Ma domandandole che cosa avrebbe risposto al principe interrogata, egli avea fatto rabbrividire Margherita, la quale presentiva che dovrebbe trovarsi faccia a faccia col suo persecutore. Nè quella paura tardò a verificarsi. Pochi giorni dopo, Luchino, girando da quelle parti con un codazzo di soldataglia e di cortigiani, si volse di tratto al suo buffone dicendogli:
—Grillincervello, vogliamo noi fare una visita a madonna Pusterla?
—Questa volta non ci sarà pericolo che madonna colei la troviate partita», rispose il buffone.
Rinfrescavano queste parole al principe una memoria spiacevole se altra mai, onde, a guisa d'un mastino traditore, che repente si volge a morsicare la mano da cui lasciavasi quietamente palpeggiare, digrignò i denti stizzito, e vibrò la mazza contro il motteggiatore insolente. Il quale fu destro a schivarne il colpo, e cacciandosi fra la turba esclamava guajolando:—S'e' mi coglieva, poveri i grilli del mio cervello!» Poi Luchino toccò di sprone il cavallo, e s'avviò alla rocchetta. Al suo venire, si cala il ponte, guardie gridano, guardie accorrono, un ossequio universale, un pendere attenti ad ogni suo cenno;—e tutto questo perchè? perchè egli ha nome il padrone…
Gonfio di tanti omaggi, ebbro dell'universale obbedienza, della vigliaccheria universale, entra, scavalca verso un appartamento che egli avea fatto allestire onde in ogni caso potervisi, come in luogo più sicuro, riparare da una prima furiata del popolo; e lasciata nell'anticamera la comitiva, come fu in una stanza interna, mentre un paggio gli sfibbiava l'armatura, ordinò al carceriere che portasse colà la signora Margherita.
Lesto Macaruffo fece sonare un mazzo di chiavi; orribile armonia, onde tutta si risentì la nostra infelice, tanto più quando in quell'ora straordinaria l'intese drizzarsi verso la sua prigione ed aprirla. In fatto egli schiuse, e con un ghigno di maliziosa petulanza sporgendosi mezzo in quella camera, le disse:—Buone nuove, signora, buone nuove: l'illustrissimo signor principe è di là che l'aspetta».
Chi avesse detto alla Margherita—Sei condannata a Morte», non le avrebbe dato nel sangue una mano così gelata, come annunziandole che doveva trovarsi testa a testa con quel cattivo. Impallidì, sentissi venir meno, talchè le convenne appoggiarsi ad una seggiola; sudò, gelò, poi gettatasi ginocchione, pregò fervidamente.
La interruppe il carceriere con un—Andiamo; lesta, che il suo tempo è prezioso».
Ella rincorata si alzò, e ripetendo—Andiamo», si avviò: mentre Macaruffo le teneva dietro replicandole:—La si ricordi che le pietanze io gliele ho portate:—e se non le volle, colpa sua: e che le ho detto che il principe si ricorda di lei;—e che l'ho trattata sempre come va…» La aspettava Luchino in un salotto, assiso in un seggiolone a intagli dorati, coperto di damasco: aveva deposto la corazza, l'elmo, gli schinieri, ed incrociando le gambe, appoggiava ad uno dei bracciuoli il gomito sinistro, e al dosso della mano la guancia. Due vivissimi occhi scintillavano nel viso di maschia bellezza, quale tutti l'avevano i Visconti; un viso, su cui la virilità aveva reso stabile qualche ruga, disegnatavi prima dall'orgoglio e dal dispetto. Ricca capellatura gli scendeva inanellata dal capo scoperto sopra le larghe spalle; e fissato alla porta, lasciava trapelare sul volto una mistura di turpi speranze, e di appagate vendette.
La Margherita gli comparve dinanzi in un vestito bruno, dimesso e trito, ma nelle pieghe di quello e nell'acconciatura del capo si rivelavano ancora le graziose consuetudini della donna elegante, la quale un tempo dalle labbra di chiunque la vedesse, strappava un grido di ammirazione. Da quel tempo oh come era mutata! eppure fra tanti segni di patimento compariva ancora troppo più bella, che non avrebbe essa desiderato per isfuggire alle malnate voglie del suo tiranno. Ma più bella ancora la rendeva quell'aspetto di superiorità, che la fronte dell'innocente conserva, allorquando, per le non rare combinazioni sociali, si trova chiamato a giustificare la propria virtù innanzi all'iniquità prevalente; superiorità così sublime, che un savio disse, essere lo spettacolo più maraviglioso agli occhi degli Dei.