Questa reliquia egli si tolse, la baciò, se la pose sul cuore, proponendosi di non distaccarla mai più da sè; poi subito un affetto generoso gli si elevò nell'anima, che condannando questo rimasuglio di affetto mondano, gli ricordava la via di perpetua abnegazione, su cui era entrato, e lo persuase di recare quel dono al Pusterla:—qual cosa potrebbe riuscirgli più preziosa di quella, su cui la donna sua aveva fatto l'ultimo studio?

In tal guisa uscì di nuovo; uscì per l'ultima volta dal funesto palazzo; quanto il cordoglio glielo permetteva, esortando la ciurma ad esser buoni, a star cheti, a non esacerbare con atti o con insulti le miserie di chi già soffriva abbastanza. La turba lo ascoltava, sospendeva i sacrileghi guasti, dicevansi uno all'altro:—Gli è quel buon frate, quel frate santo»; ma appena aveva rivolto le spalle, e alla riflessione succedeva l'istinto, ritornavano a far come prima e peggio.

E difatto, in quel caso, il frate santo che nascondeva e favoriva la fuga di uno, perseguitato dalla legge, era prevaricatore; coloro che mandavano a sacco e guasto la roba d'un ribelle, operavano legalmente:—nuovo argomento in favore di chi fa sinonimi giustizia e legalità.

Tristo e desolato, col capo basso e rinvolto nel gabbano, si ravviava Buonvicino al suo convento, tra le fosche vie della città, dove appena negli spazj più dilatati la luna gettava uno sguardo senza calore, come l'ammirazione che un logorato damerino comparte alla bellezza; come la compassione che alla miseria concede l'egoismo. Ma poichè, sulla via stessa di Brera, giunse alla chiesa di San Silvestro, ode chiamarsi con replicata istanza. Riscosso quasi a forza dalle dolorose sue meditazioni, così alla bruna scorge alcuno che, addopato ad un pilastro, gli accenna cautamente; si accosta, e ravvisa Alpinolo, il quale occhieggiando se veruno, quantunque fosse già buon'ora di notte, il potesse notare, gli consegna il piccolo Venturino. Un lampo di fulgidissimo sereno tra la fitta tenebria d'un uragano potrebbe appena assomigliarsi alla gioja che irradiò il volto di Buonvicino; abbracciò il fanciulletto, strinse al seno e baciò in fronte Alpinolo, il quale tristamente esclamava:—O padre, non lo merito…. Salvate questo fanciullo…. salvate il Pusterla… Ditegli… la colpa di tutto fu….»

E i singhiozzi lo interrompevano: sicchè Buonvicino, udendo avvicinarsi una pedata:—Benedetto te! (gli disse) Va, fuggi; che il Signore t'accompagni, e renda a te il padre, come tu rendesti al genitore questo figliuolo».

Coperto poi sotto al gabbano il fanciullo, col favore della notte chiusa entrò inosservato in Brera, dove le regole eran ben lontane dai rigori imposti agli Ordini più recenti.

Lunghi, penosi volgevano intanto i momenti al Pusterla, chiuso in una cameretta, col tormento, che è sommo, quello di vedersi ridotto all'inazione allorchè maggior bisogno occorrerebbe d'operare: ridotto ad aspettare una decisione capitale senza poter nè cansarla, nè migliorarla; dubbioso su quello che fosse accaduto della casa sua, di sua moglie, del suo bambino; dubbioso su quel che accadrebbe di lui medesimo; senza il coraggio di prendersi tanta sciagura in pazienza e in espiazione. Quando Buonvicino entrò nella cella, era bujo affatto, lo che tolse a Francesco di vederne la fronte, pallida come di cadavere, ma tutta l'estensione della sua disgrazia dovette comprendere quando, chiesto a Buonvicino della Margherita, questi non fece che stendergli la mano convulsa e madida di sudor gelato, mentre un singhiozzo mal represso gli rivelò il pianto dell'amico.

E l'uno pianse coll'altro, e con essi il fanciullo;—povero fanciullo, già abbastanza intelligente per comprendere la paterna afflizione; non abbastanza ragionevole per conoscere l'arte di non esacerbarla. Egli si abbracciava a suo padre, e il padre a lui, coll'impeto onde, nella perdita di una persona cara, più ci attacchiamo a quelle che sopravanzano, più proviamo il bisogno di sapere che le amiamo, che ne siamo amati, di dirlo, di sentircelo dire. E tratto tratto Venturino rompeva in lacrime più dirotte, e,—Babbo (esclamava), la mamma… oh se tu l'avessi veduta! L'hanno legata come un ladro. Povera mamma! guardava me, chiamava te, ma non piangeva….Dove sarà la mamma? andiamo a cercarla; stiamo con lei:—con lei anche in prigione!»

Suo padre non poteva altro che raccomandargli di tacere, di star zitto, perocchè frà Buonvicino neppure ai suoi confratelli erasi fidato di rivelare il segreto che chiudeva nella sua cameretta. Anzi, per dissimularlo, quella sera e il giorno da poi comparve tra essi alle opere, alle salmodie consuete, soffogando il dolore che lo struggeva. Ma ognuno potrà immaginarsi che trafitture fossero per lui i comuni discorsi, di cui erano tema inevitabile i casi del giorno precedente; e quando alcuno ne domandava lui stesso, e conoscendolo amico dei perseguitati, gli compartiva le sguajate consolazioni cha usa la società, e che non fanno se non invelenire le ferite. Colpo più forte portò al soffrente il prevosto della casa, frà Giovanni da Aliate. Eccellente uomo era questo, ma, siccome avviene troppo ordinariamente nei capi, qualora tra i loro dipendenti abbiavi alcuno che si faccia amare e rispettar più di loro, sentiva contro di Buonvicino un certo rancore, che egli intitolava zelo per la salute de' suoi confratelli. La venerazione in cui Buonvicino era tenuto nel convento, l'amore che gli portavano i cittadini, la fama di valente e di santo che godeva presso l'universale, e' li scambiava per attentati all'autorità sua propria. Non gli parve dunque vero di cogliere un'occasione onde umiliare quello che esso chiamava orgoglio di Buonvicino, il torto cioè di valere da più: e perciò quando si trovarono tutti uniti in circolo, il prevosto avviò il discorso su quella cattura, e, volgendosi a Buonvicino con tutta l'amorevolezza necessaria per rendere più vivo il colpo, gli mostrò come avesse mancato di prudenza mantenendo entratura con una casa, che già da un pezzo era conosciuta per turbolenta e avversa al principe; indi rivolto agli altri, e specialmente ai giovani, gli ammoniva che andassero cauti nella scelta degli amici: meglio non averne; ma, se non altro, cercassero gente quieta e dabbene: non imitassero l'esempio di certuni che, nutricando sotto al mantello dell'umiltà la superbia e l'affezione al mondo, anzichè volgersi ai poveri di Cristo, amano accomunarsi coi ricchi e coi potenti della terra; nè di cert'altri, ai quali sta bene quel che Festo diceva a San Paolo: Insanis; multor te literæ ad insaniam convertunt.

Tutti gli occhi naturalmente si fissarono sopra Buonvicino; i più dei confratelli dissero col cuore, ed alcuni anche colle labbra, che il prevosto aveva ragione, sebbene non s'inducessero a credere che Buonvicino avesse torto: altri però, e massime i novizj, chinavano il capo e tacevano, e dopo un silenzio meditabondo esclamavano con un sospiro: —Povera gente!» e taluni anche—Povero Buonvicino!»