BONA LOMBARDA

Era il conte Pietro Brunoro uno di quei tanti capitani che, nel secolo XV, vendevano il valore proprio e quello d'un branco di seguaci a chi li pagasse per combattere cause altrui, e nuocere agli amici ed ai nemici. Insieme col Piccinino, altro più famoso capitano di ventura, condusse egli l'esercito de' Visconti in Valtellina nel 1432, per combattervi i Guelfi che aveano sottratto quella valle alla dominazione viscontea.

Il Brunoro, mentre la presidiava coll'armi ducali, capitato a Sacco, villaggio d'industre agiatezza, ben piantato sul monte che fiancheggia Morbegno alla sinistra del Bitto, vide uno stuolo di fanciulle, in sottane di grossa lana che danno poc'oltre il ginocchio, con ben ricamati bustini, acconcie le treccie con un giro di spilloni d'ottone e con intrecciati nastri, come oggi ancora vi si costuma. Era giorno festivo, e guidava la danzante ilarità delle coetanee una donzella, brunetta anzi che no e di piccola statura, ma gagliarda bene e vivace, con una tale disprezzata leggiadria di adornarsi, un fare magnanimo troppo più che dal suo piccolo stato, che fermò gli occhi del capitano. Chiesto della condizione di lei, egli seppe come un Gabrio Lombardo di colà, militando sotto il duca di Sassonia, avea posto amore in Pellegrina, figliuola d'un mercante di Vestfalia, e di furto sposatala, ne avea avuto quella fanciulla, cui pose nome la Bona: e come questa ben presto orfana di parenti, rimase ad un zio, curato di Sacco, e tosto apparve, se povera di fortune, avventurata però di bei doni della natura. Ne crebbe curiosità e vachezza al Brunoro quando, accostatosele, la trovò, secondo sua pari, assai costumata e ben parlante, con umile franchezza ed accorta innocenza. La Bona, varcato il terzo lustro, era nel tempo che con maggior forza vengono le leggi della giovinezza: onde non è meraviglia se affissossi ella pure in lui volentieri, come sogliono le donne nei militari: e ben tosto mosse entrambi un vicendevole impulso d'amore. Venuto adunque il Brunoro a poco a poco domestico a lei, tolse un'abitazione là poco discosta; spesso la vedeva, la traeva a sè, e vestita da uomo l'addestrava alla caccia. Gli storici n'assicurano dell'illibatezza di lei. Stia a loro fede; noi sappiamo solo del brontolar che ne faceva lo zio pievano, il quale alla fine per iscampar vergogna alla nipote, indusse il Brunoro a sposarla, secretamente però che questi non ne patisse disdoro per la diversa condizione.

Vien il tempo di uscire dalla Valtellina; e la Bona, in arnese di sergente, si offre alla fatica di seguitare il marito scotendosi dalle cure donnesche per sottentrare alle battagliere, nè per disastri di viaggi o per travagli in terra ed in mare lo abbandona mai; nè punto gli scema dell'affetto perchè se ne vegga trattata piuttosto da fante che da moglie. Intanto il Brunoro, com'era costume di quei capitani mercanteggiar del loro valore quando con questo, quando con quel principe, mutossi a' servigi di Alfonso il Magnanimo di Napoli: ma essendo con questo caduto in sospetto di fellonia, ne venne cacciato in prigione. Dieci anni vi languì, ognuno può facilmente immaginarsi con quanto accoramento della Bona, la quale ebbe in questo frangente il destro di attestare al mondo quanto amore la legasse al signor suo. Imperocchè, sempre in abito virile, si diede a correre tutte le Corti d'Italia, al re di Francia, al duca di Borgogna, ai Veneziani, impetrando da tutti buone attestazioni e preghiere per iscusar innocente e redimere il suo Pietro.

Ricca di tante testimonianze, si presentò ad Alfonso, invocando la libertà del marito; nè il re, ammirata la costanza della Valtellinese, gliene seppe far niego. Non istette ella però contenta a sciogliere quei ceppi, ove, s'ella non era, avrebb'egli dovuto stentare l'intiera vita; e tanto s'adoperò che ottenne dai Veneziani conducessero il Brunoro a loro servigio con largo stipendio. Da quel punto, secondo il merito pagandogliene la mercede, il capitano se la tenne pubblicamente per moglie diletta, e da' consigli di lei non poco utile ritrasse. Con tolleranza e valore nell'armi da molto trascendendo la condizione del suo sesso, compariva o a capo della milizia, entrava innanzi a tutti gli assalti, faticavasi nelle zuffe; nè lieve incitamento era al valor dei soldati l'esempio d'una donna armata. Per non dir tutto, ricorderemo solo come una volta i Veneziani, campeggiando contro Francesco Sforza, perdettero il castello di Pavone in Bresciana, lasciando prigione lo stesso Brunoro. Poteva la donna non infiammarsi al danno del suo diletto? Raccoglie le sbandate reliquie de' marchesi: se ne fa guidatrice, più coll'esempio che colla voce le incora: piomba di nuovo sui Milanesi; li fuga: ricupera la perduta fortezza, e rende alla libertà il caro marito.

Anche nei giuochi che si bandirono a Venezia nel 1457 per l'elezione del doge, toccò essa la palma per aver preso il gran castello di legno, difeso invano da destri soldati e capitani.

L'alta idea che del valore di lei avea concepito Venezia fece sì, che venisse col marito spedita a difendere Negroponte, allora minacciata dal Turco, il quale con grande spavento dell'Europa veniva verso l'Italia inoltrando le sue conquiste. Finchè però ne stettero alla guardia il Brunoro e la sua donna non fu che quello procedesse. Ma il marito ivi morì, e la Bona si ricondusse a Venezia per ottenere dalla generosità della repubblica la confermazione dello stipendio paterno a pro di due suoi figliuoli, già destri nelle armi. Giunta però a Modone estenuata di forze, sconsolata dalla perdita di quel caro capo, dovette sostare, e sentendo avvicinarsi il giorno estremo, si fece preparare un magnifico sepolcro, e colà finì nel 1468.

Se mi indugiai narrando di lei non fatemene colpa ben sarebbe a compiangere la condizione dello storico se non gli fosse concesso lasciarsi andare talvolta alla vaghezza d'una gioconda simpatia.

Così il pellegrino affaticato dalla via, si ferma con diletto, e scolpisce il suo nome sulla quercia che protesse di ombra ospitale il suo riposo. Ben più volte mi meravigliai come in tempo che entrano di moda i romanzi storici[35], niuno abbia assunto ancora sì bel soggetto, che lo porterebbe a dipingere e la Lombardia, e il reame e quel mare e quelle isole che tengono ora fisso lo sguardo di tutto il mondo, ove una prode nazione vede finalmente coronati i sanguinosi sforzi che tant'anni durò per iscuotersi dal collo un intollerabile giogo.