Consiglio di volpi, tribolo di galline. Quei predicanti, presa dall'operare audacia all'operare, corsero intorno gridando contro gli Austriaci, e che v'erano maneggi per quelli, e che il governatore di Milano aveva disseminato danari per la Valtellina, e che per reprimerla si doveva stabilire il tribunale inquisitorio, il quale correggesse la costituzione venuta omai in gran punto. Il popolo s'infiamma, tanto poco basta a travolgere le menti di chi, non a ragione ma ad empito, si conduce. Ercole Salis se ne fa capo, l'Engaddina e la Pregalia levansi in arme, i castelli dei Planta fautori degli Ispani sono diroccati, uomini malfattori, accesi in rabbiosa ira, entrano a forza in Coira. Dispersi o carcerati come ribelli i preti e persone di gran bontà, tutta quella moltitudine si conduce a Tosana (Tusis), paese romancio a piè del fertile Heinzenberg fra il Reno posteriore e la formidabile Nolla. Ivi stanziando le 25 bandiere, con un migliajo e mezzo di soldati, proclama 13 capitoli per conservare la libertà, e pianta lo Strafgericht. Chiamano così un criminale straordinario di giudici scelti dalle comunità grigione, che viene ordinato con autorità dittatoria ogni qual volta alcuna fazione sovverta il paese, si scopra abuso nel governo o macchinazione contro lo statuto. Questa volta v'aggiunsero un consiglio di predicanti.

Allora, pretendendo rintegrare la libertà politica col togliere ogni libertà legale, mandano a compimento i feroci disegni. E una furia d'accusatori esce addosso a quanti erano sospetti: cioé, come il solito delle rivoluzioni persecutrici, a chiunque avesse nome di ricchezza o di bontà. Là il settantenne podagroso Zambra, quasi, comprato dai dobloni spagnuoli, avesse favorito l'erezione del forte di Fuentes, venne squartato; là bandita una taglia sul capo di Rodolfo e Pompeo Planta, del vescovo di Coira Giovanni Flug, e di altri profughi, ed erette forche sulle spianate lor case(56).

Il dottor Antonio Federici di Valcamonica, mutatosi per opinioni religiose in Valtellina, prese moglie a Teglio, e si fece protestante. Egli diede voce che Biagio Piatti, cattolico infervorato di questo paese, avesse subornato un fratello di lui ed altri della Valcamonica, perché venissero, e quando i protestanti di Boalzo si trovavano alla predica, gli uccidessero. Il Piatti fu arrestato, e così altri supposti complici, intanto che un fratello di esso uccideva Paolo Besta che aveva recato l'ordine dell'arresto. Biagio, messo alla tortura, confessò quel delitto e quanti altri se ne vollero, e fu decapitato dal tribunale inquisitorio, e tenuto per martire dai Cattolici.

Francesco Parravicini d'Ardenno, settagenario e infermiccio, si presenta a quel tribunale per iscolpar il proprio figliuolo contumace, e il tribunale non potendo ottenere si ritirasse, gli coglie addosso un'accusa. E poiché le sue infermità non permettono di alzarlo sulla corda, gli serrano i pollici in un torchietto e sebbene stesse saldo a negare, il condannano in 1500 zecchini. E migliaja di zecchini furono imposti ad altri.

Nicolò Rusca, a cui da tanto tempo i predicanti, come a sturbatore dei loro divisamenti, volevano il peggior male che a nemico si possa, non fu dimenticato dallo Strafgericht. Marcantonio Alba di Casal Monferrato, predicante di Malenco a capo di quaranta satelliti, la notte del 22 giugno, colto nella sua arcipretura, per l'alpestre via di Malenco e dell'Engaddina lo trascinò a Tosana. Si dice inviasse nel tempo stesso per arrestare molti altri, che però, in sull'esser presi, tranne un Piatti suddetto ed un Castelli, fuggirono, probabilmente avvertiti da quei Grigioni che saviamente disapprovavano tali violenze.

Come appena i Sondriesi udirono entrato in forza dei nemici un pastore che sì caramente guardavano, sorse in tutti una pietà tanto più generosa quanto che proscritta. Nel primo furore si voltarono per far rappresaglia addosso a Gaspare Alessio predicante, ma s'era ridotto in salvo: diressero quindi una deputazione a scolpare l'arciprete, ma non fu ricevuta: i Cantoni cattolici e Lugano sua patria mandarono Gian Pietro Morosini a perorarne la causa. Ma il tribunale, cercando casi vecchi e dubbi come recenti e certi, gli rinnovò l'accusa dell'attentato contro il Calandrino. Poi di avere subornato il popolo a non ubbidire alle Tre Leghe, cercato tornar cattolici i riformati, tenuto commercio di lettere col vescovo e con altri, esortato in confessione a non portar le armi contro il re cattolico; aver istituita la confraternita del Sacramento, che asserivano portare micidiali armi sotto le devote cappe.

Indarno gli avvocati suoi lo scusavano intemerato, protestando la candidezza dell'animo suo, e come in 28 anni da che era arciprete fosse stato al bene ed al male che s'aveva, fedele alle Leghe, se non devoto, tutto in gran fare per l'anime altrui, non avendo in desio che il bene della religione. Operato bensì che si mitigassero i decreti pregiudizievoli alla cattolica religione, non ordito però mai contro il governo. Quanto al Calandrino non che adoprar seco dispiacere od agrezza, avergli usate quelle maniere di maggior cortesia che il caso permetteva, visitandolo talora, e prestandogli anche libri. Ma qual pro delle difese in caso di stato quando già è prestabilita la condanna? Il ben vissuto vecchio, benché fosse disfatto di forze e di carne e patisse d'un ernia e di due fonticoli, fu messo alla tortura due volte, e con tanta atrocità che nel calarlo fu trovato morto. I furibondi, tra i dileggi plebei, fecero trascinare a coda di cavallo l'onorato cadavere, e seppellirlo sotto le forche, mentre egli dal luogo ove si eterna la mercede ai servi buoni e fedeli, pregava perdono ai nemici, pietà per i suoi(57).

Quel giorno stesso fu segnalato da un gravissimo disastro naturale, perché di doppio danno avesse a piangere la Valtellina. Vuole la tradizione che un antichissimo scoscendimento di montagna abbia coperto Belforte(58) sul cui cadavere s'eresse Piuro, grossa terra posta a quattro miglia da Chiavenna, nella valle che mena alla Pregalia. Scorre sul fondo di quella valle la Mera fra due pendii di montagne, l'uno volto a settentrione tutto pascoli e selve. Quello che alla plaga del mezzodì riguarda, popolato, senza perderne spanna, di frutti, di vigneti, di casini, di crotti(59).

Sulla cui falda lentamente inclinata sedeva il paese, pieno "di case nobili e ricchi mercatanti con ampli cortili e portici, con colonnati, sale spaziose di vaghe pitture ornate, da stufe alla tedesca superbissime pel lavoro di intaglio e di commisso, ben addobbate di tappezzerie di Fiandra e d'altri preziosi drappi, di sedie di velluto con frange d'oro, di copiose argenterie, di scrigni ben lavorati… di ameni giardini e spaziosi con ispalliere d'aranci, cedri, limoni… non solo ne' vasi di legno e di terra cotta, ma di bronzo ancora e di rame, o molti inargentati e indorati"(60).

Erano poi lodate per una delle belle cose del mondo le case dei signori Vertemate, i cui giardini sono dal tipografo Locarni(61) paragonati alle delizie di Posillipo, alla riviera di Genova, ai romani palagi. Tanta ricchezza vi portavano il passaggio delle merci, la vendita dei laveggi di pietra ollare che là presso si tagliano, e la manipolazione della seta, della quale scrive alcuno vi si lavorassero 20.000 libbre ogni anno.