Rileggiamo questi punti: supponiamo che sopra di essi s'aggiri la conversazione famigliare e la accademica; e conveniamo che potrebbonsi rendere utili e il circolo e le tornate.
Il difficile per un uomo nuovo è far il primo scudo e il primo passo; il resto viene da sè. Ben presto Beniamino è deputato all'assemblea generale di Pensilvania (1747), poi (1753) direttore delle poste; e in paese nuovo dove tutto era a fare, pensate quanto giovasse un uomo che sempre avea la mente a sperimentare e cercar ciò che giova di più e costa di meno! Istituì un gabinetto letterario, un corpo di pompieri, un'associazione di volontaria difesa contro gl'Indiani confinanti, mostrando di continuo l'importanza di raccogliere le piccole forze per ottenere i grandi effetti. Insomma egli diviene il rappresentante spirituale del suo paese; e benchè sia ancora lo stampatore, in effetto n'è il re, come voi siete tuttora il bambino che vostra madre cullava, eppur camminate, pensate, operate, e fors'anche ragionate.
Ma v'è lavori che non procedono se non per le solitarie meditazioni, e tali furono quelli di Franklin sull'elettricità. Da alcun tempo gli studiosi eransi rivolti con ardore a questa meravigliosa forza della natura; ma la scienza di essa, limitata nei suoi risultamenti, nulla nelle applicazioni sue, oggetto di mera curiosità, era considerata come la parte più speciale della fisica. Nè si sarebbe preveduta la sua importanza neppur quando, nel 1746, Musschenbroeck e Allemand aveano scoperto la bottiglia di Leida, e semplificatala Watson, che imprese anche a misurare la rapidità di questo, che diceasi fluido. Ora Franklin s'applicò a spiegare quei fenomeni in una serie di lettere, che la Società Reale di Londra ricusò inserire nelle sue Transazioni pei troppo soliti puntigli e gelosie delle accademie, ma che tosto furono tradotte in tutte le lingue. Egli restituì all'elettricità il carattere di scienza fisica, mentre di fisiologica parea darglielo la scossa della bottiglia.
Dapprincipio supponeva anch'egli due elettricità, la vitrea e la resinosa; poi s'accertò che una sola e medesima era or positiva or negativa. L'uomo dell'analisi sottopose a questa anche la boccia di Leida, e ne dedusse la sua teorica dell'elettricità, presentata poi sotto veste matematica da Epino e da Cavendish, e che consiste nel supporre che un solo fluido elettrico sussista, le cui particelle si respingono fra loro, mentre invece sono attratte dalla materia.
Il perfezionarsi di questa scienza fece ripudiare molte delle sue ipotesi. Ma continuando, pose in sodo due insigne dottrine: disperdersi l'elettricità per mezzo delle punte, sicchè non può accumularsi in corpi accuminati; il fulmine prodursi da esuberante elettricità nell'atmosfera, cioè essere lo stesso il fluido che cagiona gli scherzi della bottiglia di Leida, e quel che saetta i palazzi e le montagne. Ecco dunque novamento dall'analisi sua, dissipate quelle illusioni fantastiche, per cui alle sgomentate fantasie il fulmine pareva alcunchè sopra natura.
I quali due principj accoppiando, pensò potersi colle punte scaricare l'atmosfera del fluido eccedente; dal che vennero i parafulmini. Per sottomettere l'ipotesi allo sperimento gli mancano osservatorj? ed egli arma di punta un acquilone di carta e mandatolo verso le nubi, ottiene la scintilla; e dal trastullo puerile deduce la pratica che guiderà le saette con tronche ali a lambire i piedi dell'uomo: il più debole essere del creato per la forza del corpo, il più sublime per lo slancio dello spirito.
Queste considerazioni, badate bene, non venivano fatte da Franklin, il quale vedeva, osservava, sperimentava, deduceva, e nulla più.
Nate questioni fra la metropoli e le colonie inglesi d'America, che cominciavano a guardarla di mal occhio, come un figliuolo cresciuto che si sente capace di reggersi da sè, Franklin fu mandato a Londra (1757), da molti paesi nortamericani nominato loro rappresentante. Sua missione era di impetrare che fosse cassato l'atto, pel quale la metropoli voleva imporre una tassa nuova e non consentita dalle colonie; e ottenne di essere ascoltato in contraddittorio avanti alla Camera dei Comuni (3 febbrajo 1765). Ivi con fermezza, precisione, facilità risponde alle interrogazioni; informa sulle varie notizie chiestegli intorno al commercio, alle finanze, alla politica, all'amministrazione; e consegue la sua domanda. Così crebbe in istima e in cognizione degli uomini e delle dottrine; e l'Accademia, che ne aveva rifiutato gli scritti volle farsi onore coll'annoverarlo tra' suoi. Futili compensi a una gloria già fondata, quanto potrebbero essere fecondi incoraggiamenti ad una nascente.
Aveva Franklin procurato insinuare alle colonie dell'America inglese di darsi un governo unico, sotto la presidenza del re della Gran Bretagna: ma come avviene dei consigliatori di partiti giusti, parve realista ai liberali, repubblicano ai realisti, fu imputato di americano a Londra, d'inglese in America. Ma egli, vedendo per che via s'era messa l'Inghilterra, previde che l'oppressione condurrebbe la libertà, e nol tacque agli amici ed ai nemici. Pure egli voleva sempre si salvassero tutte le convenienze, si adoprasse la legalità, arma prima degli oppressi che vogliono emanciparsi. Le conciliazioni non valsero, e nacque la rivoluzione che doveva aprire un'era nuova nella storia del mondo, ed assicurare alle opinioni la prevalenza sopra i fatti. Dieci anni passati in contrasti politici avevano già avvezzati gli Americani ad occuparsi de' fondamenti della legislazione e dei governi, la guerra colla Francia aveva dato occasione di conoscere le proprie forze: d'altra parte le rivoluzioni fan gli uomini. Franklin avea cominciato dal procacciare che i suoi acquistassero fama di gente onesta, equa, pacifica, vero modo di far ricadere il torto sugli oppressori.
Aveva egli fondato il giornale, che grand'efficacia ebbe sull'avvenire del suo paese: ma uno dei suoi abbonati gli dichiarò: — Voi difendete con troppo calore gl'interessi americani; questa polemica non mi piace; rinunzio all'abbonamento.»