Poichè all'uomo abituato alle nequizie poco costa una nuova, Luchino stava aspettandola colla indolente attenzione onde l'uccellatore attende la preda al paretajo. Forse, erudito come era, gli veniva in mente quell'imperatore romano che, carezzando la testa d'una sua amata, le diceva:—Mi piaci tanto più, perchè penso che con una parola posso fartela balzare ai piedi».
Vero è che nell'animo suo non aveva fatto disegno di usare violenza con essa: dirò più retto, non aveva pensato che dovesse tornarne bisogno. L'anima abjetta crede gli altri somiglianti a sè. Luchino nei volubili suoi capricci rado o non mai aveva (miseri tempi!) trovato la bellezza resistente alle lusinghe dell'oro, della vanità, del potere. Come credere che l'avrebbe fatto questa? questa, a cui i passati patimenti dovevano aver fatto chiaro da chi pendesse ogni sua fortuna; come un cenno di lui potesse ridurla infelicissima, o sollevarla a primeggiare nella Corte fra le sue eguali, e tornarla, che è più, al marito, al figlio, che importa se contaminata?—Il temere di essi, lo sperare in essi, il vivere per essi è pure l'unico sentimento, che nei sudditi suppongono i tiranni, e che credono bastante a frenar sino il pensiero; che dico? a farli sino amare. Quindi cortese salutò la tribolata, e—In quanto diverso stato io vi riveggo, madonna.
—In quello (rispose la Margherita) in cui piacque alla vostra serenità di ridurmi.
—Ecco!» esclamava Luchino, rizzando il capo e battendo della mano sulla sedia.—Ecco già sulle prime una parola schifa e superba. I casi dunque non vi avranno rintuzzato cotesto orgoglio? Perchè non riconoscere piuttosto i vostri errori? perchè non dire: Sono nello stato ove mi trassero le mie follie—e le altrui?
—Principe (replicava la signora con una dignità accorata), vi prego ricordare che non fui per anco giudjcata: e che il giudizio potrà mostrare come a torto mi si appongono delitti che ignoro. La sicurezza della mia fronte dovrebbe del resto attestarvi della mia innocenza».
Sogghignò egli col freddo e crudele orgoglio, che suole il potente ribaldo al nome di virtù, e—La sicurezza (soggiunse) l'ostenta anche il ladrone, reo del sangue di molti. Non ho veduto mai un ribelle, che sulle prime non abbia in ogni atto, mostrato quell'innocenza che poi alle prove scomparve. Ben forti ragioni, o signora, ben forti devono essere quelle che m'indussero a trarre qui una persona, che voi sapete se io stimo… se amo».
E sorgendo le si avvicinò con aria di procace dimestichezza; essa dava indietro taciturna e sospirosa. Come feriscano al vivo le proteste d'amore fatteci da colui che ci perseguita, neppure al mio più atroce nemico augurerei di sperimentarlo.
—Ma voi (continuava Luchino) come rispondeste alle prove del mio affetto? Alterigia, fastidiosi dispregi e scherni, e dietro a questi, facile passaggio, congiure, tradimenti. Or chi siete voi da volervi alzare contro il vostro padrone? Miserabili! egli soffia, e vi fa polvere».
Così ora placido, ora severo egli veniva da varie bande tentando l'animo di essa, che sempre dignitosa, ne riprovava gli argomenti, lasciava sfogare le sue escandescenze; aveva ragione e gli chiedeva perdono, mentre egli la ingiuriava e chiamavasi offeso:—vicenda tanto consueta nei fasti della povera umanità. Sovratutto poneva essa ogni studio a sviare, a troncare un discorso che egli pur sempre rappiccava, il discorso d'amore: e poichè Luchino insisteva, essa gli disse:—Ma se è vero, o principe, che mi amate, perchè non inchinarvi alla preghiera mia, la prima e forse l'ultima che io vi faccia? Salvate il mio sposo, salvate mio figlio!» e gettatasegli ai piedi, gli abbracciava le ginocchia, con tutta l'eloquenza d'una bellezza innocente ed infelice ripetendo:—Salvateli!
—Sì (rispondeva egli): sta in voi; voi ne sapete il modo. Meno orgoglio da parte vostra, ed io li salvo, ve li rendo».