—Da Pisa sul punto d'imbarcarsi: e scrive in cifra che ha fiutato, dice, il covile della preda che vostra serenità, intende, e fra breve confida di consegnargliela.
—Sì? bene, bene! approposito davvero!» esclamò Luchino battendo palma a palma come per applaudire a sè stesso, e con un riso di selvaggia consolazione.
—Ma (ripigliava il segretario) esso Ramengo, oltre gli augurj e baciamani di formalità, fa a vostra serenità una domanda.
—Una domanda? che non è mai sazio? Genia infame cotesti spioni! non basta la confidenza che se ne mostra? Feccia vilissima, che si schiverebbe fino di toccar col piede, se non tornasse necessaria a tener in dovere cert'altri. Ma cosa vuole? dite su, udiamo.
—Egli rammenta che, a chi consegna un bandito, il capo 157 degli statuti di Milano concede di poter liberare un altro da qualunque…
—Che viene ora a metter in mezzo gli statuti? La legge sono io. Ma insomma cosa vuole, cosa chiede?
—Implora che la vostra serenità conceda, senza restrizione, impunità d'ogni delitto commesso sì a lui, sì a suo figliuolo.
—Suo figliuolo? Dove l'ha? nol conosco.
—Soggiunge in fatto che si riserba di farlo conoscere alla serenità vostra.
—Sì sì bene!» rispose Luchino—Speditegli subito il breve d'impunità la più intera, la più assoluta, ma a patto che al più presto abbia consegnato nelle mie mani chi deve. Largheggiate pure in promesse; ma insistete perchè sia presto, infallibile. Capite? presto.