Molte ferite datesi negli incontri li resero irreconciliabili. La gelosia di Maìco cresceva colla sua collera; ogni volta che vedea dalla lungi Baìco col suo orecchino sfavillante, gonfiavasi di rabbia, e pareagli una sfida lanciata al suo coraggio. Veglie, fami sopportate da mesi, ferite e colpi, cosa importavano a Baìco, poichè possedeva il suo orecchino? poichè poteva opporlo gloriosamente al nudo nemico, del quale gli sforzi erano usciti sempre indarno? E quando pensava a quel vezzo, cascante sulla spalla del pescatore, Maìco sbuffava, infelloniva, e non poteva più sopportarlo, onde risolse venirne ad una fine. Piglia dunque la scure e il coltello, traversa a nuoto lo stretto fra le due isole (la barca d'entrambi era stata da un pezzo distrutta); chiotto chiotto arriva addosso a Baìco, e l'assale improvviso, mandando un ruggito di rabbia. Ma l'uom del pendente evitò il colpo mortale, afferrò le sue armi, e a quel furore oppose una difesa disperata.
Ben presto entrambi furono coperti di ferite; Maìco sentì la scure del suo nemico calargli più volte sopra la testa, ma cieco nel suo furore non vi badò, seguitando a ferire, non a parare, finchè stesesi Baìco ai piedi; e si buttò con un urlo di vittoria sopra di esso, il quale rispose coll'anelito della morte.
Allora sì la gioia, l'orgoglio di Maìco giunsero all'estremo. Al cadavere strappò l'orecchino, lungamente desiderato. — Alfine è mio! tanto patire, tanto aspettare, tanto combattere, eccoli alfine premiati! ecco il trofeo che attesterà per sempre la mia vittoria!»
Guardatolo con un sorriso selvaggio, Maìco rimuove i capelli sanguinenti per attaccarsi il semicerchio d'oro; ma repente le mani che aveva sollevate verso la testa gli cascano: mette un ah! desolato: — i colpi di Baìco avevano reciso le due orecchie del vincitore; il vezzo tanto disputato più non poteva servire!
Maìco alzò la testa, e guardossi attorno disperato. Non vide che le isole devastate, i rottami delle due capanne, qualche residuo delle barche, e il cadavere di colui che un tempo era stato suo amico.
Maìco alzò la testa.... (Pag. 330).
Qui l'abate di Saint-Pierre fece punto. Il contino e il cavaliere, che avevano ascoltato quella lettura con un'attenzione dapprima benevola, poi imbarazzata e pensosa, guardaronsi più volte; poi si alzarono di sedere, e fatte le congratulazioni all'ospite autore, uscirono senza farsi motto. Ma il domattina quando scese per far colazione, l'abate trovò i due litiganti davanti al focolajo di cucina, sul quale gettavano un dietro l'altro molti fascicoli di carta bollata. E alla domanda risposero: — Facciamo i commenti alla vostra storiella di jersera. Abbiamo capito che, se continuiamo a disputarci il podere di Bellavista, ci spianteremo tutti e due; e perchè almeno uno di noi due conservi l'orecchio a cui sospendere il pendente, tirammo a sorte quel possesso, e toccò al cavaliere.»