Nelle lettere che accompagnano l'opuscolo è detto che i sovvertimenti della Toscana e della Romagna avverrebbero anche in Piemonte: che Pio IX non vedrebbe la fine del 1849: che Roma cesserà d'essere la regina del Tebro; e la sede della cristianità sarà in una città del Piemonte, e piemontese il suo capo: non vi saranno più sètte, e la cristianità fiorirà come ne' primi tempi: l'Italia sarà una, prospererà, diverrà una nuova Palestina, ma dopo gravissimi disastri, pei quali il mondo sarà decimato, non rimanendo che gli eletti. Tutto ciò fu comunicato a Carlalberto.

[633.] Da Vitale Albera milanese e dall'ingegnere Tentolini cremonese, avvolti con noi ne' processi politici del 1834, noi avemmo larghe informazioni e caldissime esortazioni per le dottrine adamitiche del Mickiewic, che come poeta noi eravamo stati i primi a far conoscere in Italia. È notevole che il Mickiewic, in una Storia popolare della Polonia, sostiene che «tutte le libertà politiche de' paesi Slavi del Nord derivano dalla Chiesa d'Occidente».

[634.] Fra molti altri scritti vedasi Dunski, sacerdote zelante e zelante servitore dell'opera di Dio. Torino 1857.

[635.] Un'idea passata nella sfera dei fatti si sviluppa e ingrandisce, o scema e si corrompe, a segno da cangiar perfino i proprj elementi. Il deismo non è corruzione, ma svolgimento del calvinismo, come ben riflette Newmann nel Saggio sulla evoluzione della dottrina cristiana. Gli Ebrei stettero aggavignati al passato, e si corruppero. Il cristianesimo progredì. Caratteri dello sviluppo sono 1º la conservazione dell'idea primitiva: 2º la continuità de' principj: 3º la potenza d'assimilazione: 4º i presentimenti di futura grandezza; 5º la deduzione logica, 6º la facoltà di conservarsi, 7º la durata.

Il cristianesimo è un fatto che si svolse in relazione diretta coll'idea che lo creò. La Scrittura, come non ebbe la missione speciale di far nascere la grande idea, così non la racchiude in sè; bensì è nello spirito del lettore. Ma gli è essa comunicata già perfetta al primo presentarsi alla sua intelligenza, o svolgesi per gradi nel cuore e nell'intelligenza di lui? Sarebbe assurdo sostenere che la lettera morta del vangelo racchiudesse tutte le modificazioni possibili che questo potesse subire attraversando il mondo. Il cristianesimo differisce dalle altre filosofie e religioni non per la sua specie, ma per la sua origine; non per la natura sua, ma pel carattere fondamentale, che è l'esser vivificata continuamente non dall'intelletto solo, ma dall'alito divino. Può dunque crescer di sapienza e d'altezza come religione del genere umano, ma l'autorità che esercita e le parole che pronunzia ne attestano l'origine miracolosa.

Come religione universale e perpetua, modificherà necessariamente i suoi rapporti e il modo suo d'azione, giusta il mezzo sociale tra cui s'attua. I principj, mentre son fermi, domandano sempre applicazioni nuove: queste sono sviluppi, e talvolta i falsi sviluppi ne provocano di nuovi. Lutero, attenendosi alla Bibbia, ne traeva un nuovo modo di spiegare la giustificazione. Il Concilio di Trento, confutandolo, dicea qualche cosa nuova; nuova di deduzione e di forme, qual non erasi usata prima che occorresse d'opporla alla falsa.

E Protestanti e Cattolici hanno un'autorità identica a priori, la Scrittura. Ma i Protestanti rinfacciano a noi d'aggiungervi opinioni discutibili come verità fondamentali. Pure la Scrittura non può essere base solida; non ha in sè la pruova della sua canonicità; non dà assoluta risoluzione di un'infinità di quistioni supreme, quali il rito o il modo della remissione de' peccati dopo il battesimo, lo stato delle anime nell'altra vita e dopo la risurrezione; eppure come si darebbe un reale sviluppo nel cristianesimo, se si togliesse la disciplina della penitenza?

Una seria riflessione conduce a credere che le profezie antiche e le rivelazioni nuove e tutta la storia sacra presuppongono un graduale svolgimento della dottrina cristiana; e così doveva essere, giacchè, se l'uomo precipita ne' suoi atti, Iddio che è eterno manifesta lentamente i suoi disegni. È pertanto necessaria nel cristianesimo un'autorità che determini e ajuti questo svolgimento e pesi la diversa importanza di ciascun punto dogmatico; è viepiù necessaria, perchè il cristianesimo si presentò al mondo non come un'istituzione, ma come un'idea. Quest'autorità è la Chiesa.

Si dirà che dell'infallibilità di questa non si ha certezza assoluta: ma degli apostoli e della Scrittura abbiam forse altro che una certezza morale? Se il cristianesimo, come fatto dogmatico e sociale deve empire i secoli, bisogna possieda un'autorità infallibile; altrimenti saremmo esposti a perdere l'unità di dottrina conservando l'unità di forma, o viceversa dovremmo scegliere tra un agglomeramento d'opinioni e uno sbricciolamento di partiti, tra l'indifferenza dei più e il fanatismo d'alcuni. Qualunque controversista o storico per trattare la gran quistione del cristianesimo bisogna adotti una ipotesi, e la più semplice, naturale, soddisfacente è quella d'un'autorità infallibile, anzichè quelle del caso, dell'anticristo, dell'evoluzione, della filosofia orientale, di non so quali altre.

Se la rivelazione dovette svilupparsi, e a tal fine le era necessaria un'autorità infallibile, giusti sono e legittimi gli svolgimenti odierni, sono manifestazioni dell'ordine divino, come appare dalla loro continuità e dall'armonico loro ampliarsi. Se sorgessero sant'Atanasio o sant'Ambrogio, ritroverebbero la loro comunione, la loro dottrina nel cattolicesimo, che sviluppò il cristianesimo sotto l'autorità del papa e de' Concilj nelle sue forme e nelle sue istituzioni, man mano che la corruzione dei tempi e gli attacchi degli eretici faceano sentirne il bisogno.