Non appena la retroguardia vide il bariletto dell'acquavite in quella direzione, voltò fronte, e lo seguitò senza proferire parola. L'esempio trascinò poco a poco tutti i soldati, che rinunziarono all'immortalità per l'attraente baroccio; sicchè alla fine ci trovammo soli il generale e me, esso involto ne' fumi suoi e negli umor bravi, io struggendomi dal desiderio della mia povera fidanzata.

Il dispetto di Carlomagno quando vide la sua truppa sparita, voglio lasciarlo pensare a voi. Essa, volgendoci le spalle, camminava in coda al diletto barile; a capo le stava Elisabetta, assisa sul suo botticino come sur un trono, cantando in quilio: Viva Bacco e l'allegria. L'imperatore mandava faville: corremmo dietro ai disertori, comandammo con voce tonante, Alto là! L'orgogliosa Elisabetta si compiacque di fermar il baroccio, e i soldati obbedirono: allora l'eroico tenente buttò fuori con energica voce la sua filippica. Oh, che ci hanno mai a che fare le parlate degli eroi di Senofonte e del Guicciardini? I commilitoni ascoltavano con tanto d'orecchi la pifferata: pure ebbi ad osservare che poteano tenersi di gettare tratto tratto uno sguardo amorevoluccio sulla carriola d'Elisabetta, temendo vederla sguisciar via. Nè so bene a che sarebbe andata a riuscire l'eloquenza del nostro generale, atteso che la regina Elisabetta rialzava la cresta con aria disdegnosa; ma tutt'a un tratto un nuovo incidente trasse la nostra curiosità.

CAPITOLO IX.
Marcia dell'esercito.

Un tenente di ussari, sforza, sprona, divora la via venendo dalla direzione di Berlino, e, senza altro preambolo ci dirige, le parole seguenti dal più lungi che potè farsi ascoltare: — Corpo di tre legioni di diavoli, dove andate per di qua, canaglia berrettina? I Francesi sono entrati in Berlino con tanta gente che nulla è floge: noi abbiamo dato volta: il re è a Kustrin nella Prussia occidentale, bisogna procurare di salvarci in Slesia dietro l'Oder.»

— Viva Dio!» gridò Carlomagno con gran prosopopea; noi siamo Prussiani, signor mio, e non scappiamo; no, perdinci: noi, piuttosto, noi passeremo a traverso dei battaglioni.»

Tale risposta fece metter la berta in seno al tenente, che si carezzò la barba corvina, e salutò con profondo rispetto il nostro generale. — Se volete unirvi alle mie truppe che ho raccozzate per conservarle al re (soggiunse Carlomagno maestosamente) sarete il benvenuto. Io vi do il comando della cavalleria sotto i miei ordini. Guard'a voi! in riga! per fianco destro! Il primo che parla di Berlino sarà trattato da disertore ed appiccato. Marsc.»

L'esercito nostro così riprese il cammino di Mittinwald, senza che alcuno volgesse la testa verso Berlino, non mica per paura d'essere impiccato, ma per paura dei Francesi. Elisabetta stessa tenne dietro mogia mogia, discesa dal suo trono, e cessati i suoi canti di trionfo. Tutto l'esercito era preso da un certo terrore. I Francesi già a Berlino! Ma per dove diavolo sono passati? Che sian fioccati dal cielo?

Io chinai anch'io la testa: Napoleone aveva in poter suo metà della monarchia prussiana, la città capitale del regno del gran re, e la mia Giulietta. Oh! l'aveva pur ragione la povera tosa quando, animata di profetico spirito, m'aveva detto tra gli scapigliati congedi, — Giammaria, non ci vedremo più!

Qual improvviso rovescio! Alquanti giorni bastarono a tutto sovvertire: la Prussia, i cui eserciti erano testè lo sgomento dell'universo, un regno così florido, distrutto da una sola battaglia: la mia sposa prigioniera in potere del popolo più galante e più prode d'Europa: il mio protettore conte dell'impero, in una città che era già stata incendiata da Tilly: la mia parrocchia Dio sa dove; ed io pacifico dottor in filosofia, io magister bonarum artium, di tutti i miei titoli non mi restava più che quello di ajutante generale di Carlomagno.

Allorchè, galoppando fra questo e il suo comandante di cavalleria Sparapane, mi abbandonavo alle illusioni, passando in rivista le mie memorie antiche, l'immagine di Giulietta, la mia stanzuccia di Berlino, eccettera, uno scapuccio del mio cavallo veniva a trarmi di botto dalle dorate visioni: e volgendo attorno gli sguardi inquieti, quelle contrade sconosciute che traversavamo, quelle strane figure che mi circondavano, tutto pareami un sogno, ed era obbligato a stropicciarmi gli occhi per assicurarmi che non dormivo.