Era corso il suo pensiero alla madre del bell'Amore: a lei si era votata contro i preveduti assalti. Si ricordò quando, bambina, le insegnavano ad offrire un fiore a Maria Vergine coll'astenersi, in certi giorni più devoti, da qualche vivanda che le facesse gola; buon avviamento a quelle abnegazioni che, in troppo più gravi cose, deve poi nella vita fare per forza chi non vi si abituò per virtù. Anche allora dunque voltasi Margherita a Macaruffo, e colla destra lievemente respingendo il tagliere ch'ei le sporgeva:—No (disse), no. Vedete? coteste delicatezze a me non s'addicono. Per reggere la vita n'ho assai di questo pane e di questa zuppa. Trovate di grazia un poveretto—qualche infermo che conosciate più bisognoso; dategli questo piatto, e raccomandategli che preghi per me.

—Come? la non lo vuole?» esclamava il carceriere, fuori di sè tra per lo stupore e per la fiducia di farne suo pro: e colla più tepida insistenza, che ingegnavasi di fare apparire sincera, ripeteva:—Senta, senta!» e annusava la pietanza e l'avanzava verso di lei:—Senta fragranza! È un pasticcino di beccafichi da serbatojo, tutti sugna. Ah buono! Un boccone da tornar il gusto a un morto.

—Tanto meglio (replicava la Margherita) quel poveretto lo mangierà più volentieri.

—Ma… a… a…!» riprendeva Lasagnone assumendo un'aria seria e contrita.—Il signor principe ha ordinato di darlo a lei, o sarebbero guaj. M'ha fatto una minaccia che… il Signore me ne scampi!

—Il principe non lo saprà. Io l'ho per accettato; fate conto che l'abbia goduto io: e destinatelo, vi prego, all'uso che vi ho detto.

—Deh che buon principe eh?» soggiungeva Macaruffo, pur collo sguardo incantato sopra la vivanda.—Ella può veramente chiamarsi fortunata d'essere nelle sue mani. Pare fino che abbia compassione di lei».

La Margherita chinava la testa, e colui seguitava:—Dunque darlo proprio ad un pitocco.

—Si, e che preghi per coloro che soffrono, ed anche per coloro che fanno soffrire.

—Buon pranzo a vossignoria», esclamò Macaruffo, traendosi il berretto con un'insolita gratitudine, e tiratosi dietro l'uscio, se n'andò contento che non gli parea vero; e non era disceso da metà la scala, che si sedette, e postosi quel leccume sovra le gambe incrociate, si diede ad ingojarlo con avidità, nell'estasi di tutta la sua ingordigia lamentandosi che fosse poco, e leccandosi le dita, le labbra, i barbigi, il piatto: invidiando quasi all'aria gli effluvj che gliene avea rapiti.

Il giorno da poi narrò alla meschina d'averlo dato ad un mendicante.—Se l'avesse veduto! sciancato, lebbroso, che non lo guarirebbe l'arcivescovo il dì delle palme [21]; non poteva reggersi sulle gambe, e ogni po' che io tardassi, e' cascava certamente di pura fame. Con che gola ricevette il suo dono! Aveva ad essere qualche cosa di ghiotto, io credo: Bocconi di quella fatta non ne pappano nemmeno i pitocchi. Fu certo la sua vita. E sa? egli ha mandato una furia di benedizioni addosso a lei, ai suoi vivi ed ai suoi morti».