Anche qui tutto era mutato, tutto sossopra. I miei compagni con festa m'accolsero; ed io imitando quel che avevo visto giù a Milano, feci piantar l'albero della libertà nel nostro e nei paeselli vicini.
Ma che sto a dirle? Certo lei avrà udito contar queste cose delle volte chi sa quante; e poi loro leggono i libri dove si trovano descritte per filo e per segno.
— Si; è vero (gli soggiunsi io), ma se sapeste come ognuno le narra diversamente, secondo che con diversi occhi le ha vedute, non vi farebbe meraviglia ch'io senta tanta voglia d'udirle da voi novamente. Quanto ai libri, poveretto chi vorrà dai libri giudicare que' giorni! Onde, ve ne prego, seguitate, e ravviatemi un po' su quei giorni che parevano promettere un procelloso e vivace secolo ad una generazione, destinata invece a passarlo mogia e dormigliosa. Ditemi almeno quel che accadde a voi in particolare.
— A me? oh io feci quel che fecero gli altri, e messami la giubba verde e la tracolla rossa, entrai guardia nazionale: soldati senza soldo, che stavamo a casa nostra per far guarnigione al paese, e per salvarlo se mai venissero nemici. Se questi si fossero affacciati, io non so quel che avremmo fatto: so bene che, quanto sia alla quiete e al tenere sgombro da malandrini, non c'è a che dire, mai non s'è inteso d'una prepotenza qui intorno pel corso di que' tre anni.
Io però era sazio di quel trambusto irriposato: non mi parea trovar poi quella fratellanza che predicavano, quel ben volersi un l'altro; massimamente mi dispiaceva quel vedere malmenati i preti, e disturbate le chiese e i sacramenti, e ne prevedevo poco di bene. In fatto la primavera del 99... allora dicevano ad un altro modo, perchè erasi mutato tutto, e fin gli anni e i mesi e le settimane, ma da noi non vi si dava ascolto, e la domenica si faceva festa, e a Natale si mangiava il panatone, e a Pasqua le uova e confessarsi. La primavera, come dicevo, del 99, s'intendono di strane novità, prima bisbigliate all'orecchio de' più fidati, poi si divulgano; che è, che non è; si scrive come 'l quale i Francesi scappano, e tornano i Tedeschi con Russi e Cosacchi e che altre genti so io, a ristabilire i troni e la religione.
Allora un farnetico di saper di novità, anche noi villani, avvezzi un tempo a lasciar fare ai padroni, senza curarcene più che tanto; un continuo domandarci. E sicchè? abbiamo notizie? E secondo si udiva Hanno battuto; Furono battuti; Vengono; Si ritirano, alcune facce si facevano tanto lunghe, altre ridenti e giulive: come quando il sole mostrasi attraverso ai nugoloni, che ad un tratto fa lucente questo prato, mentre quel poggio sta nell'ombra, poi di subito sparge sul poggio la luce, e lascia il prato nell'oscurità.
I più però erano quelli, che, tutt'allegrezza, esclamavano: Tornano i Tedeschi; vengono i castigamatti; i nostri buoni, i nostri cari padroni; non più contribuzioni non più Giacobini, non più andar soldato; e la roba nostra sarà nostra; e i figliuoli nostri torneranno a star in casa ad essere obbedienti, e lasciar comandare a chi tocca. E quel ch'è il cap'essenziale, la religione si rimetterà in onore; potremo ancora far le processioni e scampanare finchè ci piaccia.
Mentre da noi si discorreva, quegli altri venivano. A Lecco, sentiamo dire s'è data una battaglia, come quelle scritte sulle gazzette: poi i Francesi hanno fatto saltare il ponte, e si ritirano per difendere Trezzo e Vaprio e Cassano. I Russi sono di là dall'Adda; onde le nostre contrade possono dormire i loro sonni in pace. Quando improvviso arrivano novelle di mala sorte; che i Russi hanno a Brivio varcato il fiume e si difilano adosso a noi, e quel ch'è il peggio, sputano fuoco, rubano che che trovano, bastonano gli uomini, malmenano le povere donne: fanno scempio de' Giacobini come degli Aristocratici, di chi conservò la coda e i calzoni, come di chi va zuccone e colle brache a pantaloni.
Allora, amici o no de' Tedeschi e de' Russi, ciascuno dà spesa al suo cervello per ascondere quella poca grazia di Dio: è un corri d'ogni banda a tramutar le bestie, a sotterrare i quattrini, a trafugare ogni miglioramento.
Ma dove? se nessun luogo era sicuro, se da per tutto arrivavano a grappare quelle picche maledette?