Il timore che i suoi cari fossero già caduti vittima del nemico, aveva sempre straziato quella meschina. Non saprei accertare se con arte e per meditazione le fosse uscita quella preghiera, onde scoprire la verità: ma dalla risposta veniva rassicurata che erano vivi; onde tripudiando nel cuore e non celando di fuori l'interna gioja—Che? (esclamava), vivono dunque tuttora? rendetemeli; sono innocenti… io sola sono rea; me punite, me: ma loro… O signore! ve ne prego col calore, onde in punto di morte voi pregherete Dio a perdonarvi… Deh concedetemi ch'io li veda; una volta sola vederli, poi fate di me lo strazio che vi piace».
Era venuto per tormentarla, e l'aveva contro voglia consolata: avea fatto conto sullo scoraggiamento di essa, e senza accorgersi le era stato egli medesimo cagione di sorger d'animo, di esaltarsi. Di ciò non poco s'inquietava Luchino, e come succede a chi incontra inaspettati incagli, viepiù si avviluppava quanto ingegnavasi d'uscirne e perdeva dell'abituale sua freddezza; ora volendo farsi un merito di questa involontaria rivelazione, ora procurando, strapparle la speranza ond'ella si lasciava lusingare: e—Non dubitate no (replicava esso) li vedrete, oh li vedrete e ve ne rincrescerà. Dovunque siensi trafugati, non tarderò a raggiungerli. Allora… oh allora…
—Trafugati? come? sono dunque sfuggiti?» proruppe la donna quasi fuor di sè dalla insperata consolazione.—Dunque non sono in vostro potere? Vivi e non in poter vostro! Oh gioja!» Sorgeva, alzava al cielo le mani, e sulla faccia lacrimosa scintillava un raggio d'ineffabile contentezza. —Gran Dio! (esclamava) ti ringrazio! Io mi lamentava che tu m'avessi dimenticata nel fondo delle sciagure, e non era: no, non m'avevi abbandonata. Che mi fanno ora i martirj? O principe, più non mi lagno, più: soffrirò che che spasimi volete; tacerò: raddoppiate pure, raffinate i tormenti miei; se essi sono salvi, più non mi cale della mia vita».
Colla gioja di essa cresceva il furore del tiranno, indispettito dell'aver rivelato una notizia, che non sapeva da lei ignorata, del vedersi messa a nudo e rinfacciata così la sua ingiustizia, nè altro sperarsi da lui se non un esacerbamento di castigo. Ora dunque raddoppiava le minacce, ora tentava profittare del turbamento di lei per gl'indegni suoi istinti: ma se ella aveva resistito prima a lusinghe ed a paure, pensate ora, che sapeva vivi e liberi i suoi cari, ora che si teneva dall'ira di lui sicura, poichè n'erano sicuri gli oggetti per cui palpitava.
Accorciamo ai lettori l'ansietà di quel colloquio, più facile a immaginare che onesto a riferirsi, e basti il conchiudere che la Margherita trionfò.
—Trema! tu non sai fin dove possa giungere la mia vendetta!» furono le ultime parole che le gridò dietro l'iracondo, mentre ella sollevando gli occhi, ridenti di quella illibata serenità che è un raggio di cielo sul volto della virtù campata da grave pericolo, ringraziando Iddio, s'avviava alla sua prigione.
Luchino, sbuffante, scalpitando, digrignando i denti e mordendo le dita passeggiò alcun tempo di su, di giù pel salotto; indi, prese le armi, uscì buzzo, taciturno, agitato: passò senza far motto nè cenno tra i cortigiani, che inchinandosegli, si tentavano un l'altro col gomito, ed ammiccavansi malignamente. Come fu sul pianerottolo della scala, ecco farsegli incontro l'impertinente Grillincervello, e presentargli una pezzuola, dicendogli:—Perchè vi forbiate la bocca».
L'insulto era pungente, il momento scelto male, e la baja tornò sul capo del beffardo, giacchè Luchino d'un calcio il trabalzò sino al fondo della scala onde restò sì mal concio, che per tutta la vita ebbe ad andare sciancato. I cortigiani, la famiglia: che tutti gli volevano il peggior male del mondo in grazia di quella lingua, onde per dritto e per traverso scornacchiava ognuno, accennavansi un coll'altro, e gonfiando le gote, e a fatica reprimendo gli scrosci delle risa, si dicevano sottovoce:—Ve' ve': e' rotola come un battufolo. Questa è lezione col sale e col pepe!» Alcuno anche più caritatevole tentava aizzargli contro i cani, e passando dappresso a lui che sanguinava dal capo rotto e sdolorava delle peste membra, gli sgrignava sul viso ripetendogli a mezza voce:—Ben ti sta malignaccio!»
Quindi tacitamente s'avviavano dietro a Luchino, che saltato a cavallo, si cacciò di carriera verso il palazzo. Non era amore che lo martellasse,—poteva mai tale sentimento pigliar vigore in un'anima logorata dalle voluttà? Era corso di piacere in piacere sfiorando quel che di bello gli occorreva sulla perversa sua vita; se costei resisteva, che doveva importarne a lui? Cento altre il potrebbero compensare. Ma, d'altra parte, ebbro d'orgogliosa ambizione, aveva veduto i signorotti d'Italia cercarlo amico o paventarlo nemico; avea veduto umiliarsegli davanti quelli che, mentre durava in condizione privata, lo soperchiavano: avea veduto (quel che più valutava) inchinarsegli certi cittadini, gran vantatori delle patrie libertà: all'intorno tutto pendeva da un suo cenno: ed ora una donna, una sua prigioniera, osava resistergli, insultarlo,—poichè nel vocabolario dei tiranni chiamasi insulto il protestare contro le loro iniquità. Di ciò l'amor suo proprio non sapeva darsi pace, e si rodeva entro, e il ciglio corrugato, e l'aggrondatura della fronte davano spia dell'animo esagitato. La gente, che lo vedeva venir via per le strade a spron battuto, con dietro la turba e la famiglia, salvavansi a precipizio; e se alcuno gli alzava gli occhi in volto, avvertendo quello iroso cipiglio, esclamava:—Acqua grossa oggi!» e facendo di berretto, tirava muro muro.
Non ebbe questa precauzione un fanciullo di forse dieci anni, il quale era stato messo da' suoi genitori sull'uscio di via con un canestrino di ciliegie primaticcie, per offrirlo al principe, sperandone, come altre volte gli era successo, una buona mancia. Attento ad ubbidire senza più altro guardare, il garzone si postò in mezzo alla strada con un ginocchio a terra e il canestro sovra il capo: ma Luchino quando se n'accorse fe' un cenno ai mastini suoi fedeli compagni, e questi gittatisi sul malcapitato, l'addentarono, lo pestarono, senza che nessuno, nemmanco i parenti, ardissero dare il ben gli sta a quegli animali.