Ramengo, comunque fiottasse dentro, lo prese, il guardò fiso fiso, gli accostò le labbra alla faccia, e lo baciò o ne fece le mostre. Ma una furia di baci gli prodigava la madre, che in estasi d'amore, di contentezza, sentendo tutta la beatitudine d'essere moglie e madre, amata e amante, non poteva saziarsi d'osservarlo, di carezzarlo; lo fasciava, lo snudava, l'adornava, l'atteggiava; traboccando sopra di esso quell'eccesso d'affetto, che non le era dato versare sul marito.

Ma pel marito quella scena era una prolungata tortura: non vedeva nel bambino che un frutto del delitto: non vedeva in lei che una infedele: e più gli appariva tenera ed amorosa, più la esecrava come scaltrita ingannatrice.—Tante carezze, per qual altro fine che per ingannarmi? È sì affettuosa a quel fanciullo: qual meraviglia? Lo concepì dagli infami suoi amori». E guardandolo, nol trovava per nulla somigliante a sè: quegli occhi semichiusi, quel malatticcio pallore, quella cascante gentilezza d'un neonato, punto non gli pareano ritrarre de' suoi robusti lineamenti, del fuoco del suo sguardo.—No, no: non è mio figlio. L'iniquo Pusterla m'ha oltraggiato. Mal per lui, giuro a Dio! Per ora muojano madre e figlio, verrà l'ora, oh verrà anche per lui».

Così diceva tra il suo cuore; ma lo dissimulava, e in atti mostravasi calmo colla moglie, le dava del buono per la pace, tanto che la Rosalia ne rimase confortata, perdonò facilmente—e che non perdona l'amore? e come non è ingegnoso a trovare scuse alla persona diletta?—Egli lo ama certo: oh come non amare quest'angelo? l'ha baciato: e ogni giorno più lo amerà. E quando col primo riso lo saluterà? e quando articolerà una parola? E la prima che l'insegnerò sarà babbo. Appena potrà mutare i passi, caro fanciullino! correrà da me a lui bamboleggiando, gli si avvinghierà alle ginocchia, e gongolando gli ripeterà, babbo. Esso dimentica per lui le cure, la guerra, le armi: umano si curva, il toglie fra le braccia, lo paleggia, se lo leva sulle spalle, sul capo, lo bacia e ribacia, poi viene a deporlo sul mio grembo. Crescerà poi; verrà grande, bello, robusto come lui: tutti lo guarderanno; e gli stranieri e le donne chiederanno; chi è quel pezzo di giovane? Ed io e Ramengo ne esulteremo, e vedremo in lui il conforto dei nostri vecchi giorni.

Questi sogni passavano per la mente della malata, intanto che porgeva medicamenti e latte al fantolino; e da questi ricreata, a poco andare tornava in vigore, lasciava il letto, ricompariva per la casa. Poichè Ramengo le si offriva mansuefatto e gentile, la Rosalia, non che sgombrare ogni corruccio, fin la memoria depose del maggior torto che ad una madre possa recarsi, un insulto al suo bambino, e tornò tranquilla come prima, e festiva nelle nuove cure, nel nuovo affetto.

Poco tempo dopo ch'ella fu risanata,—era sull'imbrunire d'un giorno di maggio, bel tempo, quieto; il primo calore rendeva grazioso il soffiare dell'aria vespertina, e Ramengo disse alla moglie:—Vedi bella sera. Che non usciamo noi a far due passi? te ne dovresti trovar meglio».

—Volentieri», esclamò in tripudio la Rosalia, di nulla più desiderosa che di cogliere ogni prova d'affezione venutale da lui, per volergliene sempre più bene.

—E il bambino? (soggiungeva) Lo coricherò, è vero? Attendi tanto ch'io l'abbia addormentato.

—Perchè nol recheremo anch'esso? (rispose Ramengo) O forse ti da noja il portarlo?

—No! (esclamava ella affettuosa) «Oh non sai come ad una madre sia gradito peso il proprio figliuolo? Non l'ho portato io tanto tempo qui?»

Così dicendo, l'avviluppava in un pannolino, e di costa al marito, si avviava. Uscirono dalla rôcca, e presa la china, vennero verso il lago.