Ma allora udendo le parole dell'Agnese, cominciarono alzar la voce, e corsero dal signor giudice e gli raccontarono l'occorrente.

Questi si trovò allora in un bel imbarazzo. Il processo era stato fatto in tutte le regole; in tutte le forme data la sentenza; e poi, si sa, a ciascuno piace esercitare la propria abilità. Perciò sulle prime egli procurò di buttar per matta la ragazza e che intanto la condanna si eseguisse; ma poi, sentendo il gridìo della gente, e massime le ragioni del signor curato, ordinò che si sospendesse l'esecuzione. E udendo il boja star di mal umore per aver fatto il viaggio per niente, gli disse: — Colpa tua, dovevi sbrigarti più lesto.

Intanto la ragazza, e non fu bisogno di corda, spiattellò di punto in punto tutta la storia, dalla morte di Sandro in avanti: visitata la casa, si trovarono i panni sanguinati, si trovò il coltello. Figuratevi che dire ne fu per il paese! Vi basti che fino il giudice pareva quasi averle compassione e diceva che quanto a lui, non gli sarebbe importato niente anche a salvarla. Ma il bianco sul nero c'è per qualche cosa, e la legge canta: Chi ammazza muoja.

Il marito della Bia lo tennero un poco in prigione per aver deposto il falso in giudizio, poi lo mandarono all'ospedale a guarir delle storpiature; ed il boja tornò a consolarsi, perchè il giuoco che doveva fare all'uomo lo fece all'Agnese.

— Povera ragazza! esclamano le fanciulle asciugandosi gli occhi.

— Povero suo padre! esclama un vecchio; e si fa attorno un silenzio meditabondo. Questo silenzio pare a comar Giuditta il miglior elogio che possa farsi al suo racconto, e però, dopo un pezzetto, ripiglia: — Guarda mo! quell'acqua cheta, quella ragazza così florida, così bella, chi l'avrebbe detto che aveva a finire così? E non è già questa una pastocchia, ma un caso vero, quanto è vero che le comete annunziano malanni. Il paese è qui dalle vostre parti, e mia madre aveva parlato con delle vecchie che erano vive quando questo è accaduto. Imparate dunque, o ragazze...

— A non chiudere l'amoroso nella cassapanca, l'interrompe la Savina; e uno scroscio di risa universale tien dietro a quest'arguzia. Poi, come, avanti giorno, un passero che cominci a zirlare basta perchè sull'istante si sveglino tutti gli altri che dormivano, ed è uno stormire, un cinguettìo, un frascheggiare di mille uccelli, così, rotto l'incanto, si suscitano trenta voci discordi, che fitte fitte si succedono, s'intralciano, s'interrompono. E l'una dice; — Oh! di queste cose non ne succedono più; un'altra: — Ma che colpa n'aveva quella povera zitella? la terza: — Per uno scappuccio, alla forca!

— Oh! soggiunge la morale Simona; ogni colpa è di sua madre, che maltrattò quella strega, e per questo bisogna guardare a chi si fa del male.

— Sapete che? salta su la Betta, quella tal sufficiente: La vera ragione è che l'Agnese era nata sotto un cattivo pianeta.

Comar Giuditta prova e riprova di ricondur il silenzio, la meditazione e tornar padrona della veglia per potere spacciar alquanto di quella morale onde son piene le fosse: ma chi arresterà la girandola dopo appiccata la scintilla? Cresce anche di più in più il bisbigliare, il chiaccolare, che è una sinagoga; finchè nel lucerniere si pianta il gancetto d'un lumuccio a mano, fioco siccome quello che si accende ai morti; e la Savina, non senza un'occhiata al suo giovinotto, con voce viva da passare il tetto, comincia a cantar allegramente Mamma mia, non mi sgridate: tutte le altre le si accordano; e lo spavento col quale la comare sperava d'aver fatto più frutto che un padre delle missioni, si dilegua in un vivace biscantare.