I garzoncelli erano svignati dalle botteghe; le madri accorrevano portando in braccio i pargoletti, affinchè abbandonati non piangessero; i signori venivano a cavallo facendosi largo fra la pedonaglia, ed eccitando le maledizioni di quelli a cui si piantavano davanti; ed era una pressa d'arrivare i primi, di farsi più vicini, di collocarsi più opportunamente.
Già in altra occasione ebbi a divisarvi la piazza dei Mercanti, quella che allora dicevano il Broletto nuovo.
Delle due piazze, in cui esso rimane diviso per via del Palazzo della ragione, quella a libeccio, che sin qua conservò maggiori vestigia dell'antico, era appunto destinata al supplizio dei nobili (i plebei si giustiziavano al prato delle forche verso Vigentino): poichè la civiltà, nè troppo affinata nè abbastanza ipocrita, non si dava gran pensiero di allontanare il boja dal giudice, il luogo della sentenza da quello dell'esecuzione. Un palco di tavole posticcio innalzavasi dal mezzo, affinchè maggior numero di gente potesse godere la scena, e su quello veniva disponendo ogni cosa il manigoldo, uomo adusto e tarchiato, i cui robusti muscoli pronunziati si poteano contare, e vedeansi guizzare sotto l'abbronzita pelle del corpo, non coperto che da due rozze brache di pelle, strette alla carne. Fra goffi sghignazzi stava egli col suo garzone saldando due assi fra cui doveva inginocchiarsi la paziente, librando la mannaja con cui doveva farle balzare la testa saggiandone il filo, esercitandovi il braccio.
—Ehi mastro Impicca, questa scala tentenna», diceva il fattorino.
—Lascia pure, lascia (rispondeva il manigoldo). Quei che ci salgono non badano tanto per la sottile: quando discendono, non se la sentono sotto ai piedi».
Alcuni soldati, antichi compagni di Alpinolo, i quali, ordinati dal connestabile Sfolcada Melik a piedi della scala e intorno al palco, contenevano la folla, ridevano a quegli scherzi, applaudivano a' bei colpi che colui trinciava in aria; si ricambiavano le più lepide celie con un'indifferenza assassina, della quale ho trovato poco migliore, sopra un campo diverso, la serena tranquillità con cui un logoro damerino scherza sui sentimenti di una bellezza appassionata, facendole stillar sangue col carezzarle gentilmente una piaga infistolita.
Il più limpido sole che possa vedersi in Lombardia nelle migliori giornate della vendemmia, inondava d'una bianca luce e d'un mite calore le fosche pareti del Broletto, e risaltava sopra quella mobile decorazione di teste, la più parte scoverte, sopra petti ignudi di robusti operaj, sulle intarsiate carnagioni di donne vulgari, sui frustagni e le mezzelane dei braccianti, a cui facevano contrasto i variopinti mantelletti dei nobili, le piume ondeggianti dei berretti di velluto, il luccicare delle corazze e dei bruniti morioni. Pieno stivato era lo spazzo; le altane e gli sporti dei tetti circostanti erano orlati di faccie curiose: alcune dame (ho a dirlo?) avevano fatta ressa di trovare un balcone, un terrazzino, da cui potessero mirare quella infelice, ed onorarla di loro commiserazione. Arrampicati sugli sporti, spenzolati dalle ferriate, saliti uno sulle spalle dell'altro, i ragazzetti facevano dispregi ai vicini, lanciavano motti ai lontani, davansi scappellotti nascondendo la mano, come si fa in grande nella società. Qualche madre, mostrando al suo fanciulletto quell'apparecchio di morte, gli dicea:—Vedi quell'uomo lassù, colla barbaccia così nera e la cotenna così rossa? È quel che mangia i cattivi in due bocconi: è il bau: è il demonio; e se piangerai, ti porterà via».
Il fanciullo sbigottito gettava le tenere braccia attorno al collo di sua madre, e celava il viso nel seno di essa.
Alcun altro facendosene nuovo, forse chi sa? per un ultimo resto di vergogna d'essere vanuto a bella posta,—E chi è (domandava) che hanno da giustiziare?
—L'è (rispondeva il fortuito vicino) la moglie di quel che hanno fatto morir jeri.