— Se non possiamo vincere, possiamo almeno, da veri Prussiani, non esser vinti, continuò esso. Il peggio che ci possa accadere gli è di dormire sta sera con De Ziethen, Schwerin; Winterfeld e Federico il grande, invece di dormire nelle nostre miserabili caserme.»
Certamente Leonida non parlò meglio alle Termopile, incoraggiando i suoi a morire per la patria. L'amico mio Carlomagno faceva le più bizzarre parodie del re spartano, e certo senza saperlo. Ma le nostre truppe mostravano di preferir i cavoli e le rape al duro prandio e alla terribil cena dei Campi Elisi. Quanto a me, un tozzo di pane di man di Giulietta mi sarebbe somigliato mille volte più prezioso, che tutta l'ambrosia in compagnia degli eroi dell'antichità.
Era un tristo spettacolo a vedere le colonne francesi avanzarsi a rilento e il sentire tratto tratto lo squillo di loro trombe. Io stava alla peggio sul mio cavallo, non lungi dal noce, all'ala destra, e tremavo a verga a verga. Il buon Sparapane posto alla sinistra, ove le sue cornette facevano un fracasso di casa del diavolo, non parea guari più sicuro.
Per l'ultima volta, prima d'ingaggiar il sanguinoso combattimento, Carlomagno mi s'accostò: — Signor ajutante generale, ecco il giorno di spiegare il genio vostro. Ma in nome di Dio, vi prego, non abbandonatevi all'impeto del vostro coraggio. Conservatevi calmo. S'io cado in battaglia, assumete voi il comando. Il nemico è troppo forte: se siamo battuti, ci ritireremo nel villaggio, e là morremo tutti fino ad uno nel cimitero.»
Dopo questo breve discorso si ritrasse, lasciandomi al turbamento e alle angoscie mie.
Fra ciò la regina Elisabetta aveva scelto per la sua vettura un posto molto opportuno, donde agevolmente potea trovare via di scampo. Tale posizione doveva impacciare i movimenti di Sparapane, giacchè esso la respinse scortesemente, e costrinse la vivandiera piangente a volgersi verso di me, passando innanzi alla fronte della linea.
Questo movimento accidentale decise la sorte della battaglia prima che fosse cominciata.
CAPITOLO XII.
Già di mezzo sparito è il terreno,
Già le spade respingon le spade.
Mentre l'esercito nostro fissava occhi d'amore e di desiderio sul barile amato, che gli rullava dinanzi, il primo colpo di cannone si fece intendere, ed, ahi tenor d'inique stelle! la palla diede giusto nel mezzo alla botte dell'acquavite, sicchè il néttare delizioso schizzò d'ogni parte, mentre il cavallo sgomentito se ne portava il carretto.