Questi nulla rispose al rabuffo del prevosto, e, come sogliono le anime ambasciate, osservò rapidamente gli astanti per indagare su quale di loro potesse far conto in un caso di bisogno: se non altro, qual sentimento proverebbe al conoscere la vera sua situazione; e raccolto lo sguardo, quasi non avesse trovato a riposarlo, raggrinzò la fronte a guisa degli uomini forti, che concentrano i loro patimenti avvisando inutile ed imprudente lo svelarli quando veruna parola non sarebbe bastante a ritrarne la profondità, dove nessuno sarebbe capace di comprenderli.

Nella casa di Brera per tutto il giorno vi era un'attività faccendiera e regolata, quale appena negli opifizj più fiorenti delle più vive città ai giorni nostri; dalla porta un continuo entrare di carri, portando ballotti di lana greggia, ed uscire di altri, carichi di panni finiti; un pesare, un misurare, un battere di telaj, misto talvolta a devote salmodie, tal altra a qualche cantilena popolare. Il silenzio imposto negli altri monasteri, mai non erasi potuto prescrivere a questi, che per ciò avevano poco prima vinto una lunga lite col pontefice, siccome anche per non andar obbligati al digiuno: nè questo, nè quello trovando conciliabili coi traffici e col lavorìo, a cui specialmente si riguardavano dedicati.

In mezzo a quell'incessante rumore, zitto, occulto stavasi Franciscolo col suo bambino, accovacciato nella cella angusta, più sicuro che in qualsivoglia fortezza, ma col battimento di cuore troppo naturale alla sua desolata posizione. Il dì Buonvicino li lasciava sempre soli, tra per non mettere ombra col trascurare le solite occupazioni dell'istituto, e tra per darsi attorno, e informarsi di quello che importava sapere. La notte poi tutta la vegliava il buon frate coll'amico a discorrere dei casi loro, a provvedere, a confortarlo.

Di cosa mal condotta noi sogliamo dire anche oggi «La par roba di rubello»: il qual motto nasce da ciò, che le case e i poderi dei proscritti per titolo politico solevano mandarsi a guasto: demolire le prime, lasciar gli altri incolti. Azone Visconti però avea proibiti questi eccessi, e la plebaglia dovette sapergli mal grado d'averle tolto il gusto che, simile anche in questo ai fanciulli, essa prova nel distruggere. Il palazzo dunque dei Pusterla non fu diroccato e solo mandato a sacco; gli amici di Franciscolo che non erano riusciti a fuggire, doveano fra poco venir sottoposti al giudizio; della Margherita nulla si sapeva: silenzio che dava maggior ragione a temere.

Mentre una volta frà Buonvicino stava cogli infelici suoi ospiti, odono un suono di trombetta avvicinarsi, cessare, poi risonar più dappresso, interrompendosi di nuovo, sinchè chiaro lo si intese ai piedi del convento. Il fanciullo, che facilmente veniva divagato da un'impressione nuova e gradita, si mise in ascolto con compiacenza, invitando gli altri a fare l'istesso, ed accostando il piccolo indice al naso per accennare che tacessero, che gli lasciassero goder tutta quella distrazione. Era il banditore del Comune, il quale veniva gridando per la città con una voce da passar i tetti:—Cento fiorini d'oro di mancia a chi consegna vivo o morto Franciscolo Pusterla». Qui un minuto di silenzio, poi dava fiato allo strumento, e ripigliava:—Signori, taglia di cento fiorini d'oro sulla testa di Franciscolo Pusterla, capo d'una scellerata combriccola per abbattere il signor Luchino, scannare i preti, disfare la santa religione, e far morir di fame la povera gente.—Signori….»

E così alternando il sonare e l'urlare, allontanavasi fra una turba di plebe che lo seguiva; alcuni inorriditi delle annunziate enormità, appena credendo che gente così scellerata potesse vivere sotto l'occhio del sole, altri ideando qual bella fortuna sarebbe la loro se riuscissero a scoprire e consegnare il bandito: l'ideavan quegli stessi, che, se mai ne fosse venuto il caso, per natural bontà avrebbero rinunziato alla taglia ed ajutata la fuga dell'accusato.

Intesero frà Buonvicino e il Pusterla quel suono: e Franciscolo esclamando,—Una taglia! come un lupo, un orso!» coprì la testa del suo Venturino perchè non udisse quelle funeste intimazioni; poi rimasto un momento ad immaginare l'impressione che farebbe sulla ciurma, sui malevoli, sugli invidiosi, sugli indolenti, alzò gli occhi inviso a Buonvicino, e se gli buttò al collo, siccome una donna che, udendo narrare i tradimenti d'altri mariti, si abbraccia al suo fedele, esclamando:—Ma tu no; tu non mai».

Tolta la speranza di poter giovare alla Margherita, a sè, agli amici, non rimaneva a Franciscolo altro partito che di cercar salvezza colla fuga, e ritirarsi ad aspettare tempi migliori.—Va pure! (gli dicea frà Buonvicino) Se per la Margherita vi sarà modo di scampo, o almeno di consolazione, sai se qui lasci chi l'ama davvero, chi non farà meno di quel che faresti tu medesimo, senza esporsi ai pericoli come te. Oh, risparmia almeno a quella poveretta il sapere perduti e te e questo vostro angioletto. Va; fuggi; fuggi lontano più che puoi: non dar troppo facile credenza alle speranze, onde i forusciti lusingano sè stessi e gli altri: non ti fidare a vanti, a promesse di stranieri. Lungo è il braccio dei cattivi, e molte e tortuose le loro vie, più che il giusto neppur se lo possa immaginare».

Una mattina, Angiolgabriello da Concorrezzo, portinajo che conoscete della casa di Brera, schiudeva il cancello della porta rustica, e lasciava uscire un barroccio di pannilani, senza dir altro se non,—Iddio vi benedica».

In alto di esso, coricato boccone e celato dalla sargia, era un fanciullo e dietro dietro gli venivano due Umiliati, uno ravvolto nel gabbano bianco di lana sparato dinanzi e col cappuccio, secondo costumavano i sacerdoti del terzo ordine: l'altro a foggia dei laici, col gabbano anch'esso, greggio, chiuso davanti e sparato ai lati per trarne le mani, con le pantofole ai piedi, e in capo una gran berretta, della quale il popolo nostro li soprannominava i berrettani. Erano essi fratel Buonvicino, il Pusterla e Venturino. A questo avevano raccomandato vivamente di tacere, di non muoversi: e il poveretto dimandò—Si va forse a trovare la mamma?» e con questa speranza si accomodò e tacque. Chi entro fragile zattera abbandona una punta di scoglio dove era stato gittato dalla tempesta, e per riguadagnare il porto espone di nuovo la sua vita alla ventura dell'infido elemento, può dar immagine di quello che provavano dentro i due amici al primo metter piedi fuori dalla inviolabile soglia del convento, per dare alcuni passi nella città ove tutto era pericolo.