Che far dunque? Ripigliare il duro viaggio dell'esule, che va e va, nè sa dove riposi al fine dell'amara giornata.

Sopraggiunse intanto Pedrocco, che era corso ad avvisare gli Umiliati del sorpreso convoglio; e mentre ringraziava Francesco di averglielo riscattato, gli dava lettere di Buonvicino, ove, con tutto l'ardore dell'amicizia, lo supplicava a fuggire, a scostarsi più che poteva, a non lasciarsi allucinare dalle troppo facili speranze dei forusciti: ricordasse che la vita della Margherita poteva dipendere da un suo moto: pensasse al figliolino che aveva seco, e che doveva conservare all'amore di quella sventurata; poi gli esponeva i preparativi che Luchino faceva, e contro cui certamente non avrebbe potuto reggere un pugno di sollevati, comunque coraggiosi.

In effetto Luchino, indispettito della resistenza oppostagli da quelli di Locarno e di Bellinzona, e dei guasti che recavano alle sue terre con correrie e rappresaglie incessanti, temendo anche il contagio tanto sottile dell'insubordinazione, volle con uno sforzo straordinario domare la straordinaria opposizione. Dal Po, dal Ticino, da Pizzighettone, da Mantova, da Piacenza, raccolse nel Tesinello navi da tal servigio, ben fornite in opera di battaglia; fece fabbricare sei ganzerre, barche di grossissima portata, con cinquanta remi ed ampie vele e torri e macchine, montate ciascuna da cinque o seicento armati. Capitanata da Giovanni Visconti da Oleggio, la flotta venne pel Lago Maggiore ad assaltare Locarno; mentre Sfolcada Melik da terra guidava un grosso di mercenari, che sottoposero Bellinzona, e scesero di là contro i Muralti, assalendoli così vigorosamente, che Locarno fu espugnato; i capi dovettero per le montagne fuggirsene; i primarj borghesi furono trasportati a Milano; e per tenere quel posto in soggezione, fu fabbricato un robusto castello; sicchè i rimasti dovettero chinare il capo, rodere il freno, e raccomandare ai loro figli pazienza e vendetta.

Prima che questi avvenimenti si compissero, Francesco Pusterla, secondando in parte i consigli dell'amico e la prudenza, in parte il dispetto del vedersi posposto, erasi ritirato da Locarno, ove si fecero di lui tante beffe, quanti applausi dapprima: e in compagnia ancora di Pedrocco valicava le Alpi per vie, segnate unicamente dallo scolo delle acque, e da qualche croce che additava i passi ove altri viandanti erano caduti in precipizio. Faceva uno strano spettacolo ai profughi nostri quella fila di muli, che, tenendosi sempre sull'orlo dei precipizi, s'arrampicavano tortuosamente, lenti e col capo basso, senza che per l'ampia solitudine altro si udisse che il battere dei loro zoccoli, il tintinnio delle loro sonagliere, e fioccare i giuraddii dei mulattieri. Nel centro della carovana Francesco procedeva sopra un mulo più robusto, tenendosi in groppa il suo Venturino: e pedestre a canto di lui camminava Pedrocco, accorrendo qua e là a dar gli ordini opportuni come uomo esperto, poi tornando pur sempre a sollevare con parole la noja del signore lombardo.

—Oh di qui in Francia si va d'un salto. Io vi sarò tornato trenta volte alla larga. Paese d'ogni bene è quello: a petto suo, la Lombardia non vale la metà.—Come vi si stia a Governo? Mah! di queste cose io non me ne intendo.—Le strade? Faccia conto siano tutte sull'andare di questa che, come sa, l'ha fatta il diavolo. Abissi, precipizi, rovine e frane tra i monti; boschi, pantani alla pianura; ladri da per tutto. I muli però sanno ove tenere i piedi, ed alle volte si compie il viaggio senza che uno se n'accoppi. E poi, che serve aver paura? Se si muore, buona notte: tanto una volta quella corbelleria la s'ha da fare.—Dice bene: il peggio sono i malandrini. Non ha visto come l'abbiamo scappata bella con quelli laggiù? Nel mille trecento, e non mi ricordo quanti, tornavamo da Avignone con sessantamila fiorini d'oro che fumavano. Mi getto via nel rammentare quel bel marsupio. Me gli aveva fidati il santo padre da recare al cardinale del Poggetto, suo nipote o non so che altro, per pagare le truppe ch'egli assoldava onde tenere in senno certe fazioni, ed altre cose che io non me n'intendo. Il santo padre, perchè gli stavano sul cuore, mi diede cencinquanta cavalieri per convogliare i miei trenta muli: cavalieri, le so dir io, che ne tremava l'aria. Si va; si passa fiumi e monti senza incontro: quando insaccatici in una valle della Savoja, io comincio a notare certe faccie che non promettevano nulla di bene, ed avvedermi di un certo armeggio. Pas peur, dissero quei cavalieri francesi: noi mangiare Italiani in un boccone. Ma convien dire non si fossero ben raccomandati a san Cristoforo pel buon viaggio: poichè i Francesi hanno tutte le buone volontà, ma non la divozione. Mentre stavamo, come si fa, votando non una bottiglia, ma una botte, eccoci addosso una banda, Dio sa di quanti. Ferma, dagli, piglia, lascia: quei Francesi parevano tanti Orlandi paladini. Ma bisogna confessare che, per menar le braccia, gl'Italiani non hanno pari al mondo. Insomma quella truppa, ch'erano di Pavia, gettarono a terra i Francesi, e sollevatili dal peso dei cavalli, li rimandarono ad Avignone a piedi come pellegrini; a me poi tolsero la metà giusta del denaro e dei somieri, cosa che non era più accaduta dacchè i Pedrocchi vanno da Gallarate in Francia; e dovetti condurre al cardinal legato quel che mi rimaneva».

Così Pedrocco dava risposta alle varie domande del Pusterla, risposte meglio opportune a distrarlo che a confortarlo. Ma più che al disagio ed al pericolo della via, accoravasi il Pusterla per l'abbandono della patria; e quando giunse sul ciglio del monte che separa le due favelle, arrestossi, guardò di qua, di là, il cielo, la terra: pareva le ginocchia gli mancassero sotto, talchè Pedrocco gli domandò se si sentisse male. Egli rispose sospirando:—Qui finisce l'Italia».

Anche questa era una delle tante cose che il buon cavallaro non intendeva, pure il confortava alla meglio, raccontandogli siccome anche in Francia vi fossero uomini simili a noi, e buone case, e monti, e fiumi, ed erba alla primavera, e messi all'estate e all'autunno le delizie della vendemmia; i Francesi amabili, dilettevoli, sociali, buoni e vattene là: Ma il Pusterla ripeteva:—Non è l'Italia».

Ma una vera Italia (soggiungeva Pedrocco) ella potrà ritrovare in Avignone. Là cardinali, là servi, là camerieri, là poeti, là buffoni, tutto italiano».

Il Pusterla voleva far capire all'altro i disconci che venivano all'Italia dallo starne fuori i pontefici, e le sconvenienze della politica e della religione; ma Pedrocco, protestando che di queste cose non s'intendeva, magnificava le splendidezze dei prelati, e il continuo andare e venire di corrieri, di soldati, di ambasciatori, di roba, di denari, e i bei guadagni che egli ne cavava.

—E conoscete voi colà Guglielmo Pusterla?