E cento anni appunto sarebbero la vita completa, secondo Fleurens, il quale si fonda sull'analogia degli altri animali, la cui durata è il quintuplo dell'età dell'incremento, e questo è proporzionato alla gestione, e la gestione alla grandezza del corpo. Che se non tutti vi arrivano, si pensi che i più muojono di malattie, e pochissimi di vecchiaja. In quel tenore artificiale di vita che l'uomo si è fatto, ove il morale è più spesso malato che non il fisico, e il fisico malato più spesso che non sarebbe in abitudini serene, calme, costantemente e giudiziosamente laboriose, qual meraviglia se la sanità va scompigliata? se una vita di timori, di rancori, di litigi, mena a morir d'amarezza?

Però la vita normale non procede tutta omogenea e seguente, come il moto d'un oriuolo; ha le sue accelerazioni e le sue pose; le epoche organiche e le critiche, come direbbero i Sansimoniani.

Ippocrate stabiliva i periodi della vita di 7 in 7 anni fino ai 70; di là dei quali un filosofo ne aggiunse due altri fino agli 84, dopo di che non se ne terrebbe più conto, come al guidatore di cocchi quando oltrepassa la meta nel circo.

Varrone distinse la vita in cinque periodi, terminati ai 15, 30, 45, 60 e 75 anni, da essi deducendo i nomi de' pueri, adolescentes, juvenes, seniores, senes.

Al censimento della Gran Bretagna testè accennato è anteposta una relazione, dove si fissa la vita a cent'anni, divisa in 5 periodi di 20. Il primo comprende l'infanzia e l'adolescenza: il corpo cresce, lo spirito si forma, i costumi si regolano, s'acquistano il linguaggio e le cognizioni e le tradizioni dell'umanità; verso la fine appajono sentimenti generosi, la passione, l'entusiasmo; talvolta il delitto.

Il secondo è dell'età matura, avente il colmo ai 30 anni: età della forza, della poesia, dell'invenzione, del bello; si va soldati, si diviene operaj, si mette casa, e si ottiene il dolce nome di padre; mentre i malvagi rompono alla passione, al delitto, alle follie più terribili, alle malattie più perniciose.

Nel terzo ventennio, dai 40 ai 60, gli uomini diventano eminenti, ciascuno nella propria professione: le spese sostenute per l'istruzione recano frutto; il carattere d'uomo fatto ci procaccia confidenza: l'esperienza come l'ingegno permettono di trattare gli interessi più vivi della società. I figliuoli nostri son già uomini; ci crescono attorno gli edifizj da noi fondati, gli alberi da noi piantati, le vigne e i campi da noi dissodati; l'operajo diviene capo di fabbrica, e dirige gli stabilimenti ove prima era apprendista: è l'età della maggiore intelligenza, in cui si fanno le leggi, si pronunziano i giudizj, si scrivono opere per l'immortalità.

Dai 60 agli 80 può considerarsi come il periodo della vita completa. Il soldato lasciò per sempre il campo; l'operajo e il contadino lavorano parcamente; passò il tempo della forza, ma a misura che la civiltà cresce, questi uomini non vengono più rejetti, anzi espettano onori e ricompense. Il negoziante arricchì; il manufattore diede il proprio nome alla fabbrica; il campagnuolo coglie i frutti de' suoi miglioramenti: il dotto, il medico, il giudice, il prete esercitano alte dignità; l'esperienza corona l'integrità: il merito viene inchinato senza invidia; il padrefamiglia è circondato dall'omaggio de' suoi figliuoli, divenuti padri anch'essi. Come la vita buona allora s'attornia di qualcosa di divino, così la malvagia merita gli epiteti che la paura e l'orror popolare crearono per disprezzarla.

Fra gli 80 e i 100 i sensi divengono ottusi; i colori ci si sbiadiscono: le forme, i contorni non si scorgono più nettamente: la voce umana prende somiglianza d'un roco mormorare: il sentimento della vita, le memorie degli anni trascorsi dileguano per sempre. Come una lampada al mancar dell'alimento, la vita dell'uomo arde incerta e singhiozzante, finchè si estingue.

Così lo statista inglese. Al contrario il suddetto Fleurens divide la vita in due stadj eguali: di aumento l'una, di decremento l'altra; e ciascuna in due altri; donde le quattro età dell'infanzia, della gioventù, della virilità, della vecchiaja: ognuna delle quali ancora partesi in due, essendovi una prima e una seconda infanzia, e così via.