Arrivato poi al palazzo, Luchino smontò senza far parola; salì, stette un poco da solo; chiamò quindi il cancelliere, come per distrarsi dalle proprie cure collo spacciare gli affari altrui, e chiese che l'informasse. Prese questi alcune pergamene, e scorrendole coll'occhio—Qui (diceva) il castellano di Robecco avvisa che fu colto un pastore, il quale tagliava un palo nei boschi di vostra serenità.
—Segargli le mani», diceva Luchino.
Il segretario inchinavasi, e proseguiva:—Nel borgo di Abbiategrasso, dove è la villa della magnificenza vostra, alloggiò un pellegrino proveniente di Toscana: e s'è scoperto qualche caso di peste.
—S'abbruci l'albergo, il pellegrino, gli ospiti e tutto», rispondeva
Luchino.
—Scrive da Lecco il connestabile Sfolcada Melik, come uno dei suoi soldati rubò la marra ad un bifolco.
—S'impicchi colla marra a canto.
—Fu fatto così appunto, ed al villano pagata la marra. Ma costui la notte, andò a levar via dalla forca quell'arnese.
—Ebbene, si appenda anch'esso alla forca medesima, e la marra fra loro due.
—Sarà obbedita. Qui poi c'è una lettera di Ramengo da Casale…
—Ramengo? e donde?» l'interruppe Luchino con sollecitudine.