Per dare poi a conoscere al fanciullo i suoi doveri, in ogni azione essa lo abitua a ragionare del perchè, delle convenienze con sè, con altrui, singolarmente poi coi precetti del supremo legislatore. L'idea di Dio viene associata a tutta la vita; naturata, direi quasi, col cuore e collo spirito in modo da non abbandonar più quell'uomo. L'ho intesa alcune volte, allorchè la sera aduna attorno a sè i suoi bambini per sollevare la preghiera a quel Padre che è ne' cieli. Già qualche discorso precedente, o lo spettacolo additato del firmamento, o il ricordo d'una bella azione dispose que' teneri cuori ad innalzarsi al sommo vero, al sommo bello. La preghiera è breve, è semplice, è tutta unzione, aumentandone l'effetto la pietà, di cui si mostra compresa la madre; ma in quella preghiera non manca mai una commemorazione delle persone più care, dei cari estinti, dei cari lontani e della cara patria; dei sofferenti, dei poveri, che sono i fratelli prediletti di Cristo. Oh! queste prime idee, questi primi religiosi sentimenti possono ben essere repressi dal frastuono del mondo, dal cozzo delle passioni, dal viluppo degli interessi, dall'ebbrezza della fortuna, ma svelti non mai. E traverso alle vicende della vita, e nei momenti della sventura, e quando l'anima trova necessario il rientrare in sè stessa, parlano altamente, affidano il buono alla virtù, risvegliano i rimorsi nel traviato.

Sui primi momenti ch'io la conosceva, volli sfoggiare alquanto della presunzione che ispirano la lettura e il crederci di sapere; e le ragionai sulla poca convenienza del parlar di Dio a fanciulli teneri ancora, i quali non possono formarsi se non un'idea materiale dell'esser suo, falsa ed incompleta de' suoi attributi. — Non fo questo» mi rispose ella: «a' miei bambini insegno amar Dio più che a conoscerlo; e a farlo amare serve ogni cosa che hanno intorno; serve il dono della vita ch'ei diede, ch'ei conserva loro; serve la tenerezza dei parenti. Quando amino Dio, sono ben certa che potrò senza errori guidarli facilmente a conoscerlo.» E poichè io voleva rinfiancar il mio sentimento con quell'appoggio, che non manca neppure alle più assurde dottrine, l'autorità, e parlavo dell'Emilio, e ne citavo qualche passo, ella tolse d'in su la tavola un libriccino dove suol notare quel che più la tocca nelle letture, e mi additò queste parole di un autore, come diceva essa, amicissimo degli uomini, e perciò degno d'essere amato. — Sono i casi personali di nostra infanzia, accompagnati dalle materne lezioni, che più profondamente si scolpiscono nella memoria, perchè penetrano fino nel nostro cuore; son le lezioni delle madri che danno tanto vigore alle nostre operazioni religiose durante tutta la vita. Istillate col latte, si perfezionano colla nostra ragione; e dopo aver giovato intorno alla cuna nell'età dell'innocenza, ci sostengono nell'età delle passioni. Per ciò vorrei che il sentimento della divinità, innato nell'uomo, vi fosse sviluppato prima non da un precettore, ma da una madre. Il Dio d'una madre è sempre indulgente e buono come quello della natura: un precettore insegna, una madre fa amare. E vorrei che questa porgesse le sue lezioni non in una città, ma alla campagna, non in una chiesa, ma sotto la volta del cielo, non sopra libri, ma sopra i fiori e i frutti»[8].

Mal s'apporrebbe chi in una madre tale temesse quella austerità, che nasce dall'intolleranza e dall'aspirare alla perfezione, e che il vulgo crede propria della virtù, mentre invece è miserabile retaggio di chi vuole affettarne le apparenze. Reprime ella i vizj, compatisce ai difetti; sa che la perfezione non è dell'uomo, meno ancora del fanciullo. In quell'età, che il simulare è affatto ignoto, agevole riesce a tutti, tanto più ad una madre, il conoscere al vero le torte inclinazioni de' bambini; quindi prontezza ad accorrere al rimedio, con fermezza disposta a rompere i capricci del fanciullo, senza neppur lasciargli balenare la possibilità che l'ostinazione soggioghi il materno volere, fondato sulla giustizia. Ai castighi ricorre tardi e pacatamente: non la tema della punizione, ma sì l'amore della virtù deve formar l'uomo onesto. Questo solo potrà perfezionare l'educazione, mentre l'altro rende pusillanime, simulato, irrita e scoraggia, e lascia senza freno il giovane, non sì tosto uscì di soggezione.

Un punto però dove la sua austerità è irremovibile si è la veracità. Il suo trattare franco ed aperto coi figliuoli gli avvezza a considerarla come una confidente, un'amica, agevolandole così il modo di dar loro de' consigli: ad un fallo confessato mai non manca il perdono, come non manca mai il castigo ad una menzogna. Il castigo, l'ammonizione però non recano mai sembiante di escandescenza, di rabbia; è la ragione che illumina, è l'amicizia che persuade. Il secreto vi presiede sempre, sollecita troppo di non abituare il fanciullo allo svergognamento, col vituperarlo in faccia ai parenti, ai visitanti. Una parola di disapprovazione, un escludere il tristanzuolo dall'ascoltare un racconto, un collocarlo ad un deschetto apparato, sono castighi che a lei pajono più opportuni che non il negare l'abitino nuovo, od il privar d'un lacchezzo: questi possono essere fomenti dell'ambizione e della leccornia; quelli stimolano l'onore, e riescono all'effetto, perchè la madre è amata, è stimata. Applicato il castigo, la madre è la prima a dimenticarlo: troppo premendole d'accorciare que' momenti terribili per un ragazzo, in cui sono sospese le amorose cure materne.

Le prime amicizie, così candide e verginali, eppure così strette e decisive dell'avvenire, sono attentamente invigilate da essa; sebbene il tenore di sua educazione ha fatto sì che ciascun de' suoi figliuoli prescegliesse per amici quelli che la natura stessa esibì, voglio dire i fratelli, coi quali si hanno comuni gli affetti, i desiderj, le speranze, le vicende. O madri, o madri, stringete, rassodate al più possibile questi domestici affetti, chè come la famiglia è il nocciolo della politica convenienza, così le casalinghe affezioni sono la fonte e il suggello delle cittadine virtù. Ma per questo è duopo sbandir le predilezioni, stabilire una perfetta uguaglianza, sulla quale soltanto può fondarsi il reciproco amore, uno studio reciproco di meritare la tenerezza de' genitori, un coraggio ad operare di conserva. Sciagurata quella che predilige uno dei figliuoli; che a quell'uno perdona ogni cosa, ogni cosa concede, a differenza e scapito degli altri! Gli altri nel cucco della mamma non vedono che un emulo; il malavvezzo già fantastica una distinzione indipendente dai meriti, una ingiustizia che giova; e così finisce odiato dagli altri, vano, capricioso, indolente, presuntuoso, ostinato, e quindi infallibilmente infelice.

«Non è forse,» riflette bene il Tommaseo[9], «non è forse uffizio al mondo più delicato e più difficile dell'educazione del cuore di una donna. Chiunque per istinto e per obbligo vi si accinge, dovrebbe tremare di sè stesso; e, considerando la buona riuscita come un vero miracolo, non la sperare che da Dio. Per ben educare una donna, converrebbe poter comandare a tutte quelle circostanze che possono operare sull'animo di lei, molle a riceverle, e a conservarle tenace; circostanze innumerabili, non previsibili, minutissime e sempre varie. Chi giungerà a calcolare gli effetti che una parola, uno sguardo, un cenno, una conseguenza, un'abitudine posson fare sull'animo femminile? Egli è un piccolo mondo, dove le lontane e menome cagioni, in modo invisibile concatenate, producono sempre nuovi effetti, come gli elementi stessi, in varia proporzione uniti, diventano o l'aria animatrice del fiore nascente, o l'acqua che scende con impeto a corromperne la bellezza.

Non domandatemi dunque se la madre ond'io parlo abbia un solo momento affidata altrui una cura sì dilicata, ove il minimo errore può trascinare il disordine e il disonore su chi trascurò di prevenirlo; se, buona, ella stessa e d'incolpato esempio, e quindi sempre consentanea con sè stessa, sappia coll'esperienza propria avvertire le sue fanciullette dei lacciuoli preparati al sesso, che noi chiamiamo debole per discolparlo in anticipazione del suo soccombere; avvertirle, dico, con quel modo che solo in mano delle imprudenti può divenire un pericolo, può sfiorare la squisitezza del pudore mentre intende a conservarla; e come le passioni più sfrenate e ribalde nascano sovente da nulla più che da un impeto d'immaginazione, dall'amor delle inezie, dalla prurigine di piacere e di primeggiare; se attenda ai discorsi degli estranei e dei domestici, alle confidenze dell'amicizia; se calcoli sull'impressione che fanno nel giovine cuore la novità, lo spettacolo. Ai teatri non conduce mai nè maschi nè bambine, non perchè essa creda il teatro cattivo in sè, ma lo crede cattivo nel modo che ora si fa. E perchè io mi meravigliavo di non sentire da essa quello ch'è un luogo comune nell'educazione materna, cioè il dipinger alle figliuole il mondo siccome una tristizia, siccome un continuo inganno; gli uomini come pessime creature, nei quali non possono le fanciulle trovare che perfidi, che ingrati, che mostri. — Il così operare (mi diss'ella) equivarrebbe al modo di chi, temendo l'indigestione, parlasse male a' suoi figliuoli de' cibi in generale. Lasciamo là i sentimenti che s'ispirano così alle fanciulle contro questo mondo, fra il quale son pur destinate a vivere. Giunge l'età delle passioni: un uomo, e voglio supporre un uomo non cattivo, avvicina l'inesperta, già da natura inclinata a non trovar in esso che bello e bene; se veramente è persuasa che tutti gli altri siano ribaldi, guarderà quest'uno come un'eccezione, come un non so che di mirabile, di straordinario, una fortuna, un privilegio donatole dal cielo: ovvie sono le conseguenze.»

Opportuno dunque le sembra, anzi che alle fanciulle ispirar paura degli uomini, educarle a diffidar di sè stesse, pensare all'avvilimento cui può condurle un istante solo di obliata modestia; alla poca fede che gli uomini hanno nella femminile virtù, ed allo studio con che osservano l'impressione che la loro presenza produce sulle donne, per trarne partito.

Avendo ella accostumato i suoi figliuoli sin dalla prima età a tenere cura ciascuna del proprio armadiuolo e della pulitezza degli abiti, ed assistere alle compre, informarsi del domestico avviamento, crescono all'amor dell'ordine, della lindura, dell'economia.

Qualora, poi, angelo di consolazione, ella scende al tugurio del poveretto, a risparmiare alla vedova decaduta la vergogna del chiedere, ad asciugare le malide gote dell'agonia, a ristorare di pane gli orfani abbandonati, a mescere il vino alla sfinita nutrice, chi potrebbe altri venirle compagno e testimonio migliore che i suoi figlioletti? Meglio è andare alla casa del lutto che non a quella dell'esultazione, lo dice la Sapienza istessa. Oh! quando que' bambini hanno veduto serenarsi una fronte desolata; la mano della benefattrice, stretta in silenzio ed in silenzio baciata dal ristorato poverello; sopra una pupilla ove il pianto era inaridito ricomparire la stilla, ma simile alla pioggia sugli arsi campi in agosto; e quell'occhio, dapprima sbattuto e nella calma della disperazione chinato a terra volgersi ravvivato al cielo, benedicendolo d'aver eletta la donna a ministra di sua bontà; quando ciò avranno veduto, che altro non sarà di mestieri per infondere nei loro teneri cuori la soavità dell'amore, la dolcezza della generosità, il desiderare le incomparabili gioje del consolare altrui?