—Neppur io: dunque buona sera.
—Tutt'ora che mi vogliate, sul terraggio di porta Tosa, lo sapete. Addio, compare, buona sera.
—Schiavo, Beccalò.—Dormi bene, Peregrosse»; e quei crocchi si scioglievano, come un muro sotto alla mano del mastro che demolisce; versavansi per le vie ad uno, a due, a più, difilandosi alle loro casipole, al Guasto, alla Vetra, al Broglio, dove la poveraglia abitava, stivata sino a venti per camera, uomini, donne, fanciulli alla mescolata. Tra via seguitavano a parlottare, a brontolare, a rinfocolarsi a vicenda. Giunti ciascuno sulla propria soglia, nel dividersi dalla compagnia, in atto di far mari e monti, si danno certe strette di mano che fanno spalancare le bocche, ed entrano nelle loro cameruccie. Colla prima sera i poveri allora si mettevano a letto per potere colla prima alba essere ai mestieri; e i lumi erano una rarità. V'è dunque bujo, se non quanto le rischiara qualche raggio di luna, che batte attraverso le impannate di carta oliata. All'aprire risoluto ed impetuoso dell'uscio, la moglie alza il capo dal piumaccio, domandando perchè più tardi del solito; quattro o cinque fanciulli, che le posano daccanto, e che furono tenuti svegli fin allora dalla fame, chiedono al babbo che cosa portò da cena: ma i babbi infuriati non badano, non rispondono nè a donne nè a ragazzi, ed acceso un lumicino a mano, s'inviano a spiccar dal muro, a trarre di sotto al letto le loro armadure: scoprono la barbuta che era stata di loro padre e del padre del loro padre, ammaccata dalle asce fraterne e dalle straniere; cacciano a mano lo stocco; tentano il ferro della lancia, e si danno a spazzarne la polvere e i ragnateli, a dirugginare, ad ugnere, ad affilare, a provarsele in capo, al dosso, in pugno, ad armeggiare, facendo fischiare gli spadoni a due mani sovra il capo dei coricati.
A tale scena le povere donne balzano sgomentate dal letto, avvolgendosi un cencio intorno alle nude carni, che le camicie erano un lusso di pochi, ed—O cara Madonna, di San Satiro! (esclamano) cosa c'è—che fai?—perchè così scalmanato?—T'è accaduto qualche incontro?—Te n'hanno fatto una grossa?» e piangono, e fansi il segno della croce; e i ragazzi, vedendo la madre a piangere piangono anch'essi, s'aggruppano con una meraviglia paurosa attorno al padre, pregandolo a dire cos'è, cos'ha da succedere, a non lasciar piangere la mamma. Egli, così fra l'allestire l'armatura, risponde con parole ricise e a spizzico!—Eh, niente… non v'è niente… Toglietevi fuor dei piedi… Che volete mai saper voi, tenerume? preparo le armi perchè… perchè… è sempre bene trovarsi all'ordine. Non è niente, vi replico: via, volete finirla? che serve piagnucolare? ci vuol altro che lagrime. Sangue ha da essere: sangue.—Per me non sarò il primo, ma giuraddio se mi schiacciano la punta d'un dito… Cani! gliela faremo vedere.—I Milanesi son buoni, ma non di là da buoni. Pazienza e pazienza va bene; ma poi la scappa, e rotto una volta il ghiaccio, saranno guai. Brutti mostacci!…»
Queste e più violente parole, dette coll'energia del dialetto e coll'espressione dell'ira, sono atte a ben altro che a tornare tranquille le agitate famigliuole; onde per quella sera è un sbigottimento, una sospensione, un trambusto. Di cenare nemmanco si parla: ma ogni tratto affacciarsi e tender l'orecchio ansiosi al minimo bisbiglio: e sgomentarsi, ed accorrere ad ogni ubbriaco che schiamazza, ad ogni battente che si rabbatte più risoluto: poi da un balcone all'altro chiamarsi a nome, e—Compare, niente di nuovo?
—No, niente; e voi?
—Neppur io»; e tacere un istante per replicare un momento dopo con un altro la stessa domanda, la stessa risposta.
A poco a poco però quell'ardore sbollisce: le donne pietose, i vecchi prudenti riescono a mandar a letto gl'infuriati: l'ultima parola è una minaccia, ma intanto le impannate una dopo l'altra si ravvicinano; i lumi appena trapelano dalle accostate finestre, poi si spengono, e tutto rientra nell'oscurità, nella quiete.
Alla mattina, svegliati tra il sì e il no, in mezzo al pacifico sbadiglio consueto si risovvengono del tramestio, della furia schiamazzante di jer sera; se ne vanno lentamente rivocando alla memoria le ragioni, i successi: traggono il capo di sotto la coltre;—Come? già chiaro!» Tendono l'orecchio, sentono la calma solita, il solito tranquillo ronzío delle altre mattine. Sbaldanziti dunque e tutti calma, tranquillamente stirandosi, tranquillamente mettendosi in dosso, tra il fare si affacciano alla finestra.—Tutto è quieto: le botteghe ancora chiuse: le campane non suonano che a mattutino o a messa; lattivendoli, ortolani, mastri muratori, braccianti s'avviano alle loro faccende consuete.
—Tanto meglio! (esclamano). Sia ringraziato il Signore».