle cose patrie, han fatta italiana la moda nostra da un vent'anni, cioè prima che fosse straniera». Nota al capo IV.
[644.] Allocuzione 20 aprile 1849. Se non ci fosse stata la libertà, il Governo avrebbe potuto proibire le tante scritture che ora propugnano il principato pontifizio.