CAPO IV
Scontento dei Valtellinesi—Congiura dei Grigioni e dei
Valtellinesi—Sacro Macello.

CAPO V La Valtellina indipendente—Invasa dai Grigioni—Politica delle potenze—Battaglia di Tirano—Governo della Valtellina—La Valtellina resa ai Grigioni—Lamenti—Il trattato di Milano è cassato—I Grigioni espulsi dalla Valtellina—Invasi dagli stranieri—Riconoscono l'indipendenza della valle—Ne spiace alle potenze—Ambagi diplomatiche—La valle consegnata ai Papalini—Occupata dai Francesi—Trattato di Monson.

CAPO VI
Passo dei Lanzichinecchi per la Valtellina—Fame—Peste del
1630—Superstizioni—Il duca di Rohan in Valtellina—Capitolato di
Milano.

Introduzione alla ristampa del 1885

CAPO I

Dottrine di Lutero, Calvino, Zuinglio diffuse negli Svizzeri e nei Grigioni—Descrizione della Valtellina—I nuovi insegnamenti penetrano in Italia e specialmente nella Diocesi di Como—Novatori rifuggiti in Valtellina—Lodovico Castelvetro—Pier Paolo Vergerio.

Intendo raccontare i turbamenti della Valtellina nel secolo XVII, abbaruffata religiosa che, come spesso, copriva una quistione di nazionalità, mista di eccessi dei popoli e di viluppi d'una politica ambidestra, fecondi di atroci successi, e dove andarono in un fascio le umane cose e le divine. Né forse è privo d'opportunità questo episodio in tempi di sette caldeggianti d'operoso contrasto fra le opinioni e la forza, di lotta fra la sublime ambizione di non sottomettersi che alla ragione pura, e il folle orgoglio di arrogare tutti i diritti di questa alla ragione individuale.

Pontificando Leone X, il sassone frate Martin Lutero aveva levata—audace—la voce contro le indulgenze, le quali, se prima erano un compenso alle gravose pene ecclesiastiche per i peccati, vennero poi a sovrabbondanza profuse, insinuandosi perfino contro gli oracoli della Chiesa, che assolvessero vivi e morti dalla pena e dalla colpa, e facendosi traffico delle bolle che le concedevano. Da questo, Lutero si aperse il varco a fare alla curia romana altri rimproveri, più uditi perché veri: poi passando dagli abusi nuovi alli vecchi, e dalla fabbrica alli fondamenti(1) impugnò l'autorità papale, il celibato dei preti, infine il sacerdozio stesso. Se, a detta di San Paolo, il giusto vive per la fede, la fede è il tutto, nulla le opere: il monaco orante e penitente è inferiore al laico credente, la fede Iddio la dà a chi egli vuole, talché l'uomo non è libero di operar la propria salute, né la Chiesa ha nulla a prescrivergli: al solo Cristo devono tutti chinarsi, né il papa ha efficienza maggiore che l'infimo fedele.

Non che con ciò si venisse a stabilire la parità di tutte le opinioni e ad abbracciare chiunque ammette il Vangelo. Si volle piantare un'altra autorità al posto della distrutta e imporre nuovi dogmi sulla grazia, sul battesimo, sulla cena, sui santi. Ne sorsero dunque prontamente molteplici discrepanze, e Calvino predicava in Svizzera e in Francia dottrine diverse; e diverse ne faceva pullulare ciascun caposetta. Non è da questo luogo il ragionarne, e basterà dire che fin là si era creduto tutto quel complesso di dogmi, di discipline, di pratiche, che costituisce il cattolicismo. Allora si volle tutto richiamar in esame. Fin là si era venerata la sacra scrittura qual era interpretata dalla chiesa, depositaria della tradizione apostolica ed unica dispensiera della verità; allora si volle libero a ciascuno d'interpretare la scrittura a suo senno privato. Invano i capi riformatori, fallendo al proprio assunto, vollero limitare le credenze con simboli, ai quali mancava ogni autorità. Né, ammesse le negazioni di Lutero e di Calvino, s'aveva titolo per escludere quelle degli Anabattisti, dei Sociniani, degli Entusiasti, che ripudiavano la Trinità, e la divinità di Cristo, e ogni rivelamento fuor dell'ispirazione personale.

La Chiesa non aveva mai dissimulato, e tanto meno giustificato, i disordini e gli abusi pullulati nel suo seno; né mai tenne quei sublimi suoi comizii, che chiamansi concilii, che non facesse savii decreti di riforma. E forse un uomo di alta e sincera volontà avrebbe anche allora potuto condurre a mediazione pacifica, a risoluzione cristiana la chiassosa discrepanza delle credenze e degli atti, adoprandovi l'amore, non l'ira, l'abbraccio, non la repulsione, per saldare l'unità, anzichè sconnetterla irreparabilmente. Ma, come in altri simili casi, la potenza minacciata s'addormentò sull'orlo del precipizio: papa Leone, dedito al deliziarsi ed alle lettere, e poco temendo dai Tedeschi che reputava grossolani e sprovvisti di maschia volontà, non ebbe tal dissensione in più concetto delle tante scolastiche, le quali nascevano e morivano senza lasciar traccia, fra gli ozii ringhiosi e superbi dei conventi e delle università. Scossosi poi, come persona che è destata per forza, diede in estremi, che precipitarono la ruina. Adriano, successogli, conobbe gli abusi della curia romana e del clero, e pensava efficacemente al rimedio. Ma la morte gli ruppe il disegno, e i letterati ne menarono trionfo. Quando i successori videro a quanta importanza riuscisse il movimento, già si era là dove inutili uscir dovevano ammonizioni, consigli, scomuniche. Stabilita già in più parti la nuova credenza, e sostenuta coll'ardore della novità, coll'autorità d'uomini che avevano studiato a fondo, coll'interesse di quei che avevano usurpato i beni delle chiese e dei conventi, coll'appoggio dei principi, che, tolto l'ostacolo di Roma, potevano ormai fare ogni lor voglia, come capi nello spirituale, al pari che nel temporale, fin colla prepotenza delle armi. Tutto furono allora i Cattolici in impedire che la Riforma trapelasse nei paesi ancora mondi, massimamente nell'Italia, dove le crescevano pericolo l'acutezza e curiosità degli intelletti arditi e vaghi del nuovo, l'abitudine letteraria di cuculiare preti e frati, il conoscersi da presso le esorbitanze romane e l'aver i governi avvezzato i popoli a non tener come sacro tutto quanto fosse papale, né far gran caso delle benedizioni e degli interdetti. Libri, scuole, missionarii, legati furono disposti, come barriera, contro la Svizzera e la Rezia, donde il contagio viepiù si faceva vicino.