Al soggetto della precedente novella si riferisce il seguente brano d'un lungo lavoro sull'educazione.
LA MADRE
.... Deh, che non ho io potente ispirazione quanta basti a dipingere una madre quale la conobbi e la conosco?
Ai bambini suoi non soffrì che un seno venale porgesse il primo nutrimento; gelosa che una mercenaria vigilanza non dovesse usurpare qualche parte della tenerezza materna e dell'amor figliale. E perchè io l'ammirava del suo abbandonare, così giovane, così bella, gli spassi e le pompe del mondo, per badare al suo lattante, — Non fu nulla più che il mio dovere,» mi rispondeva con semplicità. «La natura mi avvisò del voler suo col colmarmi il seno e colle malattie che, altrimenti, mi potrebbero sopravvenire, quand'anche poi fosse vero che costasse noje l'adempiere le intenzioni della provvidenza, e il nutrire da noi stesse quella vita che noi abbiamo data, oh quanti compensi non le alleggeriscono! Quante dolcezze! Può trovare la donna diporto migliore che l'osservare la tenera innocente gioja del suo bambino? v'ha gusti preferibili alle sue carezze? o musiche più soavi che il primo suo cianciugliare? o fantasie più lusinghevoli che le speranze che danzano alla culla d'un fantolino? Le tenerezze che insieme prodighiamo al frutto del nostro amore crescono il reciproco affetto e la stima fra me e lo sposo, riempiono que' momenti di vacuo che lascia l'amore anche più sentito. I figlioletti già cresciuti s'adunano intorno al nuovo fratellino con sollecita cura, avvezzandosi, già così piccini, ad avvincersi un l'altro col legame del benefizio, de' reciproci bisogni e sussidj, e aprendo il cuore a quell'amicizia franca e sincera che, crescendo cogli anni, sarà loro di tanto ristoro ne' casi avversi e che, mostrandoli buoni fratelli, sarà alla società un pegno come essi riusciranno pure buoni cittadini[4]. E poi, e poi, — oh voi non sapete tutte le tempeste che passano qui, dentro il cuore d'un donna. E allora, oh allora, stringersi al seno un suo bambolino, è il sorriso dell'angelo che calma ogni procella, che sostenta e raddoppia la virtù.»
Non la vidi mai, questa buona madre, indispettirsi pel tafferuglio de' suoi pargoletti, pel disordine chiassoso dei loro trastulli! anzi li guarda come altrettante prove dello sviluppo progressivo di loro forze, un elemento di quella età così vitale: e tanto le parrebbe strano l'esigere dal bimbo la tranquillità matura, come il cercare in un vecchio l'irrequieta agitazione del fanciullo. Contenta dunque di dirigere e vegliare questa vivacità, ben si guarda dal comprimerla coll'insistenza di uggiosi rimproveri, nè coi gravi precetti, i quali fomentano l'ipocrisia, come tutto ciò che contrasta all'ordine della natura.
Conformandosi dunque a ciò che conviene a ciascuna età, rimuove i pericoli, ma più la paura de' pericoli; reprime gli eccessi, abitua a vita frugale e, se non disagiata, non dilicata però, e quale torna bene a rinforzar la costituzione, a prevenire i tanti mali cagionati dalla mollezza, a rendere più libero perchè con minori bisogni. L'ho sovente sorpresa mentre pigliava parte ai giocherelli de' suoi bambini collo spasso dell'innocenza, a guidarli col proprio esempio a fruttuosi trastulli, come a educare un par di tortore, nutrire un canarino, coltivar fiori, seminare un quadro del giardino, piantare ed innestare un albero che crescerà con essi; arte eccellente, ella diceva, per avvezzarli a non pretendere domani il frutto della fatica d'oggi, ad avere pazienza nell'aspettare il meglio.
Tanto maggior cura essa pone a formar l'intelletto ed il carattere di que' suoi bambini, in ognun de' quali non vede un balocco de' genitori, ma rispetta un membro della società, destinato a divenire cittadino, sposo, padre, magistrato; a camminare, per la via delle prove, ad una sublime destinazione. Sarà illustre od oscuro? sarà tra i felici o tra gli sventurati? Questo, ella dice, sta nelle mani della provvidenza: dover mio è formarne un galantuomo.
Conseguentemente si farebbe coscienza di dire ai figlioletti la più leggiera, la più innocente bugia, se bugia e innocente possono mai concordarsi. Chi sa se quell'errore non possa diventar seme di torti giudizj nella ricerca del vero, nella pratica della vita? Bisognoso di tutto sapere, il fanciullo vorrebbe saper tutto; ma incapace insieme di apprendere per sè quanto vorrebbe, è agitato da un'insaziabile curiosità, è pieno di memoria quanto scarso di raziocinio; e ne' primi cinque anni impara, chi ben vi guardi, più di quello che imparerà poi in tutta la vita. Uopo è dunque coltivarne molto la memoria[5], sobriamente il giudizio. Quante volte io mi trattenni con diletto e con frutto a udir la madre di cui parlo appagare le domande de' suoi bambini in modi semplici, piani; osservare con loro, far da idea germogliare idea; sollecitarne i giudizi, cui applaudire poi se conformi al retto senso, raddrizzare se difettivi; interrogare precisamente, rispondere, ma lasciando pur sempre alcuna cosa a desiderare, per aver sempre alcuna cosa da insegnare! Quel bisogno di conoscer la verità sa essa dirigere in modo che, senza soverchiamente stancarli colle discussioni, ne eserciti quanto basti il buon giudizio, qualità essenziale in qualunque stato, in qualunque occorrenza della vita. La curiosità portò più d'una volta quei cari fanciulli a questioni che li toccano ben da vicino, ma che non è opportuno il soddisfare[6]. Ben si guarda essa però dal rinviarle con ciance, nelle quali il fanciullo, che riflette più di quel che crediamo, ravvisa la bugia, e quindi è stimolato a cercare il vero di cui gli si fa mistero. Semplicemente ella risponde: — Queste le sono cose che tu non potresti ora intendere, e le capirai quando, cresciuto, profitterai negli studj»[7]. Il fanciullo, pago d'una soddisfazione datagli da colei che ama e stima, ritorna a' balocchi suoi, alle sue occupazioni, portandovi inoltre il desiderio di crescere e di profittar negli studj, per esser in grado di scoprire queste verità bramate.
Quanto però è meglio un uom dabbene che un uomo d'ingegno, tanto più importa il coltivare il cuore che l'intelletto. E chi a ciò più opportuno della madre, la quale, sin dai primi momenti avendo avuto sott'occhio il proprio pargoletto, ne conosce il carattere, e sa quindi eccitarne le virtù che più proprie gli sono, ovviare i vizj a cui lo vede inclinare? Quella di cui io parlo, intenta a conoscere le gradazioni del carattere di ciascun suo figliuolo, non lasciasi entrare la pretensione di cangiarlo, il che suole e non riuscire e far perdere, nel carattere fittizio, tutti i vantaggi del naturale; atteso che nessuno rappresenta bene un personaggio se non è il suo proprio. Col contradire ai gusti, nel che alcuni genitori sembrano riporre la teorica di tutta l'educazione, a qual cosa si riesce se non a stancare e sviar il genio, porre ostacoli all'ingegno e all'attività, fare d'uno che poteva elevarsi grande, un mediocre al più?