L'Italia, oltre gli eserciti che la straziavano anche quando ella avea cessato di esistere, simile a un cadavere denudato e violato, soffrì di squallide fami, di due terribili pesti nel 1576 e nel 1630, e di governi stranieri, che unica arte conosceano la fiscalità; onde potè giudicarsi perita la civiltà da chi non credesse fermamente che la Provvidenza per la via del male guida l'umanità a continuamente procedere verso idee più vere, costumi più umani, libertà meglio intesa.
Aggiungiamo il piantarsi dei Turchi a' suoi confini. Gli Italiani aveano sempre avuto speciale cura a
La santa terra ove il supremo amore
Lavò col proprio sangue il nostro errore[302]:
e incessantemente combatterono i Musulmani sotto le insegne di Venezia, di Genova, di Pisa, di Napoli, soprattutto di Roma. Or però, abbandonati da mezza la cristianità, dovettero vederli piantarsi fin in vista delle nostre coste. Dove non è estraneo il riflettere che, mentre la costoro conquista tolse ogni vita all'Oriente perchè era scisso da Roma, nell'Occidente invece, dove al potere crollante imperiale era già succeduto il pontifizio, si conservarono i germi d'una civiltà, i quali svoltisi in Italia, dipoi a danno dell'Italia propagavansi altrove.
È arte di ogni rivoluzione l'afferrare due o tre idee buone, e spacciarle per sue, e per raffaccio domandarne l'attuamento all'ordine esistente, il quale non le repudiava, e forse non le predicava sol perchè non revocate in dubbio. Così ai dì nostri essa proclamò la nazionalità italiana: eppur questa era accettata così generalmente, che neppur se ne parlava. Delle amplissime verità che la Chiesa abbracciava, alcune particolari afferrò la Riforma e se ne fece vanto, quali l'esame della verità storica, la civile tolleranza, la moralità di tutti e specialmente del clero, la gratuità de' sacramenti, il ripudio delle superstizioni e de' racconti apocrifi, ed altri punti che però erano non solo accettati dalla Chiesa, ma promossi e raccomandati, colla prudenza da cui solo possono dispensarsi le rivoluzioni.
E sotto l'ali della Chiesa era sempre vissuta l'arte, questa rivelazione di Dio nello spirito umano, che fra i Pagani idealizzava la forma, fra i nostri incarnava l'idea. La Chiesa colla scolastica aveva non solo esercitato il pensiero, lasciandolo spingere le speculazioni fino al punto ove l'audacia della ragione diventa licenza[303]. La civiltà acquistava quell'universalità per cui non si conosce un affare particolare di un regno se non si allarghi lo sguardo sull'intera Europa, della quale gl'incrementi di comunicazioni e la stampa tendeano a far una nazione sola. Il rinascimento fu dunque opera eminentemente italiana, ma alzò subito un grido contro il passato, quasi un figlio che si vergogna del genitore: acclamò al paganesimo, e filosofia, governi, civiltà, letteratura dovere conformarsi a quello. Bastava un passo perchè si ribellasse alla Chiesa, e il fece quando, attraverso al grandioso incammino del risorgimento, si gittò il frate di Vittemberga.
Nessuno più di noi ha riconosciuto i disordini introdottisi nell'attuazione temporale della Chiesa, risoluti come siamo di non dissimulare veruna macchia per aver diritto a non velare veruna gloria, e professando con Gregorio Magno esser meglio scandolezzare che mentire: ma bisogna distinguere le istituzioni dagli atti degli uomini che ne sono ministri: ed esse istituzioni valutare non sopra gli abusi, ma sopra i fatti giuridici, che per la Chiesa sono i decreti, le leggi, i concilj. E se anche il frutto è fradicio, bisogna salvar il seme per le vegetazioni future. Anzi, dal vedere che, in tanto traviamento, le dottrine supreme rimasero immacolate, nè gran peccatori quai ci dipingono gli ecclesiastici pervertirono i dogmi, il simbolo, la morale, argomentiamo alla divinità dell'opera, e i costumi esser altro che i principj: talchè poteano quelli emendarsi, senza toccar a questi. E ciò più facilmente in quanto, nell'attuazione esterna della Chiesa, tutto è modificabile, tutto fu modificato, eccetto la disciplina che riguarda l'amministrazione de' sacramenti. Ma la Riforma quei ch'erano uniti dalla religione separò in due campi ostili, in cui e da cui si avvicendarono le persecuzioni. La divisione essendo religiosa, fu profondissima, sicchè apparvero da per tutto diffidenza e sospetto: essendo opera di collera, trascese, e presto ebbe scosso tutto, la società religiosa come la politica e la domestica, gli affari come le coscienze, seminando l'Europa di sanguinose, comechè feconde ruine, sottoponendo a leggi arbitrarie le relazioni dell'uomo con Dio, al dogma surrogando opinioni variabili quanto le teste; eccitando dubbj nell'intelletto, scrupoli nella coscienza da che era rotto l'equilibrio fra il sentimento dei diritti e quello dei doveri.
Gli eroi della vita austera diventavano oggetto di beffa; mentre prima il delitto era peccato; il fôro secolare stava a servigio della Chiesa per punire la bestemmia come il furto; le decime retribuivansi ad essa più fedelmente che l'imposta ai principi; la ricchezza de' suoi prelati parea più comportevole che quella de' cortigiani, tutto fu cambiato d'un tratto.
La Riforma cercò anche annichilare la distinzione dei due poteri, introdotta dal cristianesimo, e sottoporre l'anima allo Stato: col che toglieva la libertà di coscienza, mentre di questo nome onorava il mancare di convinzioni. Il diritto canonico era stato un gran progresso sopra le consuetudini dei Barbari, ma avea dovuto piegarsi alla costoro selvatichezza: e quindi sconveniva a tempi più colti: ma i papi stessi aveano approvato lo statuto fondato sul diritto romano, riconoscendolo meglio applicabile, non ricorrendo al Canonico se non nelle materie speciali, dove il principio religioso corregge il diritto puro.