—Buonvicino, dei frati della ricchezza di Brera. Ma le ricchezze ch'egli cerca, come ripete sempre il mio signor curato, non sono di quelle che si acquistano col tessere panni. Lo conoscete il mio curato? quello è un uomo! chiedete, domandate, egli sa tutto a mena dito… e…
—Ma cosa diceva il frate al bambino?
—E lui cosa rispondeva?
—E suo padre cosa faceva?» interrogavano tra molti, non badando ai panegirici del sacristano, più che a quelli d'un giornalista.
Qui la Radegonda, ch'erasi alquanto indispettita di aver perduta la tribuna, contentissima ora di poterla riprendere quando nessun altro poteva dar ragguaglio, così ripigliava:
—Piano, piano: parlate voi o parlo io? Certuni vogliono ficcar il naso, e ne sanno un pien sacco. Cosa volete che il frate gli dicesse? Che andasse con coraggio; che da lì a un momento sarebbe cogli angeli in Paradiso.
—E il fanciullo?
—E il fanciullo a non volere; e dire, Lo so; il paradiso è un bel luogo; vi sono gli angeli; vi è il Signore; v'è quella cara Madonna: ma io voglio star qui con mio padre e colla mia mamma: voglio star qui con loro, replicava e piangeva.
—Santa innocenza!» esclamava per istinto di compassione e non senza qualche lagrima, alcuno degli astanti, il quale poi, a interrogarlo se quel bambino fosse stato ben ucciso, avrebbe risposto di sì a non dubitarne. E la narratrice proseguiva:—Allora il frate—chi non l'ha visto! Sapete quando alcune volte, all'estate, la moglie del diavolo fa il bucato, che piove e nell'istesso tempo dà il sole? Così era il viso del frate. Gli cadevano dagli occhi lagrime grosse come i grani d'un rosario, e tutt'insieme sorrideva come un angelo anche lui. E poi diceva al ragazzino: Tuo padre viene con te in paradiso.
Il fanciullo lo guardò con occhi consolati, poi richiese: Ma la mamma?—La mamma, rispondeva l'Umiliato, verrà anch'essa tra poco. Allora il bimbo: Dunque se io stessi al mondo rimarrei senza di loro? E come il frate gli disse di sì, egli si pose co' suoi ginocchi a terra…»