— Neanche un quattrin bucato, interrompe la Savina. Io non me ne ricordo niente. Sarà stato un caso... E poi... se anche fosse, c'è del male? Han fatto così anche le nostre madri, sicchè...
— Adagio, adagio, salta la Teresa. Io so che le vostre madri avevano più giudizio di voi, farfarelle; e, non fo per dire, ma si era belle tanto e più che voi. Eppure si sposava quello che i parenti proponevano, delle volte senza nemmanco avergli parlato; si facevano le cose come andavano fatte; e non si cercava alla fine che di adempire le intenzioni di santa madre Chiesa.
— Non c'era tanta premura d'andar a marito, aggiunge una pulzellona di cinquant'anni. Ma ora voi altre non avete appena i venti, e già vi puzza il fiato, e parlate d'amore, frasche!
— Tempo passato perchè non ritorni, eh? ripiglia la giovane; sempre fu sole e nugolo, grano e loglio. Però, dico io, noi del male ne facciamo noi?
— Questo non si può dire, piglia la parola comar Giuditta. Ma in tali faccende non si va mai cauti che basti, perchè il primo scappuccio, Dio sa dove porta. L'è giusto appunto come quando i puttini scivolano sul ghiaccio: presa una volta l'andata, vatti accatta dove si fermeranno. Ve l'ho ben raccontata, eh, la storia dell'Agnese?
— No, no, replicano le giovani per una bocca. Contatela, comare: contate la storiella: e così al fosco, colle mani sotto al grembiule, se le stringono più da presso per ascoltarla. Essa comincia:
— Era l'Agnese una fanciulla bella come un'immagine, tenera come latte spremuto, ma anche dabbene, che, chiedete e domandate, neppur le vicine poteano dir altro che lodi. Le era morta sua mamma mentre era ancora d'otto o nov'anni, ed essa appena cresciuta un poco, tirava innanzi la casa e la bottega con tanta capacità ed amore, che suo padre non sapeva finire di dirne, e le ripeteva: — Tu sarai la mia consolazione. Udirete che pezzo di consolazione.
In que' tempi la devozione era molto più d'adesso: e la sera del giovedì santo si costumava una bella processione, dove i garzoni e le giovinette rappresentavano il mistero della Passione, coi Giudei, con Pilato e il Cireneo che ajutava nostro Signore, e le Marie che lo piangevano, e tutto. L'Agnese si vestiva da Maddalena, perchè l'aveva la più ricca treccia di capelli, che lasciava cascare sulle spalle; e quanti la vedevano esclamavano: — Oh la bella Maddalena!
Viveva allora nello stesso villaggio un tal Sandro, un garzonotto così d'un vent'anni, non somigliante a questi tisicuzzi d'oggi, fatti di calza disfatta; ma un pezzo d'uomo, ben formato e ben fondato, con due bracciotti da vangar una vigna da sè a sè. In quella processione egli figurava da Giudeo, e toccandogli di stare a fianco della Maddalena per tener dietro colla lancia la folla, cominciò in quell'occasione adocchiare l'Agnese, ed essa lui. Poi, quando in appresso si scontravano per via, essa diventava rossa come una ciliegia, ed egli, passandole a lato, la pigiava un pocolino col gomito: pigiarla; che male c'era? Cominciarono poi a farsi un motto; esso le presentò qualche volta un garofano, e lei lo accettò. — Che male fo io? diceva tra sè.
Venuta poi la state, qualche sera egli pigliava la sua brava zampogna, e su e giù sonandola girellone per la via dove l'Agnese stava di casa. Faceva caldo, ed essa, tanto per godere una boccata d'aria, si metteva un po' sul balcone. Quand'egli passava sotto la salutava colla mano. Sulle prime ella non mostrò di vedere, poi non stette al martello, e fece anch'essa altrettanto: alla fin dei conti che male c'è?