Si assettò di nuovo, se lo coricò sulle ginocchia, gli porse una poppa… l'altra…. Ohimè! erano inaridite!… Una notte come quella, in sì fiero struggimento e sì prolungato, ne aveva esausto il latte. Invano il bambino colle avide labbra facea forza di suggere; invano ella stessa le premeva; a forza di dolori ne sprizzava sangue vivo, ma nessun nutrimento. Un'altra idea s'aggiungeva dunque alle atroci da cui era già straziata: l'idea di aver a morire dalla fame, prima che le acque gli inghiottissero.—-Ma no (diceva tra sé), il fiume è violento, molti scogli l'ingombrano; romperemo a qualcuno… Ecco là in fondo come spumeggia intorno a quel masso… ecco là come pare si precipiti. Ivi sarà l'ultimo tratto, sarà la fine di tante pene.—Ma, e il mio bambino? tu, frutto delle mie viscere? Perir anche tu? perire innanzi di aver gustato la vita? innanzi di aver altro provato che pochi giorni di pianto? O mio Dio! Dio mio! salvate quest'innocente! O angelo suo custode, venite, levatelo sulle vostre ali, portatelo a salvamento! e me, me lasciatemi pur al mio destino, non piangerò, non gemerò, morrò contenta, solo che sopravviva il figliuol mio… Ma che? tu vagisci?… poverino! hai tu fame? Oh trista me! Desolata me! E non avere onde ristorarti! o doverti vedere a languire, e forse a morire fra poco!
Le tornavan copiose le miserabili lacrime, ed ancora porgeva il capezzolo al figliolo, ma ancora senza frutto! onde, convulsa, disperata, chiamava, strideva;—non rispondeva nessuno; nessuno l'udiva… Illanguidita, piegavasi sovra il pargoletto, giungeva le sue alle labbra di lui, nell'atto del colibrì quando porge la lingua a suggere per alimento agli aerei suoi pulcini.
Rapido intanto, tortuoso caracollando scendeva il navetto. Qualche casipola di pescatori, qualche mulino scorgeva di distanza in distanza; alcun contadino, alcun boscaiuolo, alcuna lavandaia, intenti alle opere loro sulla spiaggia, ove n'era alcun lembo, se vedeano quella barchetta di lontano, la fissavano un tratto; qualcheduno esclamava:—Strano gusto d'andare giù pel fiume ora che è così grosso!»
Ma altri soggiungeva:—Non vedi che non ha remi, nè timone? È una barca che si perde.
—Si perde? Corriamo ad ajutarla. Malann'aggia la guerra che ci tolse i nostri battelli!»
Correvano, e non sapevano dove, e gridavano verso la barca, e alcuno affrettavasi ai posti dov'erano le sentinelle e le vedette, ma prima che fossero arrivati, l'acqua superba avea tratto innanzi la navicella così che più non potevano se non guardarle dietro ed esclamare:—Povera gente che v'è dentro! Gli ajutino le anime del Purgatorio!»
Il fiume, che in quello spazio corre a rotta anche ne' tempi ordinarj, ma a vero precipizio quand'è gonfiato, giunto al luogo che chiamano il Sasso di San Michele da una chiesuola erettavi dalla timorosa pietà, entra in un letto più angusto, con furia ancor più minacciosa. Dico il luogo appunto, ove, tre secoli dopo quel tempo, venne aperto a gran forza ed artificio un canale navigabile, che dal sovrastante villaggio è denominato il Naviglio di Paderno, e che con moltiplicati sostegni modera l'acqua in modo, che senza guasto le navi discendono l'altezza di ventisette metri nella traccia di un miglio o poco più.
Nulla eravi allora di ciò, e il fiume in balia di sè stesso dando volta, s'insaccava in quella stretta, che oggi ancora, benchè difesa da salda e fitta travata, mette i brividi ai pochi naviganti che s'avventurano a passarle da lato, e che ripetono al piloto, ai rematori, di tenersi ben rasente alla riva opposta, mentre si raccomandano al Signore, e rammemorano i non rari casi d'infelici, che l'inesperienza o l'impeto strascinò attraverso per le Trecorna, come vien chiamato quel gorgo. Di qua e di là del quale ergesi a picco una montagna, da cui i secoli divelsero enormi catolli, onde è seminato ed irto quel varco. Alcuni si alzano giganti da emulare i greppi laterali; altri sporgono appena a fior dell'acqua la cima tagliente; dell'acqua che, riurtata fra i massi, spumeggia loro intorno, si ritorce in sè stessa vorticosa, ruggisce sì che da lontano se ne ascolta il frastuono, come da lontano se ne vedono balzare le spume ad incanutire i più erti scogli, e diffuse in minutissima spruzzaglia, ingombrar l'aria d'una nebbia trasparente, e colorarsi dell'iride, rinfrangendo i raggi del Sol levante e del morente.
Intese la Rosalia il grave e minaccioso frastuono, poi vide quell'abisso; in soprassalto di terrore si scosse dal momentaneo assopimento, cacciossi le mani nelle chiome irte sul capo; aperse quindi le braccia, le tese colle dita aggranchite, spalancò gli occhi, la bocca ad un ah! disperato quando la barca fu presso, quando venne dal vortice strascinata. Al primo sobbalzo si credette morta; premette al seno il bambino, quasi il suo seno potesse sottrarlo da quel furore; avventò uno sguardo ansioso sulle rive, quasi lusingandosi che le potesse bastar la forza per recare, sventurata! attraverso quell'impeto, fin colà il diletto suo peso.
Udiva frattanto il fondo della barca crocchiare strisciando sul fendente dei macigni: era diguazzata ora dalle onde che sovverchiavano il legno, ora dal piovoso polverio, in cui quelle si risolveano frangendo contro i ronchioni; ogni nuovo fiotto era una trafittura; nessuna era quella della morte. La morte coglie bensì l'uomo, contento fra le lautezze della gioja, ma risparmia l'infelice quando la invoca siccome termine delle sue miserie.