Miglioramenti così fatti sono una vera benedizione del Cielo qualora vengano da principe buono e di rette intenzioni: se mai è un tristo, gli somministrano armi terribili, che, dopo adoperate pel pubblico bene, può far servire al suo malnato talento. Luchino di fatti colla stessa mano onde feriva i nemici della società, abbatteva i suoi personali. Nel che egregiamente era servito da quel Lucio, così austero, così pratico delle leggi, o a meglio dire, dei tranelli del Foro, così zelante di far osservare il diritto: cioè la volontà del principe, e non già per coscienza erronea, ma perchè smanioso di togliersi d'addosso un'enorme vergogna che lo rimordeva più che un misfatto, quella d'essere nato da povera gente e povero egli stesso. A chi abbia profondo nell'animo questo abborrimento è facile, vi so dir io, il trovar modo da fare passata ed arricchire, perchè il merito, quando si vuol vendere, trova facilmente compratori.

E Luchino aveva comprato costui, e adoperatolo altre volte a' suoi fini: onde non esitò a porre gli occhi sopra di esso anche nel presente caso, e cominciò dal carezzarlo e solleticarne la vanità. Nel giorno della solenne traslazione delle ossa di san Pietro martire, la gran festa che abbiamo accennata terminò per la Corte in uno splendido convito, ove sedevano il vescovo Giovanni, tutti gli ambasciatori delle città e dei principi, gran signori e letterati sì paesani, sì avveniticci; e tanto straordinaria era la profusione, che Grillincervello, facendone le meraviglie, disse all'orecchio di Luchino:—Padrone, hai qualche pesce da pigliare per la gola?»

Ho detto profusione, ma niuno diasi a intendere che nelle grosse spese di quel pasto si trovasse nulla della finitezza e del buon gusto che oggi possiamo immaginare ed effettuare. La prima messa fu di marzapani e pignocate dorate, colle armi della biscia; indi vennero pollastrelli con savore; due porcellini e due vitelli interi, dorati anch'essi; poi un'abbondanza di spicchi di castrato, di capretti interi, di lepri e piccioni e fagiani e pernici e storioni, e quattro pavoni coperti di tutte le penne e due orsi; tacio le cento maniere di gelatine, di salse, di paste, di canditi, di frutte, uno sfarzo di piattelli e tazze d'argento, d'acque odorose date replicatamente alle mani, come lo rendeva necessario il non usarsi le forcine; vini poi squisiti e senza misura. Ogni nuova imbandigione era portata a suono di tromba e d'altri strumenti, da donzelli superbamente divisati, fra mezzo ai quali scorreva Grillincervello, tenendo in allegria con motti e con versi e strofe da ciò, e ricevendo da questo e da quello i rilievi e i doni, dei quali aveva fatto un cumulo su un deschetto in disparte, dicendo che gli basterebbero per mantenere quindici giorni le molte mogli e i molti figliuoli che, secondo la scostumatezza de' pari suoi, egli teneva in casa.

I discorsi erano vivi tra i convitati; altrimenti da quel che sogliano ora a tavole principesche, e questo era una nuova lusinga all'amor proprio di Luchino, giacchè neppure la ilarità dei bicchieri non suscitava ragionamenti che gli potessero tornare spiacevoli. La quiete e felicità dei popoli soggetti, gli atti di beneficenza, le prodezze guerresche, l'onta dei nemici, qualche lepida avventura privata, porgevano ampio soggetto di ciance e d'adulazione. Mal vi apporreste credendo dovessero schivare studiosamente di discorrere delle disgrazie della settimana, degli infelici che languivano nelle prigioni, mentre alla Corte si sguazzava. Non era quello un nuovo trionfo del signor Luchino? Non era un pericolo ovviato? un atto di pubblica giustizia? Poco tardarono dunque a formare tema di discussione il podestà ed il capitano di giustizia, collocati vicino e in mezzo ad altri giureconsulti.

Dei cui discorsi avvedutosi, Luchino volse la parola a Lucio, e—Voi (gli disse), voi che delle leggi sapete quel che n'è; voi che tutti interrogaste gli oracoli dell'antica sapienza, qual pensiero fate sopra tanto caso? che n'avrebbero sentito quegli insigni nostri progenitori i Romani?»

Qui la calcolata vigliaccheria del capitano era accresciuta dal vedersi distinto in mezzo a tanta nobiltà; sicchè senza esitare rispondeva:—Il giudizio intorno a traditori della patria può egli essere dubbio? Quanto a me, avvezzo a sostenere francamente la giustizia, a decidere secondo quella, che che me ne deva costare, dico e mantengo che, se la vostra serenità risparmiasse il sangue di costoro, verrebbe meno a' suoi doveri, e tradirebbe il potere affidatole dal popolo».

Quanto bel suono faccia ai tiranni l'udirsi parlare del dovere di essere cattivi e di fare a proprio modo, sarebbesi potuto scorgere dalla compiacenza che scintillò nell'occhio di Luchino. Il quale, lieto di essere stato così bene compreso, continuava:—Sì, ma qui s'avrà a fare con volpi vecchie: gente da toga e da spada, scaltriti a segno da negare i fatti più evidenti.

—Principe, a vincere nemici insegnatemi voi: per far parlare un ostinato, non ho bisogno di scuola».

Così sotto alla maschera di rozza veridicità ascondeva colui la più turpe adulazione, e pattuiva l'infamia; e qui come d'un bel fatto, venivasi vantando di difficilissimi processi, dove era riuscito a convincere al modo suo i più scarsi d'incolpazioni; dietro a che la disputa s'infervorava tra que' legulej, e durava gran pezzo dopo levate le mense; finchè Luchino, tratto in disparte il capitano, gli affidò l'incarico di guidare quel processo, e conchiuse:—I Pusterla sono ricchissimi possessori; e al fisco abbonderanno i mezzi di compensare lautamente i fedeli suoi ministri».

Furono sproni a buon cavallo; e Lucio da quell'ora non pensò che ad ordire le fila per la tela meditata.—Datemi in mano due righe d'un galantuomo, m'impegno di trovarlo reo di morte», ha detto non so qual moderno forestiero. Pensate poi allora, quando il maltalento dei capi e la corruttibilità dei giudici non si trovavano frenate da provide garanzie e dall'opinione e quando fin la tortura poteva essere adoperata per istrappare di bocca la verità o quella che voleasi verità.