Ramengo, il quale aspettava col feroce dispetto che provano gl'ingannatori nel vedersi ingannati, quando ricevette la notizia e lo scritto, compose la bocca ad un riso somigliante al ringhio di un lupo che avvisò la preda; congedò gli uomini: sciolse il foglio:—non è indicato a chi sia diretto, ma è la mano di sua moglie, e tra spasmodiche convulsioni, vi legge queste parole:
/# Che dolcezze, da gran tempo sconosciute mi fece provar in tua lettera! Tu vuoi, dunque per amor mio avventurarti a nuovi pericoli? Stringerti anche una volta al cuore, è consolazione, che appena io osavo sperare. Ma se egli ti vede, ne va la vita. Però l'altro domani egli uscirà alla notte a perlustrare i posti sul lago. Appena partito, io esporrò sul verone, a levante, un pannolino, e tu scendi alla portella di soccorso che conosci. Quante cose ti dirò! Sai? il mio seno è fecondo. Possa quel che nascerà somigliare a te! Addio, addio! Come tripudio al solo pensare che tra poco abbraccerò il mio diletto! #/
A gran pena Ramengo durò sino al fine; morsicò il viglietto, morsicò le proprie mani, e sbuffando, bestemmiando, muggendo come un toro ferito, correva di su, di giù, dall'occhio mezzo nascosto tra le ciglia corrugate gettava faville, dalla bocca mandava spuma, colle dita serrate in pugno percoteva i mobili, le pareti, sè stesso: poi rompeva in esecrazioni infernali contro la donna sua, contro il drudo di lej.
Tanto è vero che può la gelosia sorgere anche dove tace l'affetto;—la gelosia, primogenita dell'amor proprio, che non tanto c'inviperisce per la temuta perdita della persona diletta, quanto per l'onta di vederci posposti e svergognati.
Più Ramengo non sapeva dubitare che la Rosalia nol tradisse: chi fosse il complice suo, l'argomentava; i sospetti vaghi erano ormai certezza; non restava che un partito solo—la vendetta.
Il furor suo l'avrebbe tratto in quel punto medesimo a correre addosso alla sciagurata.—Scannarla, cavarle il cuore, strapparle dalle viscere il feto non ben vivo, e stritolarlo sotto ai piedi, erano immaginazioni in cui si compiaceva—e si mosse per darvi effetto; e già ghermiva la spaventata Rosalia, quando gli parve che questa punizione non fosse di lunga mano proporzionata all'enormità dell'oltraggio. Anche il drudo avrebbe voluto cogliere ad una rete:—Oh allora allora!» E si pentiva d'aver lacerato il foglio:—Avrei potuto inviarlo, trar lui pure nel laccio… Ma… inviarlo! a chi? dove? Se non avessero ucciso il vile mezzano, avrei ben io, a forza di tormenti, straziandolo a membro a membro, avrei ben io saputo strappargli il nome dell'infame. Ecco che vuol dire precipitar le vendette! Ma ora, oh l'ho imparato ora: questa sarà lunga, tormentosa… Tremate, o scellerati!»
Sperò che, quantunque non ricevesse la risposta, potrebbe l'amante capitare ugualmente: e però l'altro domani, sull'ora bruna, accennò di doversi partire. La Rosalia lo congedò col solito affetto, coll'affetto che opponeva ai mali suoi tratti, lo accarrezzò:—Perchè (gli diceva), perchè sempre così aggrondato? Io ho paura. Ramengo, sta buono!» e colla delicata destra gli palpava le ispide gote, mentre coll'altra mano abbracciandolo, stringevasi tutta lusinghiera contro il suo fianco: e con quella più tenerezza che poteva, alzava gli occhi gonfi di pianto, verso i torvi e cagneschi di lui.—Sta buono. Mi vuoi bene ancora? Dimmelo! accarezzami: non sono la tua Rosalia? non porto qui dentro un nostro figliuolo? via, un bacio innanzi partire…»
Chi colla pietra infernale gli avesse toccato la viva carne, non avrebbe recato a Ramengo tanto strazio, quanto lei con simili parole.—La bugiarda! la infame! vuol con carezze ricoprire il tradimento: baciarmi e vendermi. Ma ti pagherò della moneta stessa: inganni per inganni».
Tentennò, divincolossi, parve voler proferire alcuna parola, ma non si udì che un rantolo nella gola; tese le mani verso le braccia di lei, quasi per trarsela al seno; indi, come preso d'insuperabile repugnanza, coll'atto medesimo la ributtò fieramente da sè, e senza un'occhiata, senza un motto andossene precipitoso.
Ella sospirò, pianse: erano stranezze pur troppo solite in lui: ma ella non vi si era mai incallita.