E mentre il padre sentenziava novamente che non poteva dargli torto, egli seguitava brontolando fra i denti, sinchè riprendeva: — È però della maledetta! L'Orso di Barzago, perchè è lui, ogni po' di bizzarria che gli monti, a far battere noi poveri villani od anche peggio, l'ha come bever un uovo; e per noi ha da esser peccato mortale se ammazziamo uno straccio di lepratto che ci fa del male. Che? non siamo cristiani ancora noi? non ci ha fatti anche noi il Signore. E la sua santa legge v'è solamente per i pitocchi? Sì, che Domenedio avrà paura di lui perchè è l'Orso.
— Oh per amor del cielo! l'interrompeva la donna: parla con rispetto di lui. Non vedi quanto male ci potrebbe fare? Eppure ci lascia vivere. Chi poi lo dice così cattivo sono male lingue: e guarda mo' con che devozione sta in chiesa, ed ogni sabato non fa accendere la lampada alla Madonnina d'Imbevera? e...
— Sì, sì, esclamava Cipriano; ogni ladrone ha la sua devozione. Ma come egli sia buono, addomandarlo al mugnajo di Santa Maria Hoe, il quale, perchè aveva la donna bella ma anche savia, fu conciato che Dio vel dica. Addomandarlo a Mariantonia del filatoio, che era una ragazza chetina come l'olio, ed ora sapete anche voi quel che n'è. Addomandarlo a Carlandrea del Gobbo, che, per non avergli voluto cedere il suo camperello, n'ebbe prima tante bastonate quante può portarne un somaro, poi a rinforzo d'angherie è ridotto miserabile come Giobbe. E neppur un mese fa Lionardo di Rosina avendo, nel passare, spaurato un merlo che stava per dare nel calappio, il guardacaccia non lo fece ruzzolar giù pei ronchi come una pallottola, gridandogli dietro, spero che non tornerai più su? Oh quel guardacaccia! Il Signore ne scampi i cani. L'altro dì....
Chi sa fin quando Cipriano toccava innanzi, sciorinando questa litania delle insolenze che, come più recenti, gli correvano prime alla lingua, e che possono essere un'altra dimostrazione del quanto sia grande la pazienza di chi soffre. Ma gli ruppe le parole in bocca, sua madre tutta scandolezzata, dicendo: — Ma sicchè? ma sicchè? Dov'hai tu la coscienza a parlar così senza rispetto dei padroni? Bada che Domenedio ti castigherà. Non è vero che egli ha fatto gli uomini parte per comandare, parte per obbedire? Bene; i potenti si chiamano così perchè hanno avuto da lui la potenza di comandare, e il nostro dovere è di fare la loro volontà senza cercar più che tanto. Che capo sei tu! vorres'tu disfare quel che ha fatto il Signore?
— Tua madre non ha torto, soggiungeva il padre. Non l'hai inteso delle cento volte che il destino di noi straccioni è mangiar pane e guai? e il diritto di quei che comandano è far quello che possono?
Le idee di diritto e di dovere non dovevano essersi ben identificate nel capo di Cipriano: compatitelo, avea poca barba ancora al mento. Laonde crollava il capo a guisa di chi si conosce rimproverato piuttosto dalla prudenza che dalla coscienza, poi dopo alquanto saltava su: — Però, se fosse toccato a me a dar regola al mondo, indovinate mo cosa avrei voluto? Che quelli che lavorano stessero bene e di sopra degli altri; e gli oziosi facessero crocette. Ah! ah!
E sbellica vasi dalle risa all'averne detto una cosa strampalata. Il padre rideva anch'esso, esclamando: — Si può sentire di peggio? Persino la madre serenavasi alquanto, poi, ripresa la sua devota ipocondria, continuava: — Che discorsi senza sugo! Se tu avessi un poco di timor di Dio, avresti anche il timor degli uomini, ti cuciresti la bocca, e certe cose non le diresti manco per baja. Ma già fin da ragazzo eri un capetto, con certe idee per la testa, che sicuro non le avevi imparate da me: e non ti pareva giusto nemmeno quando, a scuola o alla dottrina, ti picchiavano. Ora però sei all'età della discrezione, e dovresti aver acquistato un poco di viver del mondo, e sapere che i padroni, come le streghe, è meglio non nominarli nè in bene nè in male. Se tu facessi così, non avresti avuto paura adesso adesso quando capitò qui il signore: perchè a chi va per la sua strada non importa che i padroni siano buoni o siano cattivi.
— Ed io (soggiungeva Cipriano) sono forse andato io a cercarlo? non sono anzi scappato quando mi vide il guardacaccia? e questo non fu forse per prudenza? Perchè, del resto all'occasione so anch'io cacciarmi le mosche dal naso. E se poco fa mi rimpiattai, fu per rispetto al padrone; che se il guardacaccia vedendomi mi riconosceva per quel dell'altro giorno, e m'indicava a don Alfonso, io poteva aver preparato l'atto di contrizione. Alla fine lo so anch'io che i padroni sono padroni, ma con quella canaglia de' suoi uomini l'è un pezzo che la bolle; e badino a quel che fanno, perchè se mi ci tireranno per i capelli, non sono poi di sasso, e darò un piè nella secchia, e farò vedere...
— Ah, orsù, l'interrompea la madre; finiamola, che è lunga. Lasciali stare, e nessuno verrà a disturbarti. Che se anche te ne fanno fare qualcuna, manda giù e non volere tentar Dio. Hai ventiquattro anni finiti, ed è ormai tempo di lasciare le bizzarrie. Via, discantati; dà mano a tuo padre a spennare e sbuzzare que' selvatici; sbaccella que' fagiuoli; va a raccogliere due pesche, e monta su la pianta, da non presentargliene ammaccate.
Il giovane faceva; ma somigliante all'organista che tasteggia sottovoce nel tono in cui ha sonato dianzi e deve sonare ancora fra poco, tale seguitava egli con tronchi motti, sinchè tornava su: — Mia sorella, la quale a dir che mi vuol bene è poco, ne avrebbe detto delle belle quando avessi lasciato massacrare la sua vite. Bravo Cipriano! avrebbe detto la Brigita. Bel conto fai delle mie raccomandazioni, avrebbe detto.... Ma.... adesso che mi vien in cuore; domani non è il giorno della Madonna di settembre?