(26) Così il Giussano nella vita di San Carlo. Questo santo nelle Trevalli lepontine scriveva aver trovato XIV sacerdotes publica scortorum consuetudine infames: presbiteros ibidem suis ipsorum filiis stipatos ad aram procedere solitos, atque hoc sibi jus profanos earum regionum praetores sumpsisse, ut scorti domi tenendi facultatem sacerdotibus pro arbitrio impertirentur. L. 2 c. 1. Poco dopo nota che mercatura et sordidi quaestus minima sacerdotum flagitia erant, ecclesiae stipendia in pellicum alimenta vertebantur, et patris nomen quod ex publicae salutis cura mereri debuerant, plerique ex libidine voluptatum acceperant. Leggesi ivi pure L. 2 c. 7 che il santo soppresse molti monasteri, monialium non dicam collegia, sed amantium contubernia. Erano tali quei di Bellagio e di Mompiatto. Carlo II scrisse al vescovo della sua città di Como perché provvedesse d'impedire "le conversazioni de' secolari con religiose, avanzandosi anche a cose illecite con titolo di devozione". Lett. 13 gennaio 1682 nell'archivio municipale di Como. La rilassatezza monastica è con strano vigore rivelata nel Gemitus Columbae del cardinal Bellarmino.

(27) Corre voce si volesse una volta trasportare a Gravedona il Concilio. Forse si appoggia a certi seggioloni a bracciuoli ch'ivi sono nella gran sala segnati coi nomi dei cardinali d'allora. Ma non contando il silenzio degli storici e dei panegiristi di quel palazzo (p. e. il Minozzi), basti dire che Trento stessa pareva picciola alle gran corti di quei prelati.

(28) Forse si ricordò di ciò, allorquando, fatto papa, fulminò di tremendo anatema chi si permettesse alcuna ingiuria contro gli inquisitori.

(29) Serpeggiava molto in Mantova la dottrina novella: e pare vi aderissero Camillo Olivo, segretario di quel cardinale e amico del Sarpi, ed Antonio Ceruto canonico, scolaro del Vergerio, come dai processi dell'Inquisizione di Roma. Nel 1568, aperte a forza le carceri dell'Inquisizione, i Mantovani scannarono due domenicani. Carlo Borromeo, mandato dal papa a por freno al male, vi riuscì: e dei moltissimi frati che favorivano i predicanti, i più fuggirono, altri furono messi in istato di non più nuocere.

(30) Può esser un esempio della lautezza con cui provvedeva alle conversioni quel santo, il qual poi digiunava mezzo l'anno in pane e acqua. A quel collegio fu assegnata la prepositura di Rivolta presso Monza; Gregorio XIII vi aggiunse 2400 zecchini annui, alcuni benefizi, e case e commende ch'erano appartenute all'ordine degli Umiliati, allora abolito. Dovevano starvi 20 svizzeri e 20 Grigioni; poi il cardinale Altaemps cugino di san Carlo vi unì la sua commenda di Mirasole acciocché vi avessero posto 24 chierici della diocesi di Costanza. Riceveano anche la laurea, ma doveano giurare d'andar a servizio dei propri paesi. Federico Borromeo fece fabbricare per essi uno dei più magnifici palazzi di Milano a disegno di Fabio Mangone. Giuseppe II, che riformava a bastonate, cacciò via quei chierici per mettervi degli impiegati, nei quali esso riponeva il progresso. La rivoluzione poi abolì quei posti gratuiti; di che la confederazione svizzera si querelò sempre invano, finché nel 1841 furono istituiti per gli Elvetici 24 posti gratuiti nel seminario arcivescovile, per ciascuno dei quali il governo pagava mille lire.

(31) Dalle lettere del Borromeo caviamo una pietosa storiella. In Val Trompia s'avvenne in una giovinetta, il cui padre era tra i riformati nella Valtellina: e l'avo presso cui vivea continuamente instava perché al padre la se ne andasse. Ella però, temendo il pericolo dell'anima, si rifiutava, finch'egli la cacciò di casa, sicché doveva tollerare a stento la vita presso una povera donna, contenta d'essere mendica, purché sicura in sua fede. Morto poi l'avo, venne in Valtellina un fratello di lei per trarla a viva forza a convivere col padre: e già strappata alla patria ed alla pietosa amica, l'aveva trascinata sin presso di Gardona, quand'ella destra si sottrasse, ed immacchiatasi nel bosco, per luoghi inaccessi tornò in patria, ove languì povera, sinché venuto il Borromeo ne sollevò la generosa povertà.

(32) E alle stampe coi cinque libri delle epistole sue e dodici orazioni latine. Venezia, Guerraei 1587. Di questa visita vedi i curiosi particolari nel Giussano, Vita di san Carlo L. VI c. 6. Carlo stesso scriveva al cardinale Speciano: "In questa occasione calato in Valtellina, volli visitare la celebre chiesa della Madonna, per infiammare quanto potessi gli ortodossi di quella valle: poiché giaciono dall'intollerabile giogo degli eretici quasi oppressi, e gran pericolo reca di contagione il quotidiano convivere coi nemici della nostra fede. Ivi predicai per dare qualche consolazione a quel popolo, che ardentemente bramava udire la mia voce, e volentieri lo feci con facoltà del vescovo di Como".

(33) Il vescovo di Piacenza scriveva a san Carlo sotto il 22 marzo 1583 "V'ha alcuni della tua diocesi, singolarmente di Carlazzo, Corrido e Cavargna, che si presentano a spedali ed altre pie case addomandando danaro, e compiendo per tutta Insubria ogni genere di iniquità. Quel che è peggio, sotto il velo della religione, esercitano arti pessime, spargono superstizioni, falsità contrarie alla cattolica fede, divulgando false indulgenze, agnus dei profani, anelli raccomandati da falsi riti: per tacere altre fallacie colle quali assicurando il perdono dei peccati, la liberazione dal purgatorio, guarigione da certi mali, accalappiano gl'ignoranti, che delusi dalle vane promesse di tanti beni, si lasciano smungere la borsa, mentre quegli ipocriti si fanno pingui col danaro altrui e coi propri peccati". Anche il Giussano nella vita di san Carlo, I. VII, c. 16, c'informa che, con una raffinatezza appena credibile in gente nata e cresciuta fra le selve, penetravano sin nelle reggie, con pompa di arredo o fingendo una legazione, o falsi titoli o privilegi.

(34) Il passaggio del San Gottardo era allora uno dei più formidabili, pure fin dal 1374 l'abate di Dissentis vi aveva posto un piccolo ospizio. Nel suo viaggio san Carlo determinò porvi una fabbrica solida; ma morì prima d'eseguirla, e Federico Borromeo vi collocò nel 1602 un prete con casa. L'ospizio fu poi eretto nel 1683 dall'arcivescovo Visconti, con due frati cappuccini per assistere i viandanti. Si sa come soccombette nella guerra contro il Sunderbund.

(35) Divenne vescovo di Crispoli, poi di Asti. Sono a stampa varie sue scritture polemiche, fra le quali le Lezioni calviniche, recitate d'ordine del duca di Savoja in Torino il 1582 per opporsi ai novatori che tuttodì cresceanvi. Ivi loda il congiungere la predicazione colla teologia; questa gl'insegnò a fare più sicure le prediche, quella a fare più chiare le lezioni. Una sua apologia per negare la voce sparsasi, ch'egli si fosse fatto predicatore evangelico a Ginevra è manoscritta nella libreria Soranzo a Venezia.