Quanto aveva dunque a dolere a Francesco il dipartirsi dalla terra natale! e dipartirsene, non colla pace della rassegnazione, nè tampoco col magnanimo dispetto dei forti, costretti a cedere alla prepotenza degli eventi; ma da una parte cruciato da irrequieto desiderio di operare, dall'altra sollecito di quel che di lui direbbe la patria, direbbero i conoscenti, direbbe la posterità; avvegnachè non aveva egli concepito per gli uomini quella dose di disprezzo, che si richiede in chi voglia giovarli davvero, senza nè curarne i torti giudizj e maligni, nè temerne l'ingratitudine.
Quando frà Buonvicino accomiatò il Pusterla, lo commise alla fedeltà di Pedrocco da Gallarate, capo di una di quelle specie di carovane che, due o tre volte l'anno, facevano il viaggio di Francia per portarvi le derrate di Levante e i panni nostrali; raccattarvi lino, canapa, lana, e trasmettere il denaro in natura, come erasi costretti a fare prima che fossero praticati i giri di cambio.
Avea Pedrocco la persona come un facchino: faccia abbronzata dall'avvicendarsi dei soli e dei geli, mani robuste e callose da scusare il martello e le tanaglie; una casacca, stretta alla vita da una larga cintura di cuojo nero, ricamata a punti rossi, gli teneva pronto un paloscio, mentre il cappuccio tirato sugli occhi gli dava una fierezza di fisonomia, da far credere che per ogni poco lo caccierebbe a mano. Eppure a praticarlo era il miglior cuore del mondo: indole giuliva e tranquilla che non avrebbe fatto male ad una mosca; e col girare perpetuo aveva acquistato quella franchezza di trattare, quella estensione di veduta, quella spontaneità di riflessioni, che appena un lungo studio può dare a chi non uscì mai dal tetto paterno. Distinguiamolo bene dai cavallari d'oggidì, poichè in fatto egli era il capitano di una banda di mulattieri, uno spedizioniere ambulante. Da tutte le parti riceveva commissioni per vendere e comprare, per riscuotere somme e versarne, per avviare speculazioni; onde dovea goder reputazione di destro e di galantuomo. Ma per massima tramandatagli dal padre e dall'avo, adempiva le incombenze affidategli senza cercare più addentro; onde al modo stesso avrebbe portato un'indulgenza plenaria ed una sentenza di morte; una cassa di reliquie ed il prezzo dell'infamia e del tradimento.
Aveva ora caricato il suo convoglio di panni, usciti dalle fabbriche degli Umiliati di Brera e della Cavedra di Varese, per recarli a Lovanio, a Sedan, agli altri luoghi, donde ora ci arrivano se possono e quando possono; e come Buonvicino gli ebbe raccomandato di condurre questo amicissimo suo e di tacere, si pose la mano al cuore, esclamando:—Padre, farò ogni mio possibile»; e con fedeltà anche maggiore del solito assunse questo incarico, per la grande stima in che vedeva tenersi Buonvicino.
—La si confidi a me (diceva Pedrocco al Pusterla), io la servirò di cappa e di coltello. Anche cotesto piccolino vuoi menare in Francia? Ei comincia presto. Ma anch'io, alla sua età, passeggiavo già le montagne, e dopo d'allora ho girato tutta la vita come un arcolajo. E conta vossignoria piantare negozj in Francia?»
Il Pusterla rispondeva di no, e lasciava comprendere come fuggisse la tirannia del suo paese. Pedrocco l'interrompeva:—Di queste cose io non me ne intendo: ma in Francia la si troverà da papa. E il papa stesso non lasciò la sua Roma per la Francia altrui?»
Con una fila di muli si avviarono dunque per la Valgana, indi per Marchirolo a Pontetresa, confine allora del contado rurale del Seprio, e varcata la Tresa, costeggiarono la rupe Cislana verso Luino, finchè voltarono nella Val Travaglia. Ma quando erano più inviluppati tra quelle gole, ecco sbucava loro addosso una masnada di armati, che in sulle prime fecero paventare Francesco per la vita propria e del figliuolo; sicchè, raccolti i mulattieri, preparavasi a venderla cara. Presto però si accorsero come quelli non attentavano alla vita: andassero pur dove volevano, purchè lasciassero quivi le robe, o pagassero una enorme taglia: giacchè provenivano da Milano, e coloro appunto eran nemici del signore di Milano.
Pedrocco protestava che, nemici o no, egli di cose politiche non se n'intendeva: ch'era roba dei frati, e che l'avrebbero a fare con tutti gli Umiliati di Lombardia, e col papa che li proteggeva. Ma quei masnadieri poco tenevano conto delle minaccie: e davano già mano a spogliarli, se non che il Pusterla intese come fossero uomini d'Aurigino Muralto da Locarno. Era questi, se vi ricorda, uno dei fidati del Pusterla, intervenuto all'adunanza della sera fatale; e cercato a morte dal Visconte, invece di fuggire cogli altri, erasi ridotto fra i patrj monti ed a Locarno, ond'era signore, e quivi intesosi coi Rusconi, dominatori di Bellinzona, aveva alzato bandiera contro Luchino.
Quel nome, quell'annunzio bastò per dissipare dall'animo del Pusterla tutti i proponimenti di quiete, di fuga, di nascondiglio.—Aurigino? (diceva agli uomini di masnada), grand'amico mio: guaj a colui che toccherà un filo di questa roba! Siamo del partito istesso: vengo a far causa con lui».
E ottenne di fatto che quei masnadieri, i quali avevano una specie di buona fede al modo loro, e di diritto delle genti al modo dei moderni Beduini, lasciassero quelle robe in deposito: mentre Pedrocco, che ripeteva non intendersi nulla nè di partiti nè di causa comune, tornava a Varese per impegnare gli Umiliati a riscattare le mercanzie. Il Pusterla si imbarcò sul Lago Maggiore, ed oh come il piccolo Venturino pareva deliziarsi al vedere tanta bellezza di cielo, di acqua, di rive, un pelago circondato da scabre montagne o da spiagge ammantate da lussureggiante vegetazione! Vi restava un tratto coll'occhio incantato, poi volgendosi al padre,—Oh se ci fosse mamma!» esclamava: e l'uno premeva il volto al volto dell'altro, e sospiravano. Ma se il cuore e la mente del fanciullo non si pascevano che di amore, ben altre idee occupavano il genitore; il quale già si figurava capo di un esercito di prodi e risoluti montanari, terribile al Visconte; e via di vittoria in vittoria scorreva col pensiero fino al momento di dettar patti a Luchino, e ricuperare per forza di armi la patria e la consorte. Arrivando di fatti a Locarno, vi fu ricevuto coll'entusiasmo onde si suole un nemico d'un nostro nemico; feste, tripudj, e mostrargli ogni apparecchio, ed esagerargli le forze, e menarne trionfo, quale forse gli Americani allorchè il giovane La Fayette andò a spargere per essi il nobile sangue francese. Ma Aurigino Muralto era in casa sua, era capo: per rinunziare al comando si vuole più virtù e meno impeto che non avesse il giovane ribelle. Cortesie dunque senza fine al Pusterla; dato libero l'andare al convoglio di Pedrocco; ma quanto fosse ad autorità, nessuna ne concedeva al foruscito; al quale, il trovarsi meno che secondo in piccola terra sapeva d'agresto, assai più che non l'obbedire nella patria, in città grande, ad una grande famiglia. Alle brevi illusioni tenne dunque dietro un prestissimo disinganno: e colla solita irrequietudine, già si augurava in qualunque luogo prima che in questo, ove gli amici stessi, diceva, l'abbandonavano, il tradivano.