«Sa abbastanza quella donna che sa contare le camicie di suo marito.» È un pezzo che tali massime sono invecchiate, e si è compreso quanto giovi che la donna sia colta, sì per occupare viepiù e contentare di sè lo sposo, sì per dirigere l'istruzione de' proprj bambini, e non arrossire in faccia ad essi. Quella di cui io ragiono, educata sufficientemente in sua casa, ma più educatasi da sè stessa, è la maestra unica de' fanciulli sinchè piccini; ne è la direttrice quando deve pure sottometterli a maestri. E qui conviene che confessi d'aver per lei sentito più che mai un vuoto nella nostra letteratura. Perchè, richiesto più volte a suggerirle libri adatti alla tenera età, libri di morale sana e di facile intelligenza, che piacessero all'intelletto e migliorassero il cuore di fanciulli, di giovinette, pur troppo a stento ne trovava, e tanto meno in quei che si professano scritti per la gioventù[10]; pur troppo in quei pochi che mi parevano da ciò, essa, che non darebbe mai un libro a' suoi figliuoli senza averlo dapprima scrutinato, ritrovava in abbondanza cose superiori alla capacità, o vane, o storte. La letteratura italiana ha altro a fare che occuparsi di preparare al bene coloro che per altre vie adempiranno le speranze, ch'ella forse sa seminare, ma non condurre a maturanza.

L'associare ai giuochi l'istruzione è sua pratica[11]; giocando insegnò loro a leggere, a numerare, le prime linee del disegno, i primi passi della geografia. Veramente a poco più in là si spinge l'istruzione ch'essa fu in grado di dare da sè ai suoi figliuoli, nel che vi prego, o colte signore, a non volerla troppo agevolmente disistimare.

Ella si agevola anche la fatica col fare che i suoi bambini s'istruiscano uno con l'altro, i maggiorelli insegnino ai minori, saldando così meglio nei primi le cognizioni acquistate, giovando a' secondi col dar loro maestri, i quali conoscano quel linguaggio più opportuno all'età puerile, che nell'ingrandire si disimpara; in fine collegando gli uni cogli altri per via del benefizio e dell'utile reciproco. Que' figlioletti, non avendo migliori amici che i proprj fratelli, miglior confidente che la madre, potrebbero crescere altrimenti che a dolci e retti sentimenti? E perchè si amano, essi sono tutta cura di evitare ciascuno quel che possa all'altro dispiacere, e la docilità nasce dalla tenerezza. Oh se una madre riesce a dare alla società i suoi figliuoli buoni, quanto bene ha compita la propria missione!

Una madre così fatta, perchè non poss'io nominarla all'ammirazione de' suoi concittadini?

Sebbene... no, è inutile: il mondo non bada, non applaude che alle virtù rumorose, quand'anche tornino a suo disastro: le tranquille ed utili devono crescere inosservate; lontane da ogni ricerca di trionfo, paghe di sè e d'un Dio che vede e ricompensa. Il mondo ha dato un nome ai torrenti e ai fiumi, che in loro pena recano il guasto alle fertili campagne e alle popolose borgate: ignora il ruscelletto che lambisce ed educa i fiori sul suo margine, e diffonde sui prati la fertilità e la vita. Tutt'altro che la donna politica, tutt'altro che la donna libera de' filosofi, che la donna emancipata di coloro che vogliono assocciarla alla sovranità maschile per farle perdere l'impero che ora possiede, la donna ch'io dico è signora soltanto nel sacrario domestico; il marito la onora quanto la ama, la consulta ne' casi difficili: i figliuoli la guardano con amorevole sommessione; concilia pace tra i vicini; colle limosine e le consolazioni sparge avvisi salutari, da pochi è conosciuta, da pochissimi nominata. Ma fortunati i figliuoli che incontrano una madre tale, degna che le cure sue vengano benedette dalla provvidenza, senza di cui qualunque fatica dell'uomo è nulla. In verità io vi dico che una nazione dove sieno frequenti tali madri, non è bene che non possa promettere a sè stessa. Ma perchè dunque la società nulla adopera per formarne? dirò di più, perchè adopera ogni modo a formarle affatto differenti?

CONFORTI D'UN VECCHIO AI VECCHI

«Per corta che sia la vita, la è sempre lunga abbastanza purchè buona e onesta.» Così filosofava Cicerone: ma fra i vecchi saranno sempre il maggior numero quelli che esclameranno umanamente col vecchio Goethe: «Amabile vita, dolce e cara abitudine d'esistere e di operare, dovrò rinunziarti?»

Mentre è di moda affettarsi già logori a 20 anni, sazj dei godimenti, disingannati dagli affetti, spogli delle illusioni: allorchè si avvicinano i 50 anni, tutti vorremo ricominciare, o almeno allungare il tempo tanto più, quanto più si sente che «giunta in sul pendio precipita l'età.»

Ebbene, consoliamoci al pensare che il nostro corso non è finito; che restiamo ancora in capitale d'alquanto di vita avvenire. «Quando uno ha 40 in 50 anni, faccia conto d'essere a mezzo del suo cammino.» Lo diceva il famoso longevo veneziano Luigi Cornaro; lo ripeterono Buffon e Haller; lo sostenne testè con raziocinj e con argomenti il signor Fleurens, segretario dell'Accademia delle Scienze di Parigi, in un curioso, se non profondo libro, Della longevità umana e della quantità di vita sul globo (Paris 1855), «Son quindici anni (dic'egli) ch'io continuo ricerche sulla legge filosofica della durata della vita dell'uomo e in alcuni animali domestici, e la risultanza più precisa è, che normalmente essa va ad un secolo.»