L'uomo della Bia fu dunque posto al tormento, e lì il signor giudice, — un fior di giudice, dalle cui unghie non era mai uscito alcuno savio; ma insieme una brava persona, pieno di pazienza e piacevolone che diceva barzellette fin nel condannare alla morte. Il signor giudice, come dicevo, prima lo esortò colle buone a dir la verità; poi, vedendo che negava, ordinò, — Tiratelo su.

Nel suo seggiolone, appoggiato il gomito al tavolino e il mento alla mano, stava egli osservandolo, e con tutta pazienza aspettando che confessasse; ma quegli duro. Allora il signor giudice: — Ehi, dategli un pajo di strappatine. L'altro pianse, strillò, invocò il Signore, la Madonna, san Giuseppe, ma tenne saldo.

Al vederlo così ostinato, sarebbe montata la stizza anche al santo Giobbe: ma il signor giudice colla solita calma, vòlto al manigoldo e facendogli d'occhio gli disse:

— Ebbene, com'è così, calatelo giù.

L'aguzzino, che capi il segno, calò l'accusato tanto vicino al pavimento che lo rasentava colla punta dei piedi. L'uomo che erasi sentito resuscitare da morte a vita in ascoltare quell'ordine, vedendosi ora così presso terra, che un poco più che si allungasse la toccherebbe, per raggiungerla stiravasi da sè medesimo di tutta forza e così per la speranza di finirli, accresceva nel più orribile modo i suoi tormenti.

A vederlo sgambettare, il manigoldo schiattava dalle risa: l'istesso signor giudice turava la bocca, perchè non gli scappassero: in fin che l'altro, non potendo resistere a quel nuovo spasimo, domandò per amore, per misericordia che lo calassero affatto, e avrebbe detto ogni cosa.

Di fatto confessò che era stato lui ad ammazzare sua moglie, perchè n'era sazio, perchè rantolava sempre, perchè voleva torne un'altra; insomma tutto quello che il signor giudice gli suggerì. Questi contento della buona uscita del suo processo, buttò fuori la sua brava sentenza con qualmente il reo fosse scopato e poi impiccato; e andò a desinare.

La giustizia, cioè il boja, venne subito da Milano, con un carro a tiro a due, e suvvi ceppo, ruote, corde, tanaglie, un arsenale di roba da mestiero; e a vedere e non vedere, ebbe piantata la forca sulla piazza. Al domani tutto il paese, tutto il vicinato corsero in folla per vedere castigare lo scellerato uccisore di sua moglie; e il boja trattolo fuori di prigione, cominciava a scoparlo. Quand'ecco accorrere una ragazza scarmigliata, ansante, pallida, contraffatta, sfondando la folla e gridando come una indemoniata:

— È innocente; non ne sa nulla.

Tutti ravvisarono subito l'Agnese, e cominciò a levarsi un bisbiglio: perchè sebbene l'uomo della Bia si trovasse sempre aver bevuto davvantaggio, non si sapeva che avesse mai torto un capello a nessuno; onde molti avevano penato a crederlo capace di tanto eccesso prima che il signor giudice avesse proferita la sentenza. Proferita questa, fu un altro cantare, perchè la sarebbe grossa che avesse a sbagliare il giudice; e quando una cosa passò in giudicato, non se ne deve più dubitare.