Ma da quei momenti di virtuosa concitazione ben tosto ricascava egli nelle abitudini antiche, spoglie di ogni gentil sentire, e per cui sino i più soavi affetti prendevano del fiero e dell'atroce. Severo, bisbetico, cane, poi a sbalzi cortese ed affettuoso, or accarezzava la donna sua, ora ne conculcava i sentimenti: oggi batteva villanamente chi avesse osato recarle la più lieve noja od esitato nell'obbedirla: domani le comandava colla rigidezza che soleva a' suoi soldati, sottraevasi alle dimostrazioni gentili di lei; teneva insomma i modi più opportuni ad alienarsi un cuor di donna.
Conosceva egli il suo torto, ma non che emendarsene, ne traeva ragione di inviperire; non che farle merito della pazienza onde la meschina tollerava, argomentò che ella se ne vendicasse col tradirlo; argomento vago affatto ma che pure in lui divenne un bisogno, per trovar nella donna un nuovo oggetto di livore. Gli antichi dubbj intorno al giovane Pusterla rinacquero più forti; la pietà di esso parevagli segno di colpa: e poichè il Pusterla tornava sovente da lei, e seco volentieri passeggiava talora lungo quelle rive, colla compiacenza di un giovane che trovò un'anima ingenua ed appassionata; e, qualora di lei parlasse, vi metteva l'ardore che suole la gioventù, non anco avvezza a fingere, a temere, a dissimulare. Ramengo ne divenne furiosamente geloso, o, a dir più proprio, ne colse pretesto di resuscitare la rabbia che i benefizj passati e la presente soggezione gli avevano messa in cuore contro del Pusterla. Con severi rabbuffi adunque intimò alla donna come per conto nessuno volesse più soffrire Franciscolo in sua casa, imponendole al tempo stesso che si guardasse bene dal dire, nè lasciare intravedere a questo il comando del marito. Ordine che costrinse Rosalia a quegli obliqui andamenti, cui tanto spiace alle anime leali il vedersi ridotte dalla prepotenza e dalla ingiustizia; e non isfuggendo questi all'occhio scrutatore del marito, ne crescevano i biechi sospetti.
Se non che Franciscolo abbandonò Lecco per correr colle armi dei Brianzuoli in soccorso dei Visconti, i quali, dall'esercito guelfo crociato incalzati vivamente, si videro fino assediati in Milano. Breve per altro durò il buon vento ai Crociati, stantechè il Visconte, chiamate tutte le forze disperse, non solo liberò Milano, ma a Vaprio diede un tale tracollo ai nemici, che i Torriani da quell'ora perdettero ogni speranza di principato, e i loro fautori andarono sbrancati in varie parti.
Ramengo, secondo che la fortuna delle armi gli faceva scorgere nella donna sua un istrumento opportuno od inutile alle sue aspirazioni, l'aveva o meglio o peggio trattata, ma quando seppe rovinate le speranze dei Torriani, usò maniere di tal rigore, con quanti nel territorio si potevano credere devoti a quella parte, che tutti ne stavano pessimamente.
La Rosalia, che erasi data a credere di poter qualche cosa sull'animo del marito, osò interporre alcuna parola per mitigarlo almeno al suo Giroldello, ma egli avea preso tanta insolenza, che più non si poteva seco: ributtò villanamente la supplicante; poi, come d'un mezzo che più non tornava ai suoi usi, la tolse a tedio, e di voglia se ne sarebbe disfatto quando avesse potuto e celarlo agli occhi altrui, e trovare qualche appiglio onde vincere il residuo di pietà che anche ai più malvagi fa rincrescere l'immolare alcuno senza ombra di colpa.
CAPITOLO VII.
L'ANNEGATA.
Una mattina, la sentinella avanzata della rôcca di Lecco riferì a Ramengo come, sul tardo della sera precedente, si fosse avvicinato alla fortezza, un, non sapeva chi, e aveva vibrato uno strale sul verone dove stava la Rosalia, la quale avealo raccolto.
Divampò alla notizia Ramengo, persuaso che colui fosse il Pusterla, il quale continuasse in tal guisa la tresca colla donna sua per fargli scorno. E gli balenò innanzi l'idea di potere, e disfarsi di lei, e procurare un dolore atroce alla casa dei Pusterla, con un assassinio giustificato dal dover suo di custode: sicchè commise alle guardie che, se mai ciò avvenisse di nuovo, traessero senz'altro sopra lo sconosciuto temerario, l'uccidessero, e zitti.
La sera, di fatto, ecco di nuovo l'uomo si avvicina alla rocchetta: Rosalia, che stava affacciata al balcone, non appena lo vede, slancia di tutta forza verso di lui un sasso; quegli lo raccoglie, ma non appena prendeva la via del bosco per ritornarsene, un colpo di balestra al capo lo stende morto stecchito. Gli furono subito addosso le guardie, e trovarono che non era se non un valletto incognito: nessun segno, nessuna divisa dava indizio dell'esser suo, ma gli rinvennero il sasso, a cui era legato un viglietto.