Rato e stipulato, egli informò i Valtellinesi dell'accordo. Cadde il fiato a tutti in udirlo: gridarono contro il vescovo Caraffino; parodiavano il nome del Leganes in liga-nos; s'appellarono, protestarono, ultimo rifugio dei soccombenti: il grancancelliere alle loro lagnanze rispondeva, non essersi potuto ottenere di meglio; gli stranieri davano ad essi ragione, ma nulla più.
Questo capitolato formò la base del gius pubblico della Valtellina verso i suoi padroni, e la misura dei dritti e dei doveri reciproci. I Grigioni tornarono nell'intero possesso, e dicasi a loro lode, moderatamente. Il cavaliere Robustelli, benchè affidato di pace e di salute, non sofferse d'obbedire cogli altri ove agli altri avea comandato: e disse addio alla patria, cui più non poteva giovare. Non mancò chi gli affiggesse il titolo che gli Italiani serbano a chi non riesce, di traditore.
Le cose però non potevano passare di cheto dopo tanto astio e sangue: e sarebbe un non finir mai il ripetere le lagnanze de' Valtellinesi per le violate convenzioni. I Riformati, benchè avessero divieto dal paese, crescevano di giorno in giorno: la sola piccola Mese dopo un quindici anni ne contava cinquanta: quattro famiglie n'erano a Tirano, tre a Teglie, altrettante a Cajolo, il doppio a Traona, nove a Sondrio, due a Berbenno, dodici a Chiavenna, altre altrove di buona parentela, a non contare gli artigiani e i forestieri: e questi vivere alla libera, facendo gabbo dei divoti e de' riti: ed i magistrati ledere le immunità del clero, proibire il ricorrer a Roma, pretendere la rivelazione delle confessioni, tenere in palazzo a Sondrio conventicole di predicanti, e industriarsi d'introdurli. Anzi i Riformati aveano chiesto alla Dieta grigia di potervi avere tre chiese. Intanto i ricchi tenuti sempre in colpa, per ismungerne denaro; assolto chi pagava; processati due ragguardevoli sondriesi perchè avessero usato la parola eretico e lo stesso arciprete perchè congregò alcuni caporioni a prendere partito sopra questa cattura[298].
I Riformati però non ebbero più il vantaggio nella diocesi comense, e libertà di riti tennero solo a Poschiavo e Brusio, terre che anche oggi appartengono alle leghe grigie, benchè di lingua italiana e cisalpine[299]. Ivi i Riformati sono un terzo, ed in questa proporzione si distribuiscono gli impieghi: essendo il podestà due anni cattolico, uno riformato, e così delle altre cariche e delle beneficenze. Vivono in buona concordia e tolleranza, e noi vedemmo assai tra gli Evangelici assistere ai riti dei cattolici con modestia. I pastori delle due chiese riformate sono spediti dal capitolo dell'alta Engaddina. Nel concistoro, che tengono ogni anno i pastori della Rezia per turno, sopravveduto dal decano, approvansi i ministri, e si danno a vicenda consigli sulla fede e sui costumi. Seguono la confessione retica e l'elvetica, ma ne' loro catechismi variano assai anche in punti fondamentali; alcun che del luterano vi s'introdusse talvolta, fin a conservarsi il sacramento e portarlo agli infermi; s'era anche proposta la confessione auricolare, ma tutto dipende dai ministri; laonde questi da alcuni anni ebbero istruzione di non trattare mai di dogma, ed attenersi alle sole verità pratiche. E deh sia presta l'ora che rinverdiscano i rami, e il sacro sangue della redenzione unisca essi pure in un solo ovile sotto un solo pastore.
DISCORSO XLVIII. SGUARDO RETROSPETTIVO ALLA RIFORMA.
Al punto d'abbandonare il secolo e le immediate conseguenze della Riforma, domandiamo se abbiasi a deplorare l'Italia perchè non l'abbia abbracciata, e perciò non corso un differente stadio di civiltà; ovvero con sant'Ambrogio rallegrarsi perchè non hic tibi infidelis aliqua regio,... Italia, Italia, aliquando tentata, mutata numquam[300].
I dissenzienti da noi traggono vantaggio dal mostrare la decadenza che da quell'età subì la nostra patria.
Dopo ciò, dunque per ciò; argomento triviale. Ma l'essere ingojate le sue repubblichette da parziali signorie; il parteggiare non più per la patria e pei diritti, bensì per la volontà, le ambizioni, le pretensioni di principi; il rinascere in Europa la smania delle conquiste lontane, piaga romana ch'era stata medicata dalla feudalità: la conseguente invasione degli stranieri; l'appoggio che questi ebbero dagli eserciti stanziali, allora generalizzati; il rifiorire delle lettere classiche, che portava a venerare la forza dello Stato pagano, anzichè la giustizia della società cristiana, queste ed altre furono le cause per cui l'Italia restò prostrata moralmente e civilmente, allorquando la scoperta, a Italiani dovuta, di due nuovi mondi sviava la ricchezza da' suoi mercati. A colpir non meno le fantasie che gli interessi sopravvenne in Germania la guerra religiosa dei trent'anni; l'età più disastrosa per l'Europa; quella ove gl'individui e gli Stati ebbero patimenti ben peggiori che nelle invasioni dei Barbari: chiusa colla pace di Westfalia[301], cui conseguenza fu che anche la Germania decadesse da quel primato che avea tenuto durante tutto il medioevo. Così i Tedeschi, che per invidia al nostro sole più brillante, alla nostra lingua più armoniosa, ai costumi più forbiti, alle istituzioni più liberali, alla civiltà nostra più sviluppata, aveano spinto alla Riforma, da questa nimicizia all'Italia raccolsero la propria rovina. Si temette la prevalenza della stirpe latina, onde si osteggiò la Spagna, e poichè questa era cattolica, si guerreggiò il cattolicismo. Ma non si riuscì che a consolidare Casa d'Austria, che da quel punto non perdette più la corona di Germania e il dominio sull'Italia; invece d'abolire l'impero si abolì il papa; invece di acquistare libertà civili e municipali, si ottenne di non andar più a messa o a confessarsi, e di cantare i salmi in tedesco: politicamente restò impedita la fusione della Germania; gli ingegni si svaporarono in dispute teologiche: le classi privilegiate sbigottironsi del diritto d'esame.
Maggiormente ne scapitò l'Italia, che cessava d'esser la metropoli di tutto il mondo, nè più vi affluivano le ricchezze e i devoti dalle quattro plaghe: non più vi convenivano i prelati da ogni paese, nè in ogni paese andavano i nostri, acquistando e difondendo ricchezze e cognizioni, e trovando sfogo all'attività, stimolo agli ingegni colle speranze.
La feconda divisione de' piccoli Stati soccombette alla prevalenza austro-spagnuola, ormai non più controbilanciata dalla Francia, e solo tenuta in qualche rispetto dalle repubbliche di Venezia e di Genova. Al nord-est un principe transalpino si dilatava a poco a poco, e militando ora per la Francia, ora per l'Austria, cresceva innanzi, sperando mangiar l'alta Italia foglia a foglia come il carcioffo. I papi, che sin allora avevano impedito che l'Italia cadesse sotto una sola dominazione, ormai non poteano che accarezzarne il padrone, e quest'alleanza del papato coll'impero consolidò la servitù dell'Italia.