Era la prima volta che, dopo la sua malattia, essa rivedeva il cielo aperto e sereno, il lago, i monti; tutta ne tripudiava, e come a chi esce da prigione, il petto parea dilatarsele nel respirare quelle arie così soavi, così vitali. Scesi laddove il lago slanciava quietamente le ondate sovra le arene del margine, quietamente, benchè lo squagliarsi delle nevi montane e la stagione oltre l'usato dritta alle pioggie, l'avessero straordinariamente gonfiato, là sovra un muricciuolo sedettero, contemplando quella pianura ondosa, che neppure da una barca era solcata, perchè i sospetti guerreschi le avevano fatte colar tutte al fondo. La Rosalia ora guardavasi alle spalle il Resegone, dalle cui cime merlate il sole ritraeva gli ultimi raggi; ora dinanzi, il varco della Valmadrera in cui la luce tramontando parea ricoverarsi, come il sangue al cuore d'un moribondo; e accarezzava il lattante suo, lo vezzeggiava, e parlandogli come se veramente egli potesse intenderla e risponderle, diceva:—Apri gli occhi, amor mio: aprili, guarda questo bellissimo spettacolo. Vedi là i monti? Un giorno li conoscerai ben tu. Sulle loro coste, fin sulla vetta inseguirai i cavriuoli, lesto tu pure come un cavriuolo, godendo l'aria pura, i lieti soli, la libertà. E quando sarai di qui lontano, salirai su qualche poggio, su qualche torre, per discernere ancora quelle creste: piene delle memorie di tua fanciullezza. E questo lago? Mira: c'è dentro un altro bambino, bello come te. Ma un giorno tu v'andrai per entro davvero a nuoto, lo solcherai in barca.

—E perchè (l'interruppe Ramengo), perchè non andiamo un tratto noi pure in barca?

—Sibbene! (ella esclamò): purchè a te non ne incresca la fatica.

—Oh al contrario; è uno spasso, un esercizio.»

E in due salti fu al molo, ove sotto chiave si custodivano due navetti per servigio del cartello, gli unici lasciati in tutta la riviera; e dati i remi all'acqua, vi raccolse la Rosalia, che sedette sulla prora col fanciullo, mentre Ramengo battea la voga. Scesero così giù giù per la riva, su cui oggi va crescendo la città di Lecco: passarono sotto al ponte, pochi anni prima gettato dal signor Azone, e seguitando fra Pescate e Pescarenico, vennero dove l'acqua dilatavasi in ampio bacino. Intanto era sparito affatto il giorno; le cime circostanti spiccavano nette e brune dall'azzurro fosco d'un cielo senza nubi: e i naviganti, essendo nel mezzo, appena distinguevano la riva: ma dalle finestre delle scarse casipole vedevano esalare il fumo del fuoco a cui la povera gente coceva quel poco di cena che l'interrotta pesca permetteva. Tutto era pace intorno e dentro alla Rosalia, che inondata di soave giocondità, posava la bocca sulla madida fronte del dormente bambino; allorchè d'improvviso Ramengo batté fieramente del piede sul fondo del navetto, sicchè tutto lo squassò, e fece trabalzar la madre e destare in sussulto il fanciulletto. Indi urlò:—Traditrice infame! hai creduto celarmi le sozze tue tresche. T'ingannasti. So tutto: e l'ora del castigo è battuta. Scellerata, muori».

Sbigottita: cogli occhi, la bocca spalancati; pallido il viso; con una mano serrandosi al seno il pargoletto, protendendo l'altra colle dita irrigidite in atto istintivo di difesa, voleva la meschina rispondere, domandare, pregare: ma non gliene lasciò tempo l'infellonito, il quale slanciati nell'acqua i remi, si avventò egli pure nel lago. La Rosalia mise uno strido, in cui sonava l'accento della disperazione; coperse gli occhi, allorchè lo vide gettarsi dalla barca; scoprendoli poi, al fioco barlume del crepuscolo potè vedere come, nuotando, egli guadagnasse la riva.

Cessato allora lo spavento pei giorni del marito, rimase dapprima attonita e tolta di sè, dubbia se fosse un sogno; poi quando cominciò a rinvenire, volse il pensiero sopra sè stessa, e sopra la sua situazione. Sola, in mezzo d'un gonfio lago, in piccola barca, senza remi per aiutarsi, sola con un bambino, la cui vita le era più cara della sua propria! Ruppe alla prima in un pianto angoscioso, e le lacrime piovevano sulla faccia dell'ignaro lattante. Ma tantosto la scosse dal doloroso letargo il sentirsi bagnare le piante. Quel vendicativo avea strappato il capecchio ond'ora calafatato il legno, sicchè l'acqua vi trapelava lenta lenta per le commessure. Stette la tapina coll'occhio incantato sul fondo della barchetta, e parve consolarsi.—Un'ora, due al più, e sarà empita: affonderà: io con essa… e sarà finito quest'inferno.—Ma… e il mio bambino?»

A tal pensiero rabbrividì; e affaccendandosi allora nel cercare salvezza, quanto dapprima disperando aveva agognato la morte, si strappò a furia dal capo, dal petto i veli, e con quelli si pose a ristoppare le commessure, attentissima coll'occhio, coll'orecchio, se da veruna fessura trapelasse acqua ancora; e quando più non le parve, si consolò, riprese il fanciullo, sedette, guardò a questo, guardò alla riva, guardò al cielo… Il bambino era sopito: la riva lontana, silenziosa come l'egoista alle miserie dei suoi fratelli, il cielo bello, limpido, qual suol esser al terminare di maggio in quelle floride parti della florida Lombardia, la luna scema spuntava allora di dietro i monti dell'Albenza, le cui vette si disegnavan sovra il profondo ceruleo dell'aria per la quale scintillavano migliaja e migliaja di stelle.

Quante sere, lucide come questa, avea la Rosalia passate nell'amorevole e gioconda compagnia delle amiche, presso ai parenti, spensierata fanciulla, lieta di placidi gaudii, di allegre fantasie! E dopo sposa, quante volte, in quell'ora, sul battuto della rocchetta erasi badata ad ascoltare i malinconici concenti dell'usignuolo, od a spingere lo sguardo giù verso la riva e per lo scarco delle colline, se vedesse tornare lo sposo!—Ed ora? L'idea dello sposo le richiamava alla mente i più minuti casi del passato; gesti, parole, tratti, che avevano voluto o non vedere o interpretar in bene, ed ora le rivelavano una miserabile tela di sdegni covati, di meditate vendette. Da lui condannata di colpa, onde non si conosceva rea, di cui poteva giustificarsi con una parola, condannata a penare qui, com'ella si credeva, una notte intera, nel deserto delle acque, fra il disagio e la paura…—Oh! che nessuno mi venga a soccorrere?… Nessuno?… Certo egli a quest'ora è giunto al castello; entrò in casa, rivide i luoghi pieni delle memorie de' nostri primi giorni di felicità; nessuno gli si fece incontro a festeggiarlo; rivide il letto, rivide la cuna,—la cuna vuota; si ricordò di me, del bambino che non ha colpa; s'è pentito d'averci messi a questa croce, e corre a salvarci. Oh! saprò ben io dissipare i suoi sospetti: saprò bene col doppio di amore quietargli ogni sdegno… Mio Ramengo! ancora mi vorrà bene, m'abbraccierà ancora. Ecco, la sua destra è sotto al mio capo; la sinistra mi accarezza, e tra noi due è questo caro fanciullo, e ci baciamo tra noi, e lo baciamo lui. Ve'! qualcosa di chiaro s'inoltra nel fondo… È senz'altro la sua barca.»

Il lume si avanzava lento, eguale, ma pallido, azzurrognolo, accostavasi alla barca;—era un fuoco fatuo che seguitando si disperdeva. La Rosalia, che al suo avvicinarsi aveva mandato il grido di chi implora soccorso, che coi palpiti ne aveva misurata la distanza ed il lentissimo procedere, come anche questa speranza dileguò, sospirava, piangeva, piangeva.