Imperocché, contemporaneamente a Lutero e senza sapere di lui, il curato Ulrico Zuinglio, in occasione che vi vendeva le indulgenze fra' Bernardino Sansone da Milano, aveva cominciato a predicare a Zurigo che una vita pura ed un'anima religiosa più sono accettabili al cospetto dell'Eterno, che non macerazioni e pellegrinaggi. Poi, che il pane ed il vino erano soltanto simboli del SS. Corpo e Sangue. Indi via via, sulla messa, sul purgatorio, sulla confessione, sul venerare i santi, sul celibato dei preti, una folla di novità che pretendeva antichissime.

Sono i Grigioni discendenti da quei Reti che, devoti a libera morte, difesero l'indipendenza loro contro le armi di Roma, stando a scirocco della Svizzera, nelle valli dove sorgono il Reno e l'Inn, e dove molti Romani rifuggirono al cader dell'antichità, siccome l'attesta la lingua che ancor vi si parla, detta ladina e romancia.

Fra le turbinose vicende che mutarono faccia all'Europa, subirono anch'essi le leggi della prepotente feudalità e il dominio dei vescovi di Coira e d'una folla di signorotti che, possedendo appena poche pertiche di paese, si arrogavano però la sovranità indipendente, guerreggiavano coi vicini, opprimevano i sudditi, svaligiavano i viandanti.

Ai costoro soprusi opposero i popoli la concordia dei voleri. Insorti, furono però moderati dall'essersi posti alla loro testa il vescovo di Coira, gli abati di San Gallo e di Dissentis, sotto la cui direzione si formò la lega Caddea.(2)

Gli altri preti ne presero coraggio a domandare ai loro signori giustizia e sicurezza. I quali signori, accoltisi intorno ad un acero che si venera presso Truns, fra Hanz e l'abadia di Dissentis, e sospesi i loro grigi gabbani al ferrato bastone infisso nelle rupi, giurarono d'essere buoni e leali federati, e così formossi la lega grigia(3) che diede agli altri il nome di Grigioni. Quando poi fu morto l'ultimo dei conti di Tockeburgo, i suoi vassalli strinsero la lega delle dieci dritture o giurisdizioni(4). Coll'oro, col coraggio, colla spada, assicuratisi dalle minacce dell'imperatore Massimiliano, che voleva rimetterli a soggezione, le tre leghe si congiunsero fra loro a Vazerel, stipulando di dividere i pericoli per difendere il franco stato e giudicare i comuni interessi in una dieta che, a vicenda, si terrebbe a Coira, a Hanz e a Davos. Ciascuna lega restava divisa in comuni, ognuno dei quali regolava i propri affari interni e mandava deputati alla dieta, talché il governo fu quivi più democratico che in qualsiasi altro luogo e possedeva quel voto universale, che oggi vuol considerarsi come la miglior espressione della libertà. Ogni valle, anzi, ogni terra, ogni parrocchia(5), si conservò stato indipendente, con governo proprio, diritti, privilegi. Talvolta ciascuno forma un comune, tal altra se ne riuniscono diversi, e nell'assemblea loro ha voto chiunque compia i 18 anni per elegger tutte le autorità, dal podestà o Ammann o ministeriale, che giudica nel civile e nel criminale, e dal curato fino al cursore e al campanaro(6).

Varii Comuni uniti costituiscono una giudicatura (hoch Gericht) sotto un landamano o podestà. Tutte insieme poi le 25 giudicature, i 49 grossi comuni e gl'innumerevoli piccoli, ogni anno, al san Giovanni, tenevano i comizi generali (Bundstag) alternandoli fra Davos, Hanz e Coira, dove i Grigi avevano 28 suffragi, 24 i Caddei, 15 le Dritture. In casi straordinarj radunavano (Beytag) i soli capi e primarj ufficiali, per lo più in Coira, i quali pure non potevano dar voto che secondo le istruzioni ricevute dalle loro comunità, presso le quali rimaneva sempre il poter sovrano. Ciò rendeva lungo e spendioso il trattare coi Grigioni, bisognando girar di comune in comune ad ungere le girelle perché corressero. Ne derivò sfacciata corruttibilità, intrigo universale e una sfacciata oligarchia, la quale concentrò nelle due famiglie dei Planta e dei Galis tutti gli uffizi di lucro o di onore.

Giovanni Comander, arciprete della cattedrale in Coira, Enrico Spreiter, Giovanni Blasius, Andrea Fabritz e Filippo Salutz, avevano propagato fra i Grigioni le dottrine di Zuinglio e di Calvino, e ben presto la riforma si stabilì nelle Dieci Dritture; nella Lega Caddea prosperò attorno a Coira, ma scarsamente nell'Engadina e pochissimo nella Lega Grigia.

Invano gli Svizzeri fedeli tentarono rimettervi il cattolicismo; invano della Riforma disgustarono gli Anabattisti ed altri trascendenti, dai quali Lutero e Zuinglio erano esecrati non meno che il papa: nella dieta d'Hanz fu stabilito che a tutti fosse libero professare la religione cattolica o l'evangelica; i ministri non insegnassero se non ciò ch'è contenuto nel Vecchio e Nuovo Testamento. Questo restò fino ad oggi lo statuto religioso dei Grigioni. Ogni parrocchia ebbe il diritto di scegliersi i pastori; sciolti gli obblighi ereditati di far celebrare messe e anniversarj; non si ricevessero più frati nei monasteri, non si mandasse danaro a Roma per annate o dispensa o che altro motivo. La Chiesa vi fu costituita al modo svizzero, senza vescovi, e con concistori e conferenze; poi s'introdusse il sinodo nazionale, che s'accoglieva ogni mese di giugno.

Il fiume Adda, scendendo dal monte Braulio ai confini del Tirolo tedesco sino a perdersi nel lago di Como, traccia il corso della Valtellina, la quale toccava a levante esso Tirolo, a mezzodì i dominii bergamaschi e bresciani della Repubblica veneta, a settentrione le terre dei Grigioni, dai quali paesi tutti è separata per montagne più o meno alte, alcune altissime fra le prime d'Europa; e basti nominare lo Spluga e lo Stelvio, attraverso ai quali si va ai Grigioni ed ai Tirolesi, una volta per scabri sentieri alpestri, oggi per vie stupende. Ad occidente la Valtellina finisce in un vasto delta, impaludato dal fiume e dagli scoli montani, e che tocca il territorio milanese e il lago di Como. Di terre importanti è seminata, di cui sono principali, sul fondo stesso della valle, Morbegno, Sondrio, capo della valle, Ponte, Tirano, congiunte allora appena da scoscesi viottoli, ora da piana strada. La valle si sviluppa in una serie di bacini, chiusi da strozzature di monti ravvicinantisi. E principalmente alla Serra questi la chiudono quasi affatto, lasciando solo un piccolo e difficile accesso ad un altro ampio anfiteatro, che forma il contado di Bormio. Sboccano in questo le valli Viola e di Pedenosso, che a maestro mette all'Engadina e ai Grigioni; la val Furva a levante, che verge alla Camonica e al Bresciano; e a tramontana la valle di Fraele, per cui entrando nella retica valle di Santa Maria, si va in Val Venosta e a Bolzano nel Tirolo. All'opposta estremità della Valtellina, verso il lago di Como, si prolunga a settentrione un altro contado, di cui era capo Chiavenna, terra di grossi traffici, perché chiave d'un trivio che, verso mezzodì, scende al lago di Como, a settentrione sale, per la valle San Giacomo e pel letto del Liri, al monte Spluga, donde si varca alla valle del Reno e a Coira, città capitale dei Grigioni. A greco poi s'interna la valle della Mera, che comunica colla val Pregallia, e questa coll'Engadina, dove sorge l'Inn, che, innavigabile, procede fin nel Tirolo.

Altri varchi ha la Valtellina. E principali quel della Casa di San
Marco verso i Bergamaschi; e Zappelli di Aprica verso i Bresciani; a
Tirano la valle di Poschiavo, italiana di lingua e grigione di
governo; a Sondrio la val Malenco, che termina nella montagna del
Muretto, per le cui ghiacciaje si cala fra Grigioni.