Egli passava pel campione di questa dottrina, e l'Ochino essendo imputato d'averne sostenuta una diversa e diffusala in Valtellina, affrettavasi a dichiarar la sua fede ad esso Mainardi[260]. Il qual Mainardi credesi pure autore dell'opuscolo dell'Anatomia della messa, che comparve prima in italiano come lavoro di Antonio Adamo, e per esortazione del marchese di Vico fu tradotto in francese e a lui dedicato, indi in latino nel 1561 con tanti errori tipografici, che l'editore attribuisce a Satana l'avervene fatti scorrere più del centuplo di quei che sogliano (Bayle).

I rifuggiti d'Italia cercavano, come abbiam troppo ripetuto, piuttosto libertà di credenze personali che professar le nuove; frati e preti apostati i più, mossi da odio contro di Roma e de' loro superiori, e desiderosi di sfrenarsi, riuscivano spesso irrequieti e accattabrighe, in modo che moltiplicavansi dissensi religiosi, e formossi una mistura incondita d'elementi biblici tedeschi, e di razionali italiani. Primi ad apostolare dottrine ariane e antitrinitarie furono frà Francesco di Calabria parroco di Vettis e frà Girolamo da Milano parroco di Livigno. E dicevano, il dogma della trinità quale si insegna implicare contraddizione e assurdo: dell'immortalità dell'anima dubitavano, nè che essa continui attiva dopo morte, o rimanga sopita fin al giorno del giudizio, quando sarebbero dannati da Dio coloro che colla negligenza e la disobbedienza l'avessero demeritato; riguardo alla redenzione diceano che noi fummo salvati non tanto per la morte di Cristo, quanto per grazia del Padre; la giustizia di Cristo non può imputarsi ad alcuno, ma ciascuno sarà giudicato al tribunal divino secondo le opere proprie: nessuno esser corrotto dal peccato in modo, che non gli rimanga libero arbitrio al vero bene; la concupiscenza non doversi noverar fra i peccati; i sacramenti esser solo esternazioni della professione cristiana e segni commemorativi della morte di Cristo; il battesimo non doversi conferire a bambini, ma nell'età della discrezione. Formulare però il costoro simbolo sarebbe difficile, perocchè ora da essi, ora da altri usciva ogni tratto qualcosa di nuovo; chi pretendea si conservasse l'Ave Maria, chi nell'eucaristia non volea si pronunziasse Hoc est corpus meum, o vi s'adoprasse pane azimo; che per padrini al battesimo non si scegliessero cattolici, come faceasi spesso: la taccia d'ignorante e superstizioso era in pronto per chiunque li contraddicesse.

Combinata una disputa a Süs nell'Engaddina nel 1544, vi comparvero tutti i predicanti, Andrea Schmid, Corrado Jeklin, l'Altieri, e alla lor testa Pietro Bardo Pretonio parroco di Tusis, e il Salutz; e dopo due giornate di dibattimenti, il frate calabrese fu escluso dalla Rezia e dal Tirolo, e si divisarono i modi per isbarbicare gli errori di esso.

Il Tiziano, che diffondea dottrine di quel sapore a Coira, fu carcerato, e il popolo a furia lo volea morto. Il Salutz s'adoperò da un lato per mitigargli i giudici, dall'altro per convertirlo, ma interrogato egli avviluppavasi in parole, evitando di precisare le sue credenze: finalmente si ritrattò, e fu condannato ad esser condotto per la città flagellandolo, poi bandito per sempre dall'Elvezia (1554): primo esempio di castigo corporale per eresia tra i Riformati di quel paese.

Per corregger Camillo Renato, che a Chiavenna sparnazzava siffatte dottrine, il Mainardi, nel 1547, stese una confessione propria, che fu la prima pubblicatasi ne' Grigioni. Non la possediamo, ma si può raccoglierla da un libro italiano che nel 1561 Pietro Leoni, seguace di Camillo, stampò a Milano, adducendo le ragioni per cui non avea voluto sottoscriverla. In essa il Mainardi condannava gli errori degli Anabattisti, e chi facea che l'anima, morta col corpo, col corpo resuscitasse al finale giudizio; il negare che all'uomo resti alcun lume naturale onde conoscer ciò che deve fare od evitare: che Cristo abbia avuto carne di peccato o concupiscenza; che la fede giustificante abbia duopo di conferma; che Cristo non fece veruna promessa nell'istituir la Cena; che il battesimo e la Cena sieno semplici segni del Cristiano, ed espressioni del passato, non del futuro; che il battesimo sia succeduto alla circoncisione, nè con questa abbia veruna somiglianza.

Non par dunque che Camillo Renato seguisse i Soccini, anzi Lelio Soccino potè aver imparato da esso mentre stette a Chiavenna. Certamente Camillo ascondeva accortamente le sue opinioni; se non potesse altro, dicea d'averle sostenute soltanto per esercizio logico; scrisse un libro Contro il battesimo che ricevemmo sotto il segno del papa e dell'anticristo, sostenendo nol si dovesse conferire se non a chi conosceva il vangelo; e più straniava in fatto dell'eucaristia.

Lo sorreggeano Francesco Negro e Francesco Stancario, i quali teneano dogmi ancora differenti, che fecero approvare dal Comander col ridurli a poche parole dove la quistione era dissimulata. Su tenore somigliante insegnavano Aurelio Sittarca, succeduto al Vergerio nella cura di Vicosoprano, Girolamo Torriano a Piuro, Michelangelo Florio a Soglio, Pier Leone in Chiavenna. Natogli un figlio, il Negri lo presentò al Mainardi perchè lo battezzasse nella sua fede. Questi rispose lo battezzerebbe nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, nella fede della Chiesa di Cristo. Sì, no: ne nasce litigio, e il Vergerio presume conciliarli, se non altro conchiudendo ch'erano quistioni di lana caprina, ed anzichè disputare per queste, conveniva cercar la riforma della vita. Il Bullinger, il Blasio ed altri s'industriarono a toglier via uno scisma così dannoso; infine il sinodo impose silenzio a Camillo. Non per questo egli tacque: il Mainardi dovette recarsi nel 1558 a Zurigo a far approvare la sua confessione; poi tediato voleva andarsene in Inghilterra, dove era invitato dall'Ochino.

Fra le varie lettere del Mainardi, che serbansi nel Museo Elvetico, scegliamo quest'una al Bullinger del 15 maggio 1549.

«Ricevetti la tua con due decadi di sermoni, regalo più prezioso che oro e gemme. Le occupazioni non mel permisero ancora, ma li leggerò, e li declamerò dal pulpito, non potendo che esser eccellente quanto viene da te. Io son sì piccolo, da non avere cosa a mandarti, se non tale che ti affligga. Giocondissimo m'arrivò quanto scrivi della Sassonia, della Pomerania ecc. D'alcune cose avevo sentore, ma a stento vi prestavo fede: tante ai dì nostri se ne spacciano! Sopratutto gratissimo mi fu l'udire che in Inghilterra prevalse la nostra e vostra opinione sulla Cena, onde speriamo ciò succeda anche altrove. Della Chiesa nostra non ti posso dir nulla che ti rechi piacere; il lator di questa te ne informerà. Gli autori dello scisma sono anabattisti; e un di costoro che aderivano a Camillo, in presenza di molti, trovandosi alla mensa d'un nobile dov'era anche Pietro Paolo Vergerio, chiaramente confessò d'aver testè preso il battesimo, e così esser divenuto un altro uomo, cioè innovato e riempito dello spirito di Dio; col battesimo aver rinunziato al papa o a quanto avea trovato sotto il papato, perchè quel battesimo non era di Cristo ma dell'anticristo e del diavolo[261]; e ch'io sia un lupo e un seduttore. Camillo, lor corifeo e piloto, non va così precipitoso a confessar all'aperta; è più prudente, non perchè non sia peggiore, ma perchè teme di manifestarsi: del resto bisogna stiano avvolti nel medesimo errore quelli che son tanto amici. Io non so quello che farò; son chiamato in Inghilterra: qui nessun m'ajuta, e resto solo a premer il torchio. Perdonami, o Signore, giacchè ciò conviene al solo Cristo, solo di lui voglio esser detto. Diriga il Signore i miei passi: io non so quel che mi fare. Odo che Camillo ti scrive; tu rispondigli secondo la tua prudenza: egli è peste della Chiesa e grande eretico. Dicono si prepari a lasciar Chiavenna: possa altrove divenir migliore! Così portasse seco la sua peste! ma temo ci lasci le reliquie.

«Questa ti è consegnata da Baldassare Altieri, uomo esimio e di singolare ingegno: dàgli ascolto, poichè io non ti posso scriver ogni cosa in tanta fretta. Egli ti aprirà i suoi concetti. Tu, uom di tanta prudenza, se vedrai che il fatto suo sia da promuovere a gloria di Cristo, giovagli di consiglio e di favore. Io, quanto possa capire col mio piccolo ingegno, stimo che i voti suoi giovino sommamente ad estender il vangelo di Cristo. Ma ai capi non sarà facile corrispondere a' suoi desiderj. Sta bene in Cristo Gesù Signor Nostro, e prega per me».