— Chi vuol che sia? sono tuo padre.

Essa tirò il catenaccio, e li sui due piedi inventò una di quelle fandonie che voi ragazze sapete così bene, per iscusare il ritardo e la confusione, che anche un orbo le avrebbe letto in viso. Ma suo padre, che le voleva un bene all'anima, ed avrebbe trovato per lei il latte di gallina...

Ma ora che mi ricordo, bisogna che torni un passo indietro, e vi dica che, quando sua madre era grossa di lei, entrando una volta in casa, trovò accoccolata sul focolare una vecchia, brutta, magra, stenta, con una faccia grinza come pesche alide, che non prometteva niente di bene; abbrezzava tutta e batteva i denti come una gru. S'appose che quella doveva essere una strega; e dandosi a gridare a quanto gliene usciva dalla gola, tolse la scopa di dietro l'uscio e a colpi la cacciò. Non l'avesse mai fatto! Quella befana voltatasele contro con due occhi di basilisco, e facendole una croce sul ventre, rantolò:

— Che quel che tu porti possa essere anch'egli scopato.

Ora per seguitare... Ma dove sono restata?... Ah, mi rinvengo. Suo padre dunque, che avrebbe fatto per lei moneta falsa, la salutò tutto grazia, la trasse in camera, e quivi sedette sulla cassa appunto in cui era chiuso quell'altro: e le cominciò a narrare della fiera, d'un mondo di gente che ci aveva; Tirolesi con cinture di cuojo trapunte e cappellacci lunghi come ombrelli; Turchignotti col mammelucco e la barbaccia e le bracacce; d'un savojardo che mostrava la gran bestia; d'una zingara che contava la ventura; poi seguitava informandola del quanto avea comprato il sapone o i vomeri e le coltri di lana; e perchè fosse tornato un giorno prima, e d'altre cose di egual importanza. Ma l'Agnese, che avea tutt'altro per il capo, stava a cento miglia, e rispondeva sì o no a braccio, e come veniva veniva. Ond'egli le domandava: — Di' su, hai sonno eh? Anch'io. Via, cuocimi due bocconi da cena.

Lesta lesta gli friggeva essa una coppia d'uova, e non vedeva la sant'ora di metterlo a dormire. Ma egli sarebbesi detto che faceva apposta a temporeggiarsi, contando, ripetendo, addomandando.

Basta! quando Dio ha voluto, egli se n'andò. L'Agnese, che era stata come in croce, sente allargarsi il cuore; si chiude in camera, corre alla cassapanca, dà una voce all'amico.... e, non risponde. Che dorma? Gli alza un braccio, ricasca. Gesummaria! gli tocca la fronte... è fredda marmata. Che serve? era morto soffocato.

Come allo sdrucciolare d'un ghiacciuolo per le reni, così la pelle s'accappona alle ragazze, intente al discorso di comare Giuditta, ed esclamano: — Morto? soffocato? O santa pazienza! Che se da prima avevano tenuto gli occhi desti, credendo che la storia dovesse riuscire al solito scioglimento, ora raddoppiando d'attenzione, socchiuse le bocche, sporgono i menti verso la narratrice che il bujo impedisce di vedere: e la Savina ritira la mano che col favore dell'oscurità, si era, senza accorgersi, lasciata stringere nella mano del giovinetto.

Tanto un pochettino d'orrore giova a crescere l'interesse, sia in una panzana da veglia, sia in un racconto da album o da strenna. E la vecchia dello stesso tono proseguiva:

— Quale restasse l'Agnese, voglio lasciarlo pensare a voi. Lì, sola, con un uomo morto; lei che prima sarebbe svenuta di paura a vederne uno anche di lontano: e questo uomo era il suo damo: era morto allor allora; morto in grazia di lei, e quel ch'è peggio, senza neppur confessarsi. Gridare non poteva: suo padre era lì muro a muro, baciava livide e assiderate quelle labbra, che vive non aveva baciato mai; e l'inondava di lagrime silenziose. Si provò di levarlo fuori; oh adesso! pesava il doppio di lei: appena che potesse muoverlo, e la cassa era fonda. Lo spruzzava d'acqua diaccia, gli dava ad annusare aceto, gli scaldava dei panni sul cuore: tutto incenso ai morti.