Vero è però, che, essendo già trascorsi alquanti giorni da quella prima sfuriata di guardie, di bandi, di sospetti, e credendosi omai presi o scampati tutti que' gran nemici dello Stato, meno attento occhio si aveva sopra coloro che uscissero. Anche le perquisizioni della finanza non mettevano a rischio i nostri viandanti, atteso che gli Umiliati godevano esenzione dal dazio di dieci soldi terzuoli, che ogni pezza di panno pagava all'uscire. E poichè un portinajo veniva eletto a voce di popolo per ciascuna porta della città, che vegliasse onde veruna frode non fosse fatta nella riscossione, alcune erano affidate agli Umiliati, cioè la porta Giovia, la postierla delle Azze, e questa del Guercio d'Algiso, dalla quale appunto avevano a passare i fuggiaschi.

All'avvicinarsi dunque del loro carro, come fu conosciuto essere merce dei frati, nessuno venne a farne la veduta: i due Umiliati di guardia esclamarono—Pace, fratelli»: e—Pace anche a voi», rispose Buonvicino: ed uscirono. Quando si trovarono allargati nella campagna, Franciscolo osò alzare gli occhi, girarli intorno, rimirar ancora quel bel cielo lombardo, imporporato dall'aurora, e che viepiù gli pareva bello dopo che da molti giorni nol rimirava se non attraverso una socchiusa finestra. Chiamò il figlioletto, che fin allora si era tenuto quatto, colle mani sugli occhi, senza trar fiato, al modo onde si rimpiattano sotto le coltri certi mal avvezzati, per paura delle fantasme. L'innocente rizzò il biondo capo, e la prima cosa fu un sorriso al genitore il quale se lo levò fra le braccia, teneramente baciandolo e ribaciandolo: e gli disse:—Ora siamo salvi».

Venturino corrispondeva a quelle carezze, poi fissando in volto al padre due occhi d'inesprimibile tenerezza, domandò:—E la mamma?»

Come potevano rispondergli i due se non col dare in uno scroscio di pianto? e ricorrendo su tutti i casi del vivere suo con quella sventurata, Francesco stette un momento rivolto verso le torri che s'abbassavano della sua terra natale.

Oh, la patria, quando la si abbandona è pur cara! E quando la si abbandona a quel modo! quando vi si lascia tanta parte di sè!

Una volta usciti di città, potevano i nostri profughi riguardarsi come in sicuro. I Governi d'allora, tutti impeto e di forza e poca astuzia, neppure sognavano la raffinata oculatezza dei secoli moderni. Quindi nè posti di gente d'arme, nè squadriglie di birri, nè chi cercasse dell'esser vostro, nè le mille cautele onde nei tempi colti la Polizia tutela la pubblica tranquillità. La gente poi della campagna non aveva, come la cittadina, sofferto l'influenza corruttrice della Corte e degli artifizj dei tirannelli; e come serbava più vive le ricordanze della goduta libertà, nutriva costumi schietti, compassionevoli: quei costumi che si alterano fra le egoistiche importanze della città, e che non furono ancora, per fortuna, disimparati affatto dai più lontani abitatori della campagna lombarda. Quindi da per tutto, nei riposi del lento loro viaggio trovarono liete accoglienze, cordiale ricovero.—Pace a questa casa ed ai suoi abitanti», esclamava frà Buonvicino entrando: e il padrone di casa correva loro incontro, levandosi il berretto:—Oh entrino i servi del Signore. Dove vanno, e' portano la benedizione come le rondini». E accomodatili di quel che abbisognavano, e chiesto con ingenua curiosità donde venissero, ove andassero, come prosperassero i traffici, quanto si vendesse il braccio di panno, con altrettanta ingenuità raccontava le sue faccenduole, domandava un parere, esponeva un affanno.—Oh! la brina questo aprile ci portò via mezzo il frumento. Ma le vigne mostrano bene.—Mia moglie? la poveretta è morta. Eh! se la ci fosse ancora, non vi sarebbero questi garriti colla mia nuora, che se la dice male cogli altri di casa. A proposito, il suo ultimo bambino, che non fa ancora l'anno, ha i bachi. Queste donne dicono sia qualche cosa di peggio, qualche malía: c'è qua una vecchia nostra vicina con cert'occhi, che…. Basta! loro sacerdoti non vorrebbero si pensasse male. Pure… farebb'ella la carità di benedirlo?»

E frà Buonvicino benediceva il fanciullo malescio; esortava la nuora a conservarsi dabbene, e augurava all'ospite una ricompensa di poco in questo mondo e di godimenti nell'altro.

A Varese, il carro dei panni doveva far capo alla casa degli Umiliati di colà, che ancor chiamano la Cavedra. Quivi il Pusterla mutati abiti, si separò col figlio da Buonvicino.—Addio (esclamava questi intenerito). Vedi le parole scolpite sopra del nostro convento? Spera in Deo. E tu le scolpisci in cuore. Riposa le tue speranze in quel Signore che dà una patria anche alla capra silvestre, e guida nel loro passaggio le rondini pellegrine. Egli è da per tutto e per tutti: ed a chi lo invoca di cuore piove sull'anima consolazioni, che il mondo non sa dare e non può rapire: Invochiamolo insieme: preghiamo che una volta ancora ci possiamo rivedere—rivederci in pace e in amore, a giorni più quieti per te, per me, per lei, per la patria nostra».

CAPITOLO X.

IL PROCESSO.