— No... E poi, sì: ci sono stato: ho bevuto prima un calicino di acquavite, poi una mezzetta, e ho speso il mio santo. Voglio andarci quando mi gira, e so camminar senza falde, e tu non mi devi dottorare addosso, e se non ti piace, ricorri. Ecco, ci sono stato e ci sarei rimasto a bere a rigagno, se l'oste non avesse scritto sul banco: Oggi non si fa credenza. Ma non avevo più un becco d'un quattrino. E sicchè, quando me ne porterai tu?
— Non te n'ho dato anche sabato? Che ne hai tu fatto?
— Oh l'è garbata! mi bruciavano addosso, e gli ho bevuti su; e ti so dire che mi fecero pro. Volevi che murassi a secco?
E dicendo sghignazza; e la Laurina a piangere, ed esso a berteggiarla. — O che? piagnucoli? Già tu le hai in tasca le lagrime, tu. Sta a vedere: o che le parole ammazzano? Piagnucoli perchè ti vedano cogli occhi rossi, e ti dicano: O sposina, cos'avete? e tu: L'è il mio Tita che fa il matto. Oh... e fiottando le misura un manrovescio, scagliando una dovizia di cancheri e di rabbia.
Ma essa lo accarezza, e, dolce come una melappia, — Quando mi hai intesa mai nè tu nè alcuno a dir così? Se ti voglio bene il sai: quel che fo per te lo vedi.
— Di belle cose vedo io: sì, di belle cose! Il passato non mel ricordo: il vino m'ha fatto andare la memoria in acqua. Ma io voglio il presente: capisci? il presente. Ho sete e l'acqua fa marcire i ponti. Voglio quattrini, perchè in fin dei fini ho da vivere anch'io; (e seguita quel gattiglioso con tono crescente) se udrai che avrò fatto qualche cattiva azione, la colpa di chi sarà? E se...
— No no, caro mio: ti calma; non mi far disperare; te ne darò. Oggi è giovedì: doman l'altro mi pagheranno, e faremo metà per uno. Ma per amor di Dio sta buono; non far del male, non rubare, non contrar debiti, e ricordati del Signore. Me lo prometti?
Quel ghiotto, sotto la mano della moglie ammansito come una fiera da colui che gli porge il cibo, la guarda con certi occhi rimbamboliti; e soggiunge: — Sì: starò quieto, farò bene. Ma tu vedi; le tue sono promesse di là da venire: e a me occorrerebbe ora qualche soldo. Guarda a rovesciarmi non ho il seme d'un bezzo.
La Laurina si trae di tasca una mezza lira, e gliela mostra come si fa per mettere in sapore i fantolini, e — Te la darò per te: ma mi devi promettere una cosa.
L'occhio di lui s'è fatto di fuoco al mirare quella moneta. — Sì, sì; ti prometto: che cosa vuoi? dammela tosto.