Posò il bambino sullo scannello di prua, e inginocchiatasi e sporgendosi da una proda, cominciò colle mani a imitare l'ufizio di remo, se mai riuscisse a farsi più presso alla riva. Il navicello si moveva, sì, ma aggirandosi intorno a sè stesso, senza nulla guadagnare verso il lido, talchè, stanca, rifinita, scoraggiata, tornò la dolorosa a sedersi, a levarsi in grembo il fanciullo, a coprirsi gli occhi con le mani, a piangere ancora, a fantasticare.
—Questa notte, per lunga, per ambasciosa, passerà: verrà il mattino; alcuno comparirà, mi farò sentire; sarò aiutata, tratta a riva… E poi? che farò io? dove anderò? Ritornare a lui?… ma se egli mi ha scacciata… se ha decretata la mia morte… E la gente?… che dirà la gente se mi vedono tornare a questo modo? Comprenderanno il fatto, me incolperanno di tradimento, Ramengo di violenza. Che ne sarà di lui? di me? Che avesse egli a soffrire per mia cagione? Oh Dio! Dio!» e raddoppiava i gemiti, alzava le strida: strida da passare il cuore, ma che si perdevano inesaudite nel silenzio dell'ondosa pianura e della notte arcana.
Solo, tratto tratto riscosso da quelle, il fantolino mesceva ad esse i suoi vagiti; ella carezzandolo allora, baciandolo, porgendogli la mammella, il tranquillava; e, quasi avesse intendimento, gli diceva:—Dormi, fanciullo mio, viscere mie, dormi. Questi mali almeno tu non li senti, tu. Ma la povera tua madre!… Oh! sono io, vedi; sono io che ti ho dato la vita, son io che ti nutrisco di me stessa, che ti alleverò, che ti educherò. E guarda! ora son qui, di notte al bujo, sola, in una barca, nel mezzo di un lago che non ha fondo… non ho un palmo di terra dove posare i piedi; non un sasso dove declinar la testa. Ma tu intanto, tu almeno riposa. La tua cuna, la morbida coltricina ti aspettano invano stasera, ben mio; pure hai le mie ginocchia per letto, hai per guanciale il mio seno: il seno di una madre: puoi tu desiderar di meglio? Oh no? Tu poppa in pace. A me sola i guaj, a me la tempesta, a me l'inferno. O Signore! O Madonna santa! Ma voi, Maria, foste anche voi madre, anche voi portaste un bambino, e fu cercato a morte, e vi toccò di camparlo fuggendo. Deh! traetevi a compassione di me; guardatemi dal cielo, datemi forza di passare questa notte, quest'angosciosa notte, questa notte d'inferno».
E si segnava, segnava il bambino, bisbigliava le sue preghiere, e un poco di pace sembrava pure stendersi sovra quell'anima ambasciata. Le chiuse gli occhi una stanca calma; un lieve sonno la tolse all'ansia del presente. Ma breve. In sobbalzo si svegliò, riaperse gli occhi, non bene ancora sdormentata, credendo trovarsi nella propria camera, nel letto consueto, ma tantosto guardando, toccando, si riconobbe, ricordò dov'era, come v'era arrivata.
Coll'appressarsi della mattina, erasi levato una brezza sottile e frizzante, che la faceva intirizzire e batter i denti, e che, ajutata da quella che gli idraulici chiamano contrazione della vena, spingeva, lentamente sì, ma sempre in giù la barchetta. Foschi nuvoloni si erano pure addensati attorno alle creste della Grigna e del Resegone, che incalzati dai venti delle diverse gole, di qua, di là avanzandosi come due schiere nemiche, avevan tutto ottenebrato il cielo. Poi spesseggiavano i lampi, un tuono sordo brontolava, cominciò la pioggia, si fece dirotta, ed una furiosa tempesta si gettò sul lago. La Rosalia si volse a guardar Lecco, sempre più s'andava quello discostando; e per quanto al tetro guizzo dei lampi ella aguzzasse le pupille, nessun soccorso vedeva comparire, nessuno più ne sperava.
Allora si presentò al pensiero della costernata la probabilità, indi la certezza di un caso peggiore, che dapprima nol si fosse immaginato; allora cominciò a capire che l'alba dovea, non che terminare i suoi patimenti, esacerbarli.
L'acqua cadeva come se la versassero; dove ripararsi? come? La barca non aveva padiglione, non tenda; già il brontolio dei tuoni e lo schianto delle saette avevano svegliato il bambino, e le braccia materne non bastavano a schermirlo. Dapprima, ella si trasse la sottana in capo, e sotto a quel tetto sè medesima e lui protesse; ma l'acqua incessante ebbe ben presto inzuppati gli abiti che grondavano, ond'ella si batteva il petto, stracciava le chiome, percotevasi il capo; più non vedeva, più non sentiva. Coricò il fantolino sul fondo, ove più rialzato lasciava un po' d'asciutto, indi messasi carpone, appoggiata sulle mani, si fece tetto a quello; e in sì penosa attitudine, porse al bambino la poppa, al modo che sogliono le belve delle foreste.
Scarso partito anche questo! All'acqua trapelata la sera per le fessure, aggiungevasi ora quella che il cielo rovesciava; le ginocchia, le gambe di lei ne erano immollate; pure, pazienza! tollerava. Ma sempre più alzandosi, dal peso medesimo determinata, saliva l'acqua anche dov'era posato il bambino, onde la misera più non sapeva che farsi, come schermirlo. Si levò di dosso i panni, e inzuppandoli nell'umore entrato, li spremeva fuori dalle prode; facendo pala delle mani accostate, buttava fuori l'acqua; ma in questa fatica di tanto stento e di piccolo profitto conveniva lasciar discoperto il fanciullo che tutto si infradiciava, che correva pericolo d'annegarsi. Spossata, la Rosalia tornò a collocarsi carpone, strinse il fanciullo contro il petto, e piangeva e pregava, mentre intanto continuava la pioggia come Dio la sa mandare, e l'aria di tramontana cacciava il battello all'ingiù. Tratto tratto sollevando il capo, essa vedeva traverso a quel diluvio, passar sulla riva i casali e le terre, e come venne là dove alla Rabbia dopo Olginate, il fiume piglia un corso violento, sentì trabalzare, aggirare vorticosamente il suo legnetto: si credette sommersa,—baciò il bambino, e raccomandò l'anima sua al Signore—l'anima sua e la vita del suo poppante. Ma dopo sospinta alquanto dalla corrente, e respinta dalla ritrosa, si trovò in mezzo alle acque che riposavano di nuovo, lentissimamente inoltrata dal vento che scemava di forza.
Oggidì le molte palancose, che, o per comodo della pescagione, o per dedurre l'acqua ai mulini, furono piantate in quel lago ove torna a restringersi per formare il fiume dell'Adda, lo impigriscono talmente, che fra Olginate e Brivio può dirsi un paludo morto, ingombro di alghe e di cannuccie. Ma in quel geloso tempo servendo di frontiera, non permettevano i signori di Milano che rimanesse rallentato da qualsifosse ingombro, sicchè sbrigliato scorreva; oltrechè, essendo, come abbiamo accennato, rigonfio per le nevi sciolte e per frequenti acquazzoni, versavasi per quell'unico suo scaricatore, e seco traeva la navicella di Rosalia. All'avvicinarsi d'ogni casa, d'ogni villaggio, quante speranze sorgevano in cuore della meschina che alcuno la vedesse, la sovvenisse! Ma era troppo di buon mattino: pei timori di guerra nessuna nave, come abbiamo ripetuto, solcava allora quel fiume, e la direzione della corrente la trascinava verso la riva sinistra, deserta di abitazioni.
Anche a Brivio da ultimo passò innanzi, e come vide scostarsi pure questo castello, come si sentì trasportata rapidamente dal fiume, che sotto di quello scende a scorsa, si diede per senza scampo perduta. Il temporale, secondo suole in quella stagione, erasi presto sfogato; e Rosalia, alzando gli occhi, vide lo stesso vento che avea addensate le nubi, spingerle ora lontano, al modo onde si dileguavan le sue speranze, e spazzare la volta del cielo, sulla quale cresceva il sole. Ma qual pro che il cielo cessasse d'ispirarle sgomento, se non minore glielo infondeva la rapidità dell'Adda, che, raggirandola, barellandola, la traeva frammezzo a isolette, a selve, a dirupi, ove non avvisava un abituro, un campo coltivato? Gli occhi di lei più non avevan lacrime, non più voce la gola; e quelle ore di spasimo le avevano impresso sul volto un solco profondo, come anni ed anni di cordoglio, come un'ora di colèra. Con una stupida maraviglia levava gli occhi al cielo, li girava sulle spiaggie che le si involavano dai lati, li chinava sulle acque che spumavano, rumoreggiavano, facevano vortice dinanzi al serpeggiante navicello; ma sempre finiva col fissarli sovra il suo pargoletto con un amore più intenso, quanto più s'accostava alla disperazione.