Intenerito sin al fondo dell'anima, io baciai con immenso affetto quei due bambini, invidiando i genitori, nel cui amore crescono alla benevolenza fraterna.
In tale compagnia ben puoi credere che il minor piacere furono le vivande, imbanditeci dalla buona nonna, la quale esultava nel ridirmi come fossero frutti, questo della sua bassa corte, quello del suo orto, ma il cui condimento più squisito erano gl'ingenui ragionamenti e gli atti di schietta bontà.
Avevo, tra il desinare, osservato che il fanciullo riponeva una parte di sua pietanza, senza che i genitori mostrassero farvi mente. Poi quando si fu allo sparecchio, egli si levò; susurrò non sapevo che cosa all'orecchio della madre; ond'ella — Se il signore lo permette, va pure.» E come io glielo consentii, involse nel tovagliuolo quel che aveva risparmiato del suo mangiare, e andossene saltellando.
— Ove va?» chiesi io alla madre. «Forse ai trastulli? ad una merendina coi camerata?»
— Non già» mi rispos'ella. «Abbiamo qui d'accanto una povera vedova inferma, per la quale esso avanza ogni dì alcuna cosa del suo piatto, e ogni sabato il vino.»
Ed ecco fra poco egli ritornò tutto gajo, tutto vivace, come un angelo che riporta al cielo l'anima, stata commessa alla sua tutela nel pellegrinaggio della vita.
Io sentiva di diventar migliore fra tanta bontà abbracciai l'amico, e — Te beato! ma lo meriti.»
Se quella fu una delle liete giornate, non me lo domandare. Ed ho voluto serbarne memoria, e mandartela, perchè tu la riponga fra le altre che conserviamo a vicenda delle semplici avventure, il cui ricordo ci consoli in anni più tardi e forse più desolati. Al leggere questa, ti correrà per avventura al labbro la domanda, se io trovai solamente dei buoni? Oh se de' cattivi ho pur trovato! e tanti, e tali, che qualche volta, nell'amarezza dell'anima mia, discredetti la bontà dell'uomo, e correvo ad esclamare, — No! l'uomo è veramente la peggior fattura del Creatore; superbo insieme e vigliacco, raggirato e fraudolento, invidioso e calunniatore, razza d'odio, d'egoismo, di perfidia».
Se non che allora io mi richiamava a mente le tante anime benefiche, amorevoli, sante, scontrate sul cammino di mia vita, e la bestemmia convertivasi in inno al Creatore, di cui tutte le opere sono buone. Di questo ben ti posso accertare, che i cattivi non gli ho trovati mai fra coloro che stavano lungi dalle irrequiete ambizioni, dagli avidi interessi, dalle arroganti vanità; mai fra i poveri, fra i laboriosi; mai fra coloro che patiscono.
Dunque benedetto Iddio nella povertà, benedetto nella sventura!