Quel tono imperioso, quel gridare, quel muoversi violento, parvero cosa straordinaria alla rustica famiglia, che in muta ammirazione guardava al forsennato, mille sospetti formando: ma poichè egli instava, la donna si volse al marito e—Ch'io glieli mostri?»

Questi fe' spalluccie; ma l'altro replicava:—Sì, sì, datemeli: li voglio, o vi mostrerò chi sono: porrò a soqquadro la casa: li torrò per forza»; e tanto minacciò e promise, che la donna aprì la cassapanca, e con occhio sospettoso rivoltasi a colui—Ma mi promette di restituirmeli?»

Prima di rispondere, esso glieli aveva strappati di mano, e con un tremito febbrile strinse Fanello:—era l'anello ch'egli avea dato alla Rosalia quando la promise sposa. A guardarlo, che pensieri gli corsero alla mente, che tempi si ricordò! Tempi d'amore, di pace; che avevano lampeggiato un istante sul bujo dell'anima sua, come se una rosa germogliasse fra le cocenti arene del Sahar. Colle dita tremanti fece un moto quasi volesse avvicinarlo alle labbra, poi dispettoso lanciollo per terra. E mentre la Nena premurosa ne seguiva il fosforico brillare fra le tenebre, e raccolto lo riponeva, gli uomini con un silenzio pieno di aspettazione si fissavan sopra quell'uomo, alla cui figura cresceva terrore la rossastra luce del fuoco. Egli stracciava il sucido involto dell'amuleto, e svolgeva due brani di pergamena, indi accostatosi ad un tizzone, leggeva tra sè:

Poichè il destino della nostra patria è deciso, la abbandono, e vo contro gl'infedeli. Solo m'affanna il discostarmi da te che sopra ogni cosa amo. Cinque giorni rimango da queste parti. Se puoi eluder la vigilanza di lui, fa ch'io possa una volta vederti, abbracciarti. Il valletto che ti reca questo, doman sera tornerà per la risposta. Qualunque rischio a me non parrà troppo per poterti dire a voce quanto ti ami il fratel tuo.

In quelle carte Ramengo cercava, voleva trovare il delitto, e scopriva invece l'innocenza della Rosalia! Come intontito rimase alcun tempo sopra quei caratteri; poi ripensando, svolse a furia l'altro viglietto:—Chi sa che non trovi in esso quello che cerco?» ma era della medesima mano, e vi stava scritto così:

Tutti questi giorni aspettai il valletto, colla risposta; nè l'un nè l'altra arrivò. Che sarà? Parto dunque senza vederti, sorella diletta, ma dovunque io sia, qualunque sorte m'attenda, te porterò sempre in cuore, sempre il Cielo pregherò di concedere a te la felicità, ch'io non devo conoscere più. Addio.

—Dunque ella era innocente!» proruppe Ramengo in un tono che fece sbigottire tutta l'intenta famigliuola. Sorse furibondo, mugolando, cosperso di bava, digrignava i denti, morsicò e fece a brani quei viglietti, e cacciavasi le mani nei capegli, stracciandoli a ciocche. Gli ospiti, ad uno spettacolo di cui nulla comprendevano, eransi tutti insieme ristretti da un canto, e la donna si segnava dicendo:—Ch'e' sia indemoniato?» Egli per la rozza cucina trascorreva a passi concitati, ora bestemmiando, ora gridando con voce senza parole; poi d'un calcio sfondò la porta e uscì. Era una notte fosca come i suoi pensieri; la pioggia ingagliardita e tuoni e lampi l'accompagnavano; ma egli non vedeva, non udiva la notte, l'acqua, il vento, il cielo malvagio. Donnino, che gli tenne dietro così di lontan via, lo vide a gran passi traversare la campagna, e poi ben tosto il perdette di vista, e tornando al casolare, ne contava fra meraviglia e paura, le smanie, l'agitazione, esclamando:—Deve aver le lune ben a rovescio».

Altro che lune! era un demonio, col quale in cuore Ramengo continuò l'errante corso. L'aver ucciso una innocente ed a quel modo, sarebbe stato ragione sufficiente per giustificare quel turbamento disperato in un animo molto ribaldo. Ma nel suo non era commozione di pentimento, bensì una foga di ire, di dispetti, poichè il tristo, non che indursi a dar torto a sè medesimo, dai proprj peccati trae motivo di nuovi odj: vaso guasto, ove sin la rugiada si corrompe; serpe, nel cui seno perfido il miele diventa succo mortale. Quella donna egli l'aveva pure amata: aveva provato le dolcezze dell'essere riamato, come si suole di cosa perduta, ne rammentava tutti i pregi, nessuno dei difetti, il peccato in lei supposto era scomparso. Ed egli l'aveva uccisa! Aveva privato sè dell'unica incolpevole dolcezza che in vita sua gustasse mai!—Foss'ella vissuta, oh come diversa sarebbe trascorsa la mia vita! Placido in grembo della famiglia, padre di cari bamboli…. Padre! oh! essere padre! questa consolazione l'ho libata, ma solo quanto bastasse per sentire più grave la maledizione del non poterla provare mai più. Fosse ella vissuta; che importerebbe a me questa superba di Margherita? che invidiar alle gioje del Pusterla? E di tutte queste privazioni, chi fu la causa? se non il Pusterla istesso? Maledetto! egli mesce il veleno nella mia tazza; egli appuntò un coltello fra me ed il seno delle mia donna. Scellerato! S'ei non l'amava perchè farne le mostre? perchè tentar di sedurre quell'angelo? perchè, se non per farmi onta e dispetto?»

E stringendo il pugno, e stralunando gli occhi verso il cielo, scagliava sopra di quell'innocente le imprecazioni più rabbiose e più immeritate.—Se tu non fossi stato (proseguiva) sarei con onore vissuto tra gli uomini, non trascinato sopra una via, per la quale ora mi è forza camminare. Sì… è forza ch'io ne tocchi l'estremo; e se per tua cagione perdetti i gaudj dell'amore, possa io almeno inebbriarmi in quelli della vendetta! Rosalia! Rosalia! te lo giuro! ti vendicherò! ti vendicherò!»

Così la conoscenza del suo delitto a nuovi delitti lo traeva; somigliante a chi, nel terrore di un incendio, getta nuova esca al fuoco, sperando di soffocarlo.